Povere scuole e poveri anche gli studenti

14 Maggio 2019 di fabio pizzul

Una scuola su tre in Lombardia è priva del certificato di collaudo statico; la percentuale di quelle senza il certificato di prevenzione incendi è anche più alta e più della metà delle scuole non possiede neppure di certificato di agibilità. Sono i dati che emergono dall’Anagrafe dell’edilizia scolastica che finalmente, tra qualche mese, sarà disponibile in formato elettronico. Questi e altri dati non sono nuovi, purtroppo, ma vederli scritti nero su bianco in una delibera della Giunta regionale fa una certa impressione.
Senza fare ormai inutili processi retroattivi, sarebbe utile capire come uscire da questa situazione.

Dall’ultimo aggiornamento dell’Anagrafe emerge che in Lombardia c’è un patrimonio edilizio scolastico composto da n. 5.898 edifici attivi che fanno capo agli enti locali. Di questi, n. 1.879 edifici, pari al 31,85% del totale, sono stati costruiti prima del 1960; n. 1819 edifici, parti al 30,84% del totale, sono stati costruiti tra il 1961 e il 1975; mentre dal 1976 ad oggi sono stati costruiti n. 2.058 edifici, pari al 34,89% del totale.

Come anticipavo, ad oggi, il 69,67% degli edifici possiede il certificato di collaudo statico, Il 62,38% non ha quello di prevenzione incendi. Il 43,83% non ha quello di agibilità/abitabilità.
E’ bene precisare che questo non significa che le scuole prive di certificazione siano pericolanti o a grave rischio incendio, ma l’assenza di questa documentazione rappresenta comunque un problema che va risolto.

Le cose, per fortuna, vanno molto meglio sul versante delle emergenze, del risparmio energetico e delle barriere architettoniche: il 80,59% delle scuole ha il piano di emergenza e il 70,01% degli edifici è dotato di accorgimenti per ridurre i consumi energetici. Le barriere architettoniche risultano rimosse nel 80,11% degli edifici.

Come molti di voi sapranno, la competenza sugli edifici scolastici è dei comuni per le scuole fino alla secondaria di primo grado, mentre passa alle province per le strutture in cui fanno lezione gli istituti secondari di secondo grado.
Spetta, dunque, a comuni e province la responsabilità, ma le risorse devono arrivare dai livelli superiori: negli ultimi tre anni la Lombardia ha stanziato 254 milioni, solo 4 dei quali di risorse regionali, il resto proviene da fondi statali o da mutui BEI (Banca Europea degli Investimenti). Sono cifre ben lontane da quanto sarebbe necessario: per sistemare definitivamente tutte le scuole della regione e costruire le nuove necessarie servirebbero circa 2 miliardi di euro.

I comuni le province attendono i fondi necessari per la manutenzione delle scuole, ma sono anche in difficoltà nel commissionare le certificazioni mancanti agli edifici. Per questo, come gruppo PD, abbiamo chiesto alla Giunta come intenda procedere per portare la situazione a livelli più sostenibili.

Solo pochi giorni fa, tra l’altro, è stato siglato un accordo con Regione Toscana per acquisire il software necessario all’informatizzazione dell’Anagrafe regionale degli edifici scolastici. Con soli 4000 € la Lombardia si è assicurata la possibilità di avere uno strumento aggiornato e consultabile in tempo reale. Vine da chiedersi perché si sia dovuto attendere il 2019, ma poco importa.
Nella delibera di Giunta che delinea la strategia sull’edilizia scolastica si legge anche che “è auspicabile attivare la connessione con l’anagrafe regionale degli studenti, con la programmazione del dimensionamento dell’offerta e, più in generale, con tutta la programmazione dei servizi di istruzione e formazione e con la piattaforma informatica regionale per la gestione dei finanziamenti”.
Lo auspico vivamente anch’io, ma mi rimane un grosso punto interrogativo riguardo gli strumenti con cui la regione ha operato fino ad oggi: parliamo di big data, di cloud e di 5G, ma in molti campi della pubblica amministrazione abbiamo ancora faldoni ed archivi sostanzialmente cartacei.

Temo che, per il momento, dovremo accontentarci del fatto che, tutto sommato, le scuole lombarde stanno meglio di quelle di altre regioni e che finora, ance grazie ai salti mortali fatti da comuni e province, non è accaduto nulla di grave alle strutture in cui quotidianamente fanno lezione più di un milione e 800mila ragazzi lombardi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *