Giovani talenti in regione? Sí, ma prima i lombardi!

15 novembre 2018 di fabio pizzul

La Lombardia si propone come patria della ricerca e dell’innovazione, ma mette ostacoli ai giovani talenti.
A pochi giorni dalla consegna del Premio Lombardia per la ricerca, che ha raccontato di una Lombardia aperta al mondo e in cerca dei migliori talenti, il Consiglio regionale approva un regolamento per le borse di studio all’insegna della chiusura delle frontiere regionali.
Un blitz della Lega in Commissione Formazione ed Attività Produttive ha elevato il punteggio previsto per la residenza in Lombardia all’interno del bando per la selezione di laureati ci offrire un tirocinio retribuito presso le strutture del Consiglio. Il precedente regolamento prevedeva una premialità per la residenza che ci sembrava equilibrata e capace di riconoscere un diritto di prelazione a chi è cresciuto o ha studiato in Lombardia, l’incremento proposto dalla Lega (da 3 a 5 punti da sommare a un massimo di 10 punti, per il 110 e lode, attribuiti per il voto di laurea) mi pare francamente esagerato: essere lombardi conta come la metà dell’intero percorso formativo!
Più del merito e della possibilità di attirare giovani talenti in regione, conterà il fatto di risiedere in Lombardia, elemento mitigato dal fatto che si offrirà pari valutazione anche ai laureati presso un’università della regione. Invece di aprirsi al possibile contributo di giovani che scelgono la Lombardia per completare il loro percorso formativo, si innalza un’ulteriore barriera per favorire chi ha avuto la fortuna di essere lombardo.

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