Autonomia, tra eversione e “realismo”

1 Febbraio 2019 di fabio pizzul

Da qualche settimana a questa parte si è riacceso il dibattito sull’autonomia. I governatori di Lombardia e Veneto hanno incontrato nei giorni scorsi il vicepremier Salvini per ribadire che l’autonomia si farà, ma dalle regioni del Sud continuano ad arrivare segnali di grande preoccupazione, se non di contrarietà. Sul tema è intervenuto anche il sindaco di Milano Beppe Sala.
Ma a che punto è davvero la trattativa con il Governo?
L’assessore all’autonomia Galli ne ha parlato oggi davanti a una Commissione Autonomie decimata dalla neve.
Ho seguito in streaming l’incontro e vi riporto qualche mia impressione.

L’autonomia è una sfida di portata eversiva caratterizzata da una grande lealtà istituzionale. E’ l’espressione a metà tra l’ossimoro e il paradosso, con cui  l’assessore all’autonomia di Regione Lombardia Stefano Bruno Galli ha descritto in Commissione Autonomie il confronto in atto con il Governo sulla possibile autonomia lombarda.
Lo stesso assessore, nel manifestare grande fiducia nel buon esito della trattativa con il Governo, ha manifestato la sua perplessità riguardo la forma mentale delle burocrazie ministeriali che non comprendono la sfida e i benefici dell’autonomia.
L’assessore ha confermato che il percorso partirà dalla spesa storica per andare verso i fabbisogni standard. Partire dalla spesa storica, secondo Galli, è il passaggio più naturale. Definite le competenze, partirà un tavolo dove, sulla base della regionalizzazione della spesa, nel giro di due massimo tre anni si definiranno  i fabbisogni standard per giungere nel corso di 5 anni ad applicare i fabbisogni standard. Cinque anni, avete capito bene. E avete capito bene che si parte dalla spesa storica, che è come dire che per qualche anno non cambierà assolutamente nulla, anzi, le regioni che hanno speso meno perché virtuose continueranno a ricevere meno.
L’assessore Galli ha anche chiarito un altro aspetto: il residuo non c’entra con la trattativa, l’ha definito una questione politica che sarebbe bello affrontare, ma solo dopo aver chiuso la trattativa. Con buona pace di tutto quanto la Lega e l’intero centrodestra avevano detto per promuovere il referendum dell’ottobre 2017.
In buona sostanza: non verrà tolto un solo euro al residuo fiscale. Razionalizzando le funzioni esercitate si potranno forse avere benefici economici. Nel timore che le regioni del Sud facciano muro, si è voluto precisare che partendo dalla spesa storica non verrà comunque tolto un euro alle altre regioni.
L’assessore Galli ha anche affermato che entro il 15, al massimo il 20 febbraio, verrà chiusa l’intesa. Quella intesa verrà solo successivamente discussa dal Presidente del Consiglio con i singoli governatori. Solo dopo ci sarà il passaggio in Consiglio dei Ministri e, in seguito, la consultazione con gli enti locali interessati. Alla fine di questo percorso, l’intesa sarebbe sottoposta al voto del Parlamento. Con l’eventuale approvazione, si stabiliranno le competenze, solo dopo ci sarà il passaggio al Ministero dell’Economia e della Finanza che stabilirà, a risorse invariate, i trasferimenti relativi alle competenze (saranno poi sufficienti davvero?).
Fate un po’ voi qualche calcolo sui tempi. Tenendo conto anche delle elezioni amministrative ed europee di fine maggio… Non faccio previsioni per non essere tacciato di gufaggine.
L’assessore Galli ha anche sottolineato come non fosse possibile stabilire con facilità se il dossier con cui si è aperta la trattativa riguardasse 23 piuttosto che 15 funzioni, era chiaro però che la Lombardia avesse chiesto oltre 130 funzioni. L’autonomia, ha continuato l’assessore, è una partita talmente tecnica che, alla fine, di fronte al testo dell’intesa, in molti si stupiranno di fronte alla modalità con cui verranno proposte, perché si tratterà esclusivamente di modalità per far funzionare meglio le gestione della regione e perché possa esaltare la propria virtuosità dal punto di vista amministrativo. Non vorrei sembrare irriverente, ma è quasi un modo per mettere le mani avanti di fronte a considerazioni del tipo “tanto rumore per nulla”.
Durante l’incontro in commissione, si è colto un grande timore da parte della Lega e dell’intera maggioranza riguardo il clima ostile all’autonomia che si sta respirando da parte di diverse parti del Paese e dell’opinione pubblica.
I toni propagandistici e trionfalistici di qualche mese fa e della campagna per il referendum sull’autonomia sono ormai un ricordo lontano.
L’impressione è che ci si prepari a dover giustificare un accordo che non si capisce ancora che punto si chiuderà e che non è detto che garantirà soddisfazione alle grandi attese della maggioranza regionale.
Sono sempre più convinto che la vera partita dell’autonomia si debba giocare attraverso un riassetto complessivo delle autonomie locali: spostare qualche funzione da Roma a Milano sostituendo la burocrazia romana con quella lombarda potrà pure portare qualche miglioramento gestionale, ma può essere considerata vera autonomia?
L’intervento un po’ brusco del sindaco di Milano Beppe Sala oggi su Repubblica pone un problema serio: la vera autonomia non si gioca contro qualcuno, ma va perseguita a favore dei cittadini e con un sano coinvolgimento delle istituzioni più vicine ai cittadini stessi.

L’intervento del sindaco Beppe Sala su Repubblica

Un commento su “Autonomia, tra eversione e “realismo”

  1. Daniela Gasparini

    Caro Fabio,
    Io credo che dobbiamo lanciare una nostra proposta di riassetto delle autonomie nella nostra regione proprio ora che si riapre il capitolo attuazione art. 116 della Costituzione. Con tutte le contraddizioni che tu hai segnalato, ma con l’esigenza di mettere ordine ad un sistema decisionale che spesso porta alla paralisi o a tempi di attuazione non più tollerabili.
    Purtroppo non siamo stati capaci di mettere a punto la Delrio prima della scadenza elettorale, ma credo che occorra ripartire da lì per ridefinire ruolo Province e Città Metropolitana di Milano.
    Nella commissione d’inchiesta parlamentare sulle città della precedente legislatura, tutti i partiti condividevano l’esigenza di una legge speciale per i comuni metropolitani con una popolazione superiore ai 3 milioni di abitanti. Perché non favorire una legge di iniziativa popolare? Sarebbe una occasione per parlare con i cittadini e le imprese …..
    DAniela

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