Dopo di noi: segnali importanti, ma non sufficienti

12 Dicembre 2018 di fabio pizzul

Il futuro dei disabili per i loro genitori è un enorme e inquietante punto interrogativo.
Una prima risposta è arrivata dalla legge nazionale “Dopo di noi”, che prevede strumenti e percorsi di accompagnamento all’autonomia per persone disabili. A due anni dalla sua entrata in vigore, il bilancio della legge è solo parzialmente positivo. In Lombardia le cose vanno molto meglio che altrove, ma c’è ancora molto da fare, anche sul versante della conoscenza di ciò che la legge permette.

I dati sui primi risultati dell’applicazione della legge sul “Dopo di noi” in regione sono stati resi noti nel corso del seminario promosso da Caritas Ambrosiana, Ledha Milano e Confcooperative-Federsolidarietà di Milano-Lodi e Monza-Brianza.
In Lombardia, su 700 domande pervenute sono state 614 le persone che hanno potuto beneficiare della legge 112 del 2016, meglio nota come legge sul “Dopo di noi”. Il 73,4% dei beneficiari ha un buon grado di autonomia (dal terzo al sesto livello secondo la scala Adl), nella maggioranza dei casi (52,6%) ha un’età tra i 30 e i 49 anni e presenta un ritardo mentale (35,2%) oppure è affetto da sindrome di Down o altre malattie genetiche (27,5%). Nella stragrande maggioranza può contare su almeno un genitore (77,5%) che nel 39,4% dei casi ha un’età compresa tra i 50 e i 64 anni.
In tre anni le risorse erogate sino ad ora, grazie ai trasferimenti statali, dalla Regione Lombardia sono state pari a 30 milioni di euro, che hanno finanziato per il 43% interventi infrastrutturali (eliminazione di barriere architettoniche, messa in opera di adattamenti domotici, sostegno all’affitto) per il 57% interventi gestionali (prevalentemente sostegno all’autonomia).
Rispetto al resto della regione, si registra nel comune di Milano la prevalenza dei beneficiari nella fascia di età più giovane, compresa tra i 21 e i 30 anni: segno forse di una maggiore conoscenza tra le famiglie delle opportunità offerte dalla nuova normativa.
La legge, come ha sostenuto il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti, è stato un importante passo avanti, anche culturale, per superare l’isolamento delle famiglie, ora deve essere finanziata in modo costante e fatta conoscere sempre di più.

Una recente inchiesta di “Buone notizie”, supplemento del Corriere della Sera – con un mio commento

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