Cinque quadri per i cattolici e l’Europa

21 Maggio 2019 di fabio pizzul

In tempi di tristi strumentalizzazioni di simboli e contenuti religiosi, come i cattolici possono contribuire al percorso di costruzione dell’Europa? Proverò a proporvi  5 quadri per l’Europa che tentano di delineare un possibile contributo dei cristiani cattolici all’Europa, attraverso prospettive, apparentemente, un po’ teoriche, ma fortemente politiche.

Il primo quadro, porta la firma di Carlo Maria Martini e mi porta a parlare di una caratteristica che è profondamente cristiana e che dovrebbe essere elemento fondante delle istituzioni europee e dell’Europa in quanto tale. Martini parlava di convivialità delle differenze. Ha utilizzato questa locuzione a varie riprese e parlando di convivialità delle differenze Martini sottolineava almeno 3 aspetti:

  • Il primo: forte capacità di essere radicati nella propria identità, che non è un’identità chiusa, ma è un’identità dialogante; una caratteristica importante per l’Europa, dove gli Stati più che rivendicare una dimensione nazionalistica dovrebbero essere in grado di raccontare se stessi e mettere a disposizione le proprie caratteristiche a quelle degli altri Stati.
  • Seconda caratteristica della convivialità delle differenze è il mettersi in ascolto e discussione nei confronti di quello che l’altro ti propone. E anche questo, a livello istituzionale, ma anche a livello politico e culturale, è elemento e suggerimento prezioso per l’attuale dimensione europea e non sempre è elemento praticato;
  • Terzo aspetto è quello della convivialità, dove le differenze diventano una non una unità uniforme, ma una capacità di comporre i diversi apporti in una volontà di andare oltre con la dimensione conviviale, cioè con lo spezzare il pane insieme. Politicamente questo cosa significa nell’ottica istituzionale europea? Avere il coraggio di mettersi in discussione e di costruire percorsi vitali non semplicemente regolatori e astratti. Questo è convivialità.

Secondo quadro, firmato da un europeo d’adozione molto, molto antico: San Paolo. San Paolo non è discepolo di Gesù, ma è protagonista dell’evangelizzazione. Senza San Paolo il cristianesimo non sarebbe quello che noi conosciamo oggi, anche perché probabilmente sarebbe rimasto una setta dell’ebraismo. San Paolo, dicono gli studiosi di cristianesimo antico, ha promosso l’inculturazione del cristianesimo, ha creato cioè la possibilità che la radice ebraica del cristianesimo trovasse suo compimento e sua diffusione all’interno di quel substrato ellenistico, cioè greco e poi greco-romano, che ha consentito una diffusione ampia del cristianesimo e soprattutto un incrocio con la dimensione filosofica, da qui sono nate, tra l’altro, tutte le varie eresie filosofeggianti del cristianesimo. Ma perché, la provocazione paolina dell’inculturazione del cristianesimo, secondo me diventa un dato vitale per l’Unione Europea di oggi? Perché ci dice come l’Europa nasce tra un incrocio provvidenziale e provocatorio tra una tradizione semitica ebraica e una tradizione greco-romana. Ecco, l’Europa di oggi deve ricominciare a respirare a due polmoni, come sosteneva anche Papa Giovanni Paolo II quando parlava dell’Europa dell’Ovest e dell’Europa dell’Est. Questa capacità di inculturazione, cioè di farsi capace di esprimersi attraverso le culture del luogo, è tipica del cristianesimo. L’Islam, questa dimensione, deve ancora percorrerla; l’ebraismo l’ha percorsa in maniera esclusiva; il cristianesimo l’ha percorsa in maniera cattolica, cioè universale. Questa radice paolina dell’inculturazione è elemento preziosissimo per l’Europa di oggi, che diventare capace di fare diventare vita concreta tradizioni ed espressioni che non possono rimanere ideologiche ma devono diventare estremamente pratiche e quotidiane; anche Papa Francesco ci ricorda che la realtà è superiore all’idea. Proprio in questa espressione fortemente anti-ideologica troviamo un possibile percorso: se l’Europa diventa vita quotidiana, la comprendono tutti, se rimane teoria e ideologia ci respinge.

Terzo quadro. Qui ci sono tre firme: Adenauer, Schuman e De Gasperi, padri fondatori che hanno tre elementi che li accomunano.

  • Primo, il cristianesimo. Badate bene, un cristianesimo che per tutti e tre parla tedesco, ma ha radici diverse. Il cristianesimo di Schuman è un cristianesimo con venature Gianseniste, quindi francese. Il cristianesimo di Adenauer, è un cristianesimo che ha elementi di forte contatto con il mondo protestante e riformato tedesco. Il cristianesimo di De Gasperi, pur essendo stato lui deputato del Parlamento Imperiale Austriaco, è un cristianesimo con forti radici italiane e latine. Questo cosa significa? Vuol dire che è un cristianesimo che deve comporsi di diversità e non può essere imposizione di qualcosa, ma ascolto dei diversi.
  • Secondo elemento che accomuna questi tre grandi è il confine. Erano tutti personaggi di confine: l’Alsazia, la dimensione dell’Alto Adige o Sud Tirolo, e lo stesso Adenuaer viveva questa dimensione di confine tra l’Est e l’Ovest della Germania. Cosa significa questo? Capacità di essere elementi di dialogo, di confronto tra i diversi e di un confine che non sia limes, ma limen, non muro ma soglia da attraversare. Anche questo è cristianesimo: è confronto con gli altri
  • Terzo elemento: una visione e un progetto spirituale. Su questo non aggiungo molto. Tutti e tre erano profondamente radicati nella spiritualità prima che uomini politici pratici. E anche questo è un quadro che ci dà suggerimenti interessanti per l’Europa di oggi riguardo la possibile la provocazione del cristianesimo.

Quarto quadro, più contemporaneo: ho appena letto il libro di Paolo Rumiz, “Il filo infinito”, dedicato all’Europa costruita attraverso la rete delle Abbazie benedettine e cistercensi. Rumiz sostanzialmente sostiene che è la regola benedettina che ha fondato l’Europa di oggi. E lo ha fatto con tre messaggi.

  • Uno culturale: assumere la storia. Se non fosse stato per gli scriptorium delle Abbazie, avremmo perso totalmente la cultura classica. Quindi primo messaggio: fare memoria e custodire le testimonianze e il ricorso del passato. Compito anche per l’Europa di oggi.
  • Secondo messaggio: un messaggio economico. Le Abbazie benedettine erano un miracolo di carattere economico. In secoli in cui c’era un disfacimento totale, quelli erano luoghi in cui si  costruiva una relazione economica virtuosa. E questo è un altro messaggio all’Europa, che deve costruire un’economia di relazione e non un’economia di sfruttamento e di consumo.
  • Terzo messaggio. Un messaggio politico. La Regola, con le sette preghiere quotidiane e con l’Ora et Labora, era apparentemente rigida, ma consentiva un’enorme libertà per coloro la praticavano. Anche le regole europee che non devono essere vincoli, ma strumento per la libertà. E tutto questo in una visione spirituale, che Rumiz descrive bene come ascolto del genius loci, cioè del luogo in cui uno vive, della natura in cui uno vive, e qui i richiami sono alla “Laudato sii” e a quell’ecologia integrale che Papa Francesco ci riconsegna e che è un compito forte per l’Europa, che è già la struttura internazionale più avanzata dal punto di vista dell’impegno per il cambiamento ecologico contro il disastro climatico.

Ultimo quadro: la firma è di Romano Guardini. Guardini ha fatto vari interventi sull’Europa. Morcelliana ne ha ripubblicati recentemente tre in un librettino intitolato “Europa: compito e destino”. In questi tre interventi la cosa che colpisce di più è il fatto che Guardini affida all’Europa il compito di essere, o meglio, di incarnare una disciplina etica della potenza. Cosa vuol dire? Vuol dire che l’Europa e le sue istituzioni hanno il compito di rendere possibile una coesistenza di livelli di governo diversi senza eliminare questi livelli, ma facendo in modo che possa esserci una disciplina di queste diverse potenze esistenti nel progetto europeo. E questo come si sostanzia? Con una dimensione di sussidiarietà, non faccia l’uno ciò che può fare l’altro a livello più vicino alle persone, e di solidarietà, la solidarietà europea. Quindi disciplina etica della potenza significa, guardando alla forte tradizione della dottrina sociale cristiana, incarnare la sussidiarietà e la solidarietà, elementi che l’Europa enuncia, ma vive poco. Questo non è altro che mettere al centro la persona come valore intangibile contro ogni tentazione totalitaria. Guardini ha vissuto i totalitarismi e vede in questa disciplina etica della potenza la necessità e la possibilità di far sì che la persona non diventi schiava di qualcos’altro. Credo di poter suggerire anche un secondo elemento, la trascendenza. Sperando di non forzare troppo il pensiero di Guardini, credo che trascendenza oggi significhi la capacità di andare oltre la dittatura dei numeri e del buon senso. Dietro il continuo appello buonsenso oggi la politica nasconde delle fregature immani ed enormi inganni. Centralità della persona e trascendenza, assieme a sussidiarietà e la solidarietà sono elementi che Guardini ci affida come prospettiva interessante che l’Europa può assumere e anche politicamente trasformare in un qualche cosa non solo utile, ma necessario per un futuro ordine mondiale che senza l’Europa sarebbe sicuramente più ingiusto e meno attento a quelle che sono le esigenze delle persone.

Un commento su “Cinque quadri per i cattolici e l’Europa

  1. Ambrogio Giussani

    Complimenti, riflessioni molto, molto interessanti che meriterebbero un sereno approfondimento a “bocce ferme”.

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