Gli effetti della Finanziaria sulla Lombardia

7 Febbraio 2019 di fabio pizzul

La Legge di Bilancio per il 2019, approvata lo scorso dicembre dal Parlamento, avrà pesanti ripercussioni anche in Lombardia. La nostra regione sentirà gli effetti di una manovra recessiva che possono mettere in difficoltà un sistema economico che, seppur più stabile rispetto a quello di altre Regioni, non è privo di debolezze.
Qui di seguito vi propongo le considerazioni elaborate per il PD Lombardo dai parlamentari Tommaso Nannicini e Antonio Misiani assieme alla responsabile del settore economico del PD Lombardo Serena Righini.

Sono cinque i temi più delicati per l’economia lombarda:

1. Fiscalità per le attività economiche

2. Reddito di Cittadinanza

3. Pensioni e Quota 100

4. Ecobonus ed ecotassa

5. Tagli sugli enti locali

1. FISCALITA’ PER LE ATTIVITA’ ECONOMICHE

Contenuti Legge di Bilancio

  • Abrogazione ACE e mancata proroga del superammortamento al 40%, che dovrebbero essere compensati dalla nuova mini-IRES.
  • Rimodulazione dell’iper ammortamento (150% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro; 100% tra 2,5 e 10 milioni di euro; 50% tra 10 e 20 milioni di euro e nessuna oltre i 20 milioni complessivi)
  • Rimodulazione del credito d’imposta per ricerca e sviluppo: il tetto massimo di spesa è dimezzato (da 20 a 10 milioni di euro) e rimodulate le spese ammissibili: 25% per la generalità delle spese; 50% per spese relative a personale direttamente impiegato; 50% per contratti con enti di ricerca, università e organismi per diretto svolgimento delle attività di R&S con PMI e Start Up innovative, purché imprese non appartenenti al medesimo gruppo della committente; 25% per contratti con enti di ricerca, università e organismi per il diretto svolgimento delle attività di R&S con qualsiasi tipologia di impresa, purché non appartenenti al medesimo gruppo societario.
  • Rimodulazione del credito d’imposta per la formazione del personale dipendente: rispetto alla disciplina in vigore fino al 31 dicembre 2018, viene introdotta una differenziazione dell’agevolazione in funzione della dimensione dell’impresa (50% delle spese ammissibili, per le piccole imprese; 40% delle spese ammissibili, per le medie imprese; 30% delle spese ammissibili, per le grandi imprese)
  • Regime fiscale forfettario del 15% per P.IVA fino a 65.000 euro/anno

Osservazioni Generali

L’aggravio medio di imposta sarà pari al 2,1% in quanto la mini-IRES non compensa gli effetti dell’abrogazione dell’ACE e della mancata proroga del superammortamento perché meno conveniente, più complessa per le imprese e con una platea più ristretta di beneficiari.

La mini-IRES consente un taglio fiscale di -1,7%, ma l’abrogazione dell’ACE porta un aggravio di +2,3% e della mancata proroga del superammortamento di +1,5%. Quindi le imprese avranno un aggravio fiscale del 2,1%.

La somma di queste scelte penalizza le grandi imprese, che però rimangono fondamentali per l’economia e per la competitività del nostro Paese (da notare come, nella Rilevazione OCSE sull’ultimo trimestre, a fronte di un calo del tasso di occupazione italiano dello 0,2%, è indicato che i dati più favorevoli rimangono quelli delle imprese con più di 1000 addetti).

Il tentativo di aiutare le piccole imprese e le P.IVA rischia di essere controproducente: il regime forfettario per le P. IVA fino a 65.000 euro è una misura di tassazione ingiusta perché crea uno sbilanciamento del sistema fiscale, con i lavoratori autonomi tassati in maniera proporzionale e i dipendenti con aliquote progressive (un lavoratore dipendente che ha un reddito di 65.000 euro ha il 35% medio circa di tassazione contro il 15% di una P.IVA).

E in Lombardia?

La pressione fiscale per le imprese lombarde aumenterà nel 2019 di complessivi 1,7 miliardi!

Il nuovo regime fiscale colpisce in modo particolare il sistema produttivo lombardo, che aveva fatto grande ricorso, negli anni scorsi, agli incentivi di Industria 4.0 (il 40,8% del totale nazionale dell’ACE spettante riguarda imprese lombarde).

Serve continuare la stagione degli incentivi alle imprese per investire in innovazione così da poter essere competitive con il mercato internazionale. Di particolare importanza sono gli incentivi sulla formazione degli addetti, in un’economia in rapida trasformazione.

In Lombardia le P.IVA sono tra le più numerose in Italia (quasi un milione su complessivi 6 milioni di P.IVA nazionali) ma il numero alto non è indicatore di più qualità: la composizione dell’occupazione rischia di spostarsi in modo innaturale verso le “finte” P.IVA e quindi di farsi più precaria per effetto di una legislazione sbagliata.

Sul fronte dell’occupazione, se da una parte il lavoro dipendente è reso più complicato dal Decreto Dignità (per quanto riguarda il tempo determinato e dalla sentenza della Corte Costituzionale per quanto riguarda il tempo indeterminato in quanto aumenta i costi nei casi di licenziamento), dall’altro il sistema fiscale favorisce in maniera abnorme le partite IVA a discapito del lavoro dipendente. Invece il sistema di tassazione dovrebbe rispettare il principio di progressività della tassazione, che non cambia tra lavoro autonomo e lavoro dipendente: bisogna ridurre le tasse in maniera bilanciata senza produrre scompensi tra occupazione dipendente e occupazione autonoma.

2. REDDITO DI CITTADINANZA

Contenuti Legge di Bilancio

Il Reddito di Cittadinanza è stato finanziato con una dotazione pari a 7,1 miliardi di euro per il 2019 (di cui 2,2 miliardi provenienti dal REI), 8 miliardi di euro per il 2020 (di cui 2,2 dal REI) e 8,3 miliardi di euro per il 2021 (di cui 2,2 dal REI). Per gli anni 2019 e 2020 però, 1 miliardo di euro all’anno è destinato alla riforma dei centri per l’impiego (incluse le assunzioni).

Osservazioni generali

Per finanziare questa misura verrà eliminato il Reddito di Inclusione, creato dai governi Renzi-Gentiloni.

Il Reddito di Cittadinanza è uno strumento non adeguato per “combattere la povertà” in quanto non considera i diversi casi che necessitano strumenti differenti. Con il RdC si equipara chi è disoccupato (e avrebbe bisogno ad esempio del sussidio per la disoccupazione, la NASPI) con chi presenta condizioni di fragilità sociale, ancora prima che economiche, e che avrebbe bisogno di un assistente sociale e non di un navigator.

Con il RdC chi guadagna troppo poco e avrebbe bisogno di un’integrazione al proprio reddito, di fatto sarà incentivato a prendere l’intero sussidio e magari anche a trovare un lavoro in nero.

Per questi motivi crediamo che, per come è scritta la norma e per stanziamenti di bilancio che sono destinati a ridursi, il RdC è uno strumento sbagliato per rispondere a bisogni reali: non farà trovare lavoro a chi realmente lo cerca ma distribuirà solo un po’ di soldi (meno di quelli promessi), incentivando sotterfugi per risultare di avere i requisiti.

E’ difficile poi pensare che i Centri per l’Impiego, il cui adeguamento a questa norma richiede qualche anno siano pronti e operativi in un mese.

Inoltre sarà penalizzante per quelle regioni, come la Lombardia, dove il costo della vita è più alto.

E in Lombardia?

Nell’ultimo trimestre del 2018, in Lombardia, tra REI e SIA, circa 15.400 nuclei familiari, per complessive 52.955 persone, hanno ricevuto un importo mensile medio di 243,32 euro per nucleo familiare.

In Lombardia si stimano che saranno circa 400.000 le persone, per 150.000 nuclei familiari, che potranno fare domanda per il Reddito di Cittadinanza.

Considerato che attualmente i Centri per l’Impiego lombardi hanno circa 500 dipendenti che gestiscono circa 50.000 persone in cerca di lavoro, con un rapporto di 1 operatore per 100 disoccupati, da marzo il rapporto, ipotizzando una platea di 200.000 persone da coinvolgere nelle politiche del lavoro, sarà quadruplicato, cioè 1 operatore dovrà gestire 400 disoccupati!

Sarebbe stato più efficace diversificare le misure di protezione economica e sociale a seconda delle diverse casistiche: rafforzando e ampliando il Reddito di Inclusione esistente, che consente di far accedere al beneficio coloro che sono stabilmente residenti in Italia da 2 anni, aumentando lo stanziamento totale e il beneficio mensile personale e coinvolgendo maggiormente i servizi sociali comunali (a cui già il REI attribuisce la competenza di realizzare il Progetto Personalizzato di attivazione sociale e lavorativa) per i più poveri; implementando le politiche attive per il lavoro per i disoccupati in cerca e lo strumento della Naspi per i disoccupati.

3. PENSIONI E QUOTA 100

Contenuti Legge di Bilancio

La misura “Quota100” ha introdotto nuove forme di pensionamento anticipato con una dotazione di 3,9 miliardi di euro per il 2019, di 8,3 miliardi di euro per il 2020 e di 8,6 miliardi di euro per il 2021.

Per finanziare questa misura, è stato anche deciso il blocco di rivalutazione ISTAT, per 5 anni, che interesserà 2,7 milioni di pensioni (che equivalgono a 3,7 miliardi in meno nel triennio 2019-2021).

Osservazioni generali

La proposta di Quota 100 si configura come un provvedimento “a tempo” e non come una riforma strutturale del sistema pensionistico. Ne beneficeranno solo pochi che hanno i requisiti nei prossimi anni, dal 2022 si torna al regime della Legge Fornero.

L’interessato medio è un uomo, soprattutto del Nord Italia, che potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi ma l’assegno pensionistico che percepirà sarà inferiore a quello che gli spetterebbe andando in pensione a 67 anni. Per i redditi medio-bassi si stima che l’importo della retribuzione sarà inferiore del 22% circa.

Il blocco delle rivalutazioni ISTAT per le pensioni già in essere per coprire parte del provvedimento rende l’idea di un Governo che con una mano dà e con l’altra toglie.

E in Lombardia?

In Lombardia ci sono più di 3 milioni di pensionati, il 25% dei quali con pensioni che superano i 1.500 euro al mese, quindi i pensionati lombardi saranno fortemente colpiti dal blocco della rivalutazione ISTAT.

Con Quota 100 si prevedono circa 60.000 pensionamenti in più in Lombardia.

A fronte della “Riforma Fornero” che presentava una struttura molto rigida, dovuta anche al contesto di emergenza economica in cui era stata approvata, i Governi Renzi e Gentiloni stavano lavorando per rendere il sistema pensionistico più flessibile attraverso uscite anticipate per categorie di lavori gravosi (a spese dello Stato) e per chi voleva andare in pensione anticipatamente (APE volontario), a spese proprie, tramite

un prestito bancario. Servirebbe continuare a lavorare sulla flessibilità in uscita, anche aumentando gli stanziamenti fatti negli anni scorsi, così da non compromettere irrimediabilmente le pensioni degli attuali trentenni.

4. ECOBONUS E BONUS/MALUS PER ACQUISTO AUTO

Contenuti Legge di Bilancio

  • Proroga delle detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica (da 50% a 85%), recupero edilizio (50%) e acquisto elettrodomestici e mobili (50%) per il solo anno 2019.
  • • Introduzione di un bonus per l’acquisto di automobile (con o senza rottamazione), modulato in base alle emissioni, fino a un max di 6.000 €, e di un malus per l’acquisto di automobili con maggiori emissioni.

Osservazioni generali

Le detrazioni fiscali avrebbero bisogno di un orizzonte temporale più lungo per garantire a un settore come quello edilizio, dove sono in calo le previsioni occupazionali, maggiori possibilità di investimento.

Nel 2017 il settore automobilistico italiano ha prodotto 742 mila unità (+4,2% rispetto al 2016); il fatturato delle attività produttive (dirette e indirette) del settore vale 93 miliardi di euro nel 2015, pari a un decimo del fatturato dell’intera industria manifatturiera. Il sistema bonus/malus per le auto sottovaluta la ricaduta industriale e occupazionale di una spinta troppo accelerata a motorizzazioni, come l’elettrico, oggi per lo più in mano cinese: dati della Cisl dicono che questa norma mette a rischio 100.000 posti di lavoro in Italia.

Inoltre l’incentivo rischia di creare effetti sociali distorti n quanto il modello di auto più economico per accedere all’incentivo è la Smart Four TWO (costo di circa 24mila euro), seguono BMW, Audi con auto ibride ed elettriche intorno ai 50/60 mila euro, oltre alla TESLA S. Mentre tra i modelli più colpiti dall’ecotassa c’è la Panda 12 Easy, un’utilitaria prodotta nella fabbrica di Pomigliano che lo scorso anno ha fatto segnare 124 mila nuove immatricolazioni e che ora sarà gravata da 300 euro di Ecotassa, mentre una Porsche Cayenne 3.0 e-hybrid riceverà 1500 euro di sconto, e parliamo di una macchina da 93mila euro.

Inoltre non si considera che il solo incentivo economico a favore delle auto non garantisce, di per sé, la diffusione della mobilità elettrica, per la quale servono investimenti per infrastrutture (la rete di ricariche extraurbane è ampiamente insufficiente), per lo smaltimento delle batterie e per la riorganizzazione del sistema di manutenzione. Per i dettagli, comunque, occorre attendere un Decreto attuativo che, di fatto, blocca il mercato delle auto per ulteriori 60 giorni.

E in Lombardia?

Dal 2007 ad oggi in Lombardia sono stati rilasciati 1.025.887 Certificazioni Energetiche, di cui 759.000 in classe G (la peggiore) e 22.000 in classe A e A+ (le migliori), è ancora ampio il patrimonio edilizio da rendere più efficiente dal punto di vista energetico. In Lombardia la leva fiscale offerta dalle detrazioni è uno strumento che ha generato dal 2014 al 2017 oltre 3.200 milioni di euro di investimenti nel mercato dell’edilizia (con 338.000 interventi), e che richiederebbe un orizzonte di certezza normativa più estesa per garantire investimenti nel settore immobiliare che sono funzionali alla rigenerazione e alla riqualificazione urbana, contrastando nuovo consumo di suolo.

Il bonus/malus sulle auto appare troppo repentino per un mercato in forte evoluzione e sembra ignorare i progressi dei motori tradizionali, i contro effetti su qualità dell’aria o riscaldamento globale dell’una o dell’altra motorizzazione. Sarebbe stato meglio finanziare riduzioni e sgravi dai bolli auto per auto ibride o Euro 4 e 5 e incentivi per rottamazione delle auto più inquinanti, Euro 0, 1 e 2, oltre ad aumentare l’offerta del trasporto pubblico locale, che invece sarà penalizzato da questa Legge di Bilancio.

5. ENTI LOCALI

Contenuti Legge di Bilancio

Sblocco dell’avanzo di amministrazione per i comuni virtuosi.

Stanziamento una tantum di 400 milioni di euro per i Comuni con meno di 20.000 abitanti per messa in sicurezza patrimonio comunale (i tetti sono di 40.000 euro per Comuni con meno di 2.000 abitanti, di 50.000 euro per Comuni tra i 2.000 e i 5.000 abitanti, di 70.000 euro per Comuni tra i 5.000 e i 10.000 abitanti e di 100.000 euro per Comuni tra i 10.000 e i 20.000 abitanti).

Taglio di circa 300 milioni di euro sul trasporto pubblico locale provenienti dal Fondo nazionale TPL per le regioni a statuto ordinario.

La spesa per il personale, per l’adeguamento al CNNL 2018 e 2019, sarà a totale carico della spesa corrente dei Comuni, senza che siano previsti trasferimenti statali compensativi.

Viene data la possibilità, dopo il blocco del Governo Renzi del 2015, di aumentare le aliquote comunali e locali.

Osservazioni generali

L’azione sullo sblocco dell’avanzo di amministrazione in realtà non solo è in continuità con l’azione degli ultimi anni, che ha portato 900 milioni di euro di avanzi positivamente sbloccati, ma sono anche venuti meno i motivi per i quali era stato introdotto in quanto i vincoli di finanza pubblica non sono più in vigore.

Lo stanziamento di 400 milioni non risolve di certo i problemi di investimenti dei Comuni, sia perché si tratta di una misura “una tantum”, sia per la sua entità. Con 40.000 euro non si risolvono problemi strutturali di scuole, strade o edifici pubblici neppure nei Comuni più piccoli, al massimo si tinteggiano le pareti o si rappezza qualche buca.

Non è stata presa in considerazione l’esigenza di eliminare il taglio di 564 milioni di euro subito dai Comuni per effetto del Decreto 66/2014 (che avrebbe dovuto terminare nel 2018). Questo mancato gettito, unito alla mancata compensazione per l’aumento della spesa del personale, mette in difficoltà la spesa corrente di molti Comuni.

Lo sblocco delle aliquote comunali può rappresentare, in questo contesto, un rischio concreto di aumento della pressione fiscale sui cittadini, per quei Sindaci che, a fronte dei tagli sulla spesa corrente, non hanno altre entrate. Secondo alcune stime, degli 8.000 Comuni italiani oltre l’80% ha margini per aumentare IMU su seconde/terze case e addizionale IRPEF, che rischiano di portare circa 1 miliardo di euro di aggravio fiscale per imprese e famiglie.

E in Lombardia?

Il contributo straordinario una tantum per Comuni con popolazione fino a 20.000 abitanti porterà in Lombardia poco meno di 78 milioni, distribuiti su 1449 Comuni. Considerato che il contributo dovrebbe servire per investimenti su scuole, edifici pubblici e strade, non si può che notare come tale cifra risulti inadeguata al confronto con i 60 milioni di euro che la stessa Legge di Bilancio destina alla sola città di Roma esclusivamente per la manutenzione delle buche stradali.

Il taglio del fondo per il trasporto pubblico in Lombardia è pari a 58 milioni di euro (su un bilancio annuo complessivo di 654 milioni di euro) e metterà ulteriormente in crisi un settore già in sofferenza e bisognoso invece di investimenti anche per motivi di natura ambientale che impongono scelte più sostenibili per la mobilità lombarda.

Dal 2010 al 2017 gli enti locali della Lombardia hanno diminuito la propria spesa corrente di oltre 1 miliardo di euro; con il perpetuarsi del blocco di 564 milioni di euro subito dai Comuni per effetto del Decreto 66/2014 (che avrebbe dovuto terminare nel 2018), i Comuni lombardi dovranno fare a meno di 106 milioni di euro.

Queste cifre mettono in difficoltà molti Comuni, per i quali lo sblocco delle aliquote rischia di essere l’unica alternativa per chiudere il proprio Bilancio. Proprio lo sblocco delle aliquote dei tributi locali potrebbe pesare fino a 150 milioni di euro a carico di famiglie e imprese lombarde.

BLOCCO DEI PROGETTI INFRASTRUTTURALI

Oltre ai contenuti della Legge di Bilancio, per la Lombardia, e per tutto il Nord, è particolarmente pesante il blocco delle grandi opere messo in atto da questo Governo: non solo Gronda autostradale di Genova (5 miliardi di euro) e Alta velocità ferroviaria Torino-Lione (4,7 miliardi di euro), che sono in attesa dei verdetti delle analisi costi/benefici (che hanno già sollevato qualche perplessità dai tecnici del Ministero per scelte metodologiche che non sono coerenti con le direttive europee sull’elaborazione ACB), ma anche tratto Alta Velocità Brescia-Verona (1,9 miliardi di euro), autostrada Cremona-Mantova (1 miliardo di euro), raccordo autostradale A4-Val Trompia (260 milioni di euro) e Pedemontana Lombarda.

Lo sblocco di queste opere sarebbe invece importante per integrare il quadro infrastrutturale lombardo e per generare nuova occupazione.

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