Crisi dell’ICT, Regione Lombardia si muova

15 Marzo 2019 di fabio pizzul

Continua la lenta e inesorabile crisi del comparto Information & Communication Tecnology a Milano e in Lombardia.
Se ne vanno altri 190 posti di lavoro per la chiusura di Fujitsu Italia a Milano.
Quello che solo una decina  d’anni fa era uno dei settori più solidi e innovativi, negli ultimi tempi sta cedendo il passo ai nuovi mercati emergenti.

Hanno iniziato Nokia Siemens, Alcatel, Italtel, Sirti, Jabil e Linkra, per la maggior parte localizzate nell’ormai ex distretto della Martesana e in quello che ancora rimane del polo di Vimercate, oggi tocca a Fujitsu Italia, che ha annunciato la chiusura della sede di Milano e con essa il licenziamento di 190 dipendenti.

Regione Lombardia non può permettersi di disperdere questo patrimonio, soprattutto in un settore strategico e fondamentale per la crescita e la competitività delle nostre imprese e del sistema paese in generale come quello delle telecomunicazioni e del digitale. La diffusione della banda ultra larga e del 5G è destinato a rivoluzionare tutte le nostre abitudini con il all’Internet delle cose, grazie al quale molti oggetti di uso quotidiano saranno connessi in rete e potranno comunicare l’uno con l’altro. Perdere capacità produttive e di progettazione in questo campo rischia di porci ai margini dello sviluppo dei prossimi anni.

Regione riconvochi al più presto il Tavolo dell’ICT per fare il punto della situazione e pianificare le mosse future, al fine di riportare il nostro territorio al centro della scena mondiale e non alla periferia del nuovo impero delle Tecnologie delle Comunicazioni ed Informazioni.

Milano e la Lombardia, come dimostra l’arrivo della sede europea di Huawei a Milano, sono territori attrattivi, ma non devono diventare solo mercati per il consumo di beni elettronici, mantenere capacità di progettazione e produzione è fondamentale per sostenere la nostra economia e per dare sbocchi concreti ai giovani che vengono formati dalle nostre università e che rischiano di doversi costruire un futuro guardando solo e sempre all’estero.

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