Rimborsi in regione, arrivano le condanne

18 Gennaio 2019 di fabio pizzul

Il tribunale di Milano ha condannato da pene tra un anno e 5 mesi fino a 4 anni e 8 mesi 52 dei 57 imputati nel processo sulla cosiddetta ‘Rimborsopoli’ in Regione Lombardia, tutti ex consiglieri ed ex assessori in Regione Lombardia. Condannato anche l’ex capogruppo PD Luca Gaffuri (1 anno e 6 mesi) cui va la mia solidarietà.

Tra i condannati, oltre a diversi esponenti di centrodestra, come Stefano Maullu, attualmente europarlamentare di Forza Italia, condannato a una pena di 2 anni e 6 mesi, Alessandro Colucci, deputato del gruppo misto, condannato a 2 anni e 2 mesi, l’attuale capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo (1 anno e 8 mesi), o Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega (1 anno e 7 mesi). La pena più alta di 4 anni e 8 mesi per Stefano Galli, ex capogruppo della Lega in Regione, per l’utilizzo dei fondi pubblici per il pagamento del matrimonio della figlia.

I giudici hanno considerato irregolari rimborsi ottenuti tra il 2008 e il 2012 per l’acquisto di beni personali non giustificabili con ragioni politiche o istituzionali e per questo hanno riconosciuto il reato di peculato.
Ho già manifestato la mia solidarietà e vicinanza all’amico Luca Gaffuri che si è trovato in questo processo soprattutto per il ruolo di capogruppo che ha ricoperto a partire dal 2010. Come rappresentante legale del gruppo, Gaffuri è stato ritenuto responsabile di spese che non aveva effettuato personalmente e che solo in piccola parte sono state considerate irregolari.
Più pesante la condanna per l’ex capogruppo di SeL Chiara Cremonesi (2 anni e 2 mesi), mando un abbraccio anche a lei.
Tra l’altro, il capo di imputazione avrebbe potuto essere molto più lieve, non peculato ma indebita percezione di erogazioni o fondi pubblici. I giudici hanno respinto questa ipotesi e hanno anche rigettato la richiesta di rinvio della sentenza a dopo il 31 gennaio, data in cui sarebbe entrato in vigore la cosiddetta legge “spazza corrotti” che contiene una modifica dell’articolo 316ter del codice facendolo diventare la norma più attinente ai fatti contestati, perché è l’unica che parla di contributi pubblici. In tal caso, la sanzione per molti imputati sarebbe stata soltanto amministrativa e non penale. Su questo punto credo abbiano fatto bene per evitare qualsiasi polemica. Anche perché l’aver fissato al 31 gennaio l’entrata in vigore di una legge approvata lo scorso 18 dicembre suona tanto come il frutto dell’ennesimo tira e molla tra i due partiti dell’attuale maggioranza di governo: i 5 Stelle hanno ingoiato la modifica voluta dalla Lega, ma la Lega ha dovuto accettare che ci fossero i tempi perché la sentenza arrivasse prima.
Personalmente non ho dubbi sulla correttezza personale di Luca Gaffuri che sta pagando con una condanna penale una gestione dei fondi del gruppo consiliare che si era ispirata alle regole e alla prassi che sono state seguite per anni presso il Consiglio regionale della Lombardia. Le valutazioni della magistratura, che rispetto, sono state almeno in parte influenzate dalle nuove regole sui rimborsi entrate in vigore successivamente.
Le irregolarità nella gestione dei fondi a disposizione dei gruppi in Lombardia, in molti casi, sono state evidenti, lo provano anche le condanne ben più pesanti comminate dai giudici, ma auspicavo che si giungesse al riconoscimento della diversità dei casi esaminati non solo attraverso pene diverse.
Mantengo intatta la mia stima nei confronti di Luca e mi auguro che, ricorrendo in appello, possa ulteriormente chiarire e precisare la sua posizione.

Ricordo che dal 2013 in regione la situazione è completamente cambiata: sono spariti i rimborsi tramite scontrini (c’è una cifra mensile forfettaria per ogni consigliere: 4000 €), sono state adottate regole più stringenti per le spese e ridotti di 10 volte fondi a disposizione dei gruppi.

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