Oltre il mare

5 Aprile 2019 di fabio pizzul

Esiste la possibilità di promuovere vie legali e sicure per l’ingresso di immigrati in Italia e in Europa?
Caritas Italiana sostiene di sì e lo prova con un documentato rapporto sui corridoi umanitari la cui prima edizione è stata presentata questa mattina nell’Aula Magna dell’Università Cattolica alla presenza, tra gli altri, dell’arcivescovo di Milano mons. Delpini.

L’esperienza dei corridoi umanitari nasce in Italia nel dicembre 2015 grazie a un accordo sottoscritto tra Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell’Interno, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche e Tavola Valdese. L’accordo, che ha visto anche la collaborazione di Caritas Italiana, ha permesso a 1000 persone di entrare in Italia regolarmente, un gruppo proveniente dal Libano e il grosso dall’Eritrea. Il 7 novembre 2017 l’accordo è stato prorogato e prevede la possibilità di trasferire altre 1000 persone tra il 2018 e il 2019 da Libano e Marocco.
Una goccia nel mare dell’immigrazione, ma un modello sostenibile e replicabile su ci vale la pena puntare.
Esistono, in realtà, si legge nel rapporto, diverse vie legali e sicure per gestire l’immigrazione, ma non vengono quasi mai valorizzate. Si tratta dei ricongiungimenti familiari, dei visti umanitari e di studio, di reisediamento e ricollocazione, della “full community sponsorship (che funziona in Gran Bretagna e soprattutto in Canada), ma c’è quasi l’impressione che non vengano considerati strumenti utili a creare consenso e, per questo, non vengono utilizzati. Basti pensare alla pessima figura degli stati europei su una misera redistribuzione dei richiedenti asilo promossa dalla Commissione Europea.
La sensazione che non si voglia davvero affrontare il problema delle migrazione è diversa da diversi interventi di questa mattina, tanto che il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti ha confessato di aver sempre avuto la sensazione che l’intero fenomeno sia stato volutamente mal gestito creando così allarme sociale e rinunciando ad analizzarlo tenendo conto della grande complessità dei movimenti migratori.
Mons. Delpini, da parte sua, ha stigmatizzato l’eccessiva genericità di molti appelli all’accoglienza, che non favoriscono soluzioni concrete e pragmatiche. Il fenomeno migratorio rischia così di venir colpevolmente ridotto a qualche aspetto emotivo che può favorire valutazioni allarmistiche e illegittime di un fenomeno che va visto in modo più ampio. Secondo l’Arcivescovo, c’è una confusione voluta perché il fenomeno migratorio risulta così più utile per manovrare emozioni rimanendo ben lontani dalla necessaria riflessione  su idee per il futuro dell’Italia e dell’Europa.
I migranti, ha continuato Delpini, sono persone concrete che vivono in condizioni di emergenza ed è per questo necessario attivare forme di gestione immediata del fenomeno, ma non ci si può fermare lì: dobbiamo interrogarci su quale ide di società vogliamo costruire. In questi percorsi, i migranti non possono essere solo destinatari di forme di assistenza, ma devono essere coinvolti nella costruzione delle comunità che li ospitano. Il nostro futuro si deve costruire “con” loro.

Il rapporto e diverse interessanti schede sono consultabili sul sito di Caritas Italiana.

http://www.caritas.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=8149&rifi=guest&rifp=guest

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