Migrazioni e umanità nel ricordo del cardinal Martini

22 Marzo 2019 di fabio pizzul
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Si è parlato di migranti e migrazioni oggi presso l’Auditorium Martinotti dell’Università Bicocca in occasione della prima edizione della “Martini Lecture Bicocca”, organizzata dal centro pastorale di Ateneo intitolato al compianto Arcivescovo di Milano. Ospite d’eccezione, Filippo Grandi, milanese che ora svolge il ruolo di Alto Commissario dell’Onu per i Rifugiati. Introdotto dal professor Paolo Bonetti, che ha ripercorso i principali passaggi del magistero di Martini sui migranti, Grandi ha offerto una vera  propria lezione su rifugiati e migrazioni.

Questi temi vengono trattati, secondo Grandi, in modo superficiale e strumentale e il risultato, in Europa e anche in Italia, è una società frammentata e divisa come mai lo era stata dal dopoguerra a oggi.
“Rifugiati e migranti” ha scandito con chiarezza l’Alto Commissario “sono divenuti uno dei punti di rottura attorno al quale paure e incertezze si sono cristallizzate, agitate da politici irresponsabili – forse il punto di rottura più difficile, più grave, più discusso. In tale contesto, la narrativa prevalente è quella dei politici con meno scrupoli: rigetto ed esclusione, e basta. È una proposta che non ha fondamento e non risolve nulla, ma che ha il vantaggio della semplicità di fronte a questioni che invece necessitano risposte complesse. E dunque crea consenso”.
Grandi ha spiegato come la realtà è profondamente diversa, tanto che va anzitutto sfatato il concetto di “crisi”.
Attualmente non c’è alcuna “crisi” migratoria in Europa, visto che il numero di persone in arrivo sulle coste europee attraverso il Mediterraneo è calato ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni. La responsabilità di accogliere rifugiati e migranti continua però a ricadere in modo sproporzionato su un numero ridotto di Stati, dettato in larga parte dalla geografia: Italia, Grecia, Malta e Spagna. Quella di oggi in Europa, secondo Grandi, non dunque è una crisi di numeri, ma semmai di solidarietà.

L’Italia ha dimostrato di essere un paese accogliente, ma chi la governa non ha saputo o voluto gestire l’immigrazione. Secondo Grandi, che ha ricostruito nel suo intervento l’intero percorso delle migrazioni che arrivano in Italia, è illusorio pensare di intervenire solo nell’ultimo tratto del percorso, così come è disumano negare che esista ancora il problema delle morti in mare: nel 2018 sono morte in media tre persone al giorno. E’ accettabile tutto questo?

Alla generosità che molte comunità locali e associazioni dimostrano, non fa riscontro, secondo l’Alto Commissario, un atteggiamento responsabile da parte delle istituzioni: “è essenziale che la fiducia nei sistemi che governano l’asilo e le migrazioni sia ripristinata, attraverso una gestione migliore e più efficiente dell’accoglienza, e attraverso la cooperazione con altri governi europei”.
“Limitare l’accesso all’assistenza, e cancellare la protezione umanitaria” – ha continuato Grandi – “sono misure che non risolvono e che anzi complicano, perché estromettono le persone dalle strutture di accoglienza costringendole a vivere ai margini, là dove i rischi – per loro e per il resto della società – sono maggiori”.  Il riferimento al cosiddetto Decreto Sicurezza non poteva essere più esplicito.

Prima di concludere il suo intervento citando il cardinal Martini e sant’Ambrogio, Filippo Grandi ha sottolineato come ritenga un grave errore dell’Italia il non aver sottoscritto il “Migrant compact” redatto dal’ONU, perché “pochi paesi più dell’Italia possono trarre beneficio da un rafforzamento della cooperazione internazionale in questo campo”.

Ed eccoci alla conclusione, nella quale Grandi ha reso omaggio al coraggio con cui Martini già trent’anni fa affrontava questioni delicate con un linguaggio chiaro, capace di coniugare l’ideale al pratico. E poi le parole di sant’Ambrogio, citate dallo stesso Martini nel discorso alla città del 1989, pochi gironi dopo la caduta del Muro di Berlino: “Quelli che escludono i forestieri dalla città non meritano certo approvazione. Ciò significa cacciarli proprio quando si dovrebbero aiutare. Le fiere non scacciano le fiere e l’uomo scaccerà l’uomo? Non sopportiamo che i cani stiano digiuni quando mangiamo, e scacciamo gli uomini?”

Non c’è bisogno di aggiungere altro, ha detto Grandi tra gli applausi dei presenti.
Io aggiungo solo un consiglio: leggetevi il discorso integrale che trovate al link qui di seguito. Ne vale la pena.

L’intervento di Filippo Grandi e un saggio di Paolo Bonetti sul cardinal Martini e l’immigrazione

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