I perché di un “non voto”

4 Aprile 2019 di fabio pizzul

Martedì in Consiglio regionale per due volte ho scelto di non votare.
Non è mia abitudine farlo, ma le due mozioni ch mi hanno spinto alla scelta mi sono parse davvero indegne anche del mio semplice voto contrario.

La prima è stata presentata dalla consigliera Beccalossi del gruppo misto e riguardava un impegno alla Giunta ad agire nei confronti del Comune di Milano affinchè impedisse, nell’ambito di un convegno organizzato da un’associazione islamica, l’intervento di un predicatore che avrebbe (non è poi così certo sulla base di traduzioni discordanti) espresso inviti a trattare con rudezza e violenza le donne in famiglia.
La seconda, che riportava le firma di quasi tutti i consiglieri 5 Stelle, chiedeva alla Giunta di costituirsi parte civile per ottenere tutti i danni possibili da Roberto Formigoni in riferimento alle vicende giudiziarie che lo anno condotto in carcere. Una mozione con premesse che sconfinavano nel denigratorio, tiravano in ballo altri esponenti politici (alcuni anche prosciolti) e configurava una vera e propria volontà persecutoria nei confronti di chi sta già pagando con la detenzione le colpe che la magistratura ha giudicato in via definitiva.
Nel caso della mozione sugli esponenti islamici, approvata all’unanimità dall’aula, non ho votato perché ritengo si trattasse di una vera e propria censura preventiva nei confronti di persone che sicuramente non la pensano come me, ma non possono neppure essere oggetto di un processo alle intenzioni. Ho fatto questa mia scelta in silenzio, per non creare inutili polemiche, ma in coscienza non ho ritenuto possibile avallare una censura preventiva.
Riguardo la mozione su Formigoni, ho espresso in aula a nome dell’intero PD la scelta di non votare citando il passaggio finale di una delle opere fondanti la nostra civiltà giuridica, il “Dei delitti e delle pene” di un gran lombardo come Cesare Beccaria: “perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi” (fine cap XLVII). Principi sacrosanti, scritti a fine ‘700 e purtroppo smentiti nell’aula che rappresenta tutti i cittadini lombardi e che dovrebbe dimostrarsi degna di un lombardo come Beccaria. Per questo ho chiesto ai 5 Stelle di ritirare la mozione. Non lo hanno fatto e l’aula ha avuto un sussulto di dignità bocciandola.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *