Il ricordo dei defunti a Milano

2 novembre 2018 di fabio pizzul

Giornata dedicata alla memoria dei defunti.
Un appuntamento con un alto valore personale e familiare, ma dall’alto significato religioso e civile.
I cimiteri sono segno visibile della memoria e rappresentano un importante segno di condivisione civile che va oltre la dimensione individuale e ci preserva da una solitudine sociale che per chi perde i propri affetti richia di gettare nella disperazione.
La città di Milano ha celebrato questa giornata con due appuntamenti, la Messa per i caduti di tutte le guerre nella basilica di San’Ambrogio e la cerimonia civile presso il Famedio del Cimitero Monumentale.

L’arcivescovo, mons. Delpini, ha presieduto la celebrazione in Sant’Ambrogio alla presenza dei rappresentanti delle forze armate e dell’ordine e con un particolare ricordo per le vittime del Primo Conflitto Mondiale, di cui proprio in questi giorni si ricorda il centenario della conclusione: in quell’inutile strage, come ebbe modo di definirla papa Benedetto XV, persero la vita più di 1 milione e 400mila persone, tra impegnati in combattimento e civili.
Mons. Delpini ha ricordato come gli occhi che hanno visto atrocità e violenze rischiano di non essere più capaci di guardare al mondo in modo positivo e si trincerano dietro un’assuefazione che diventa difesa di fronte alla violenza cieca e insensata. E’ accaduto 100 anni fa, ma rischia di accadere ancora oggi.
Secondo l’Arcivescovo è importante prendere esempio da Giobbe che, pur duramente colpito dalla violenza, riesce comunque a riconoscere in Dio un punto di possibile riscatto. Tutto questo diventa ancora più concreto per i cristiani che, guardando Gesù, vittima innocente della suprema violenza sulla croce, possono trovare la forza di tornare a vedere il mondo con occhi diversi, senza abbandonarsi all’assuefazione e all’indifferenza.

Il sindaco Sala ha aperto la cerimonia al Famedio ricordando come esattamente due secoli fa, nel 1818, nasceva l’architetto Maciachini, autore del progetto del Cimitero Monumentale, la cui costruzione segnò la riorganizzazione dei cimiteri cittadini e una nuova attenzione di Milano al ricordo dei defunti.
L’esperienza dell’architetto Maciachini, milanese d’adozione, secondo Sala, dice molto dello stile di Milano, città che attira talenti e offre opportunità.
Il sindaco ha voluto ricordare la frase di Vittorio Emanuele II posta alle spalle del banco della presidenza del Senato: “qui dove noi riconosciamo la Patria dei nostri pensieri, ogni cosa ci parla di grandezza, ma nel tempo stesso ogni cosa ci ricorda i nostri doveri”. Il sindaco Sala ha ricordato come si possa essere considerati grandi quando si esce da se stessi e si va verso ogni altro, contribuendo così a creare un’idea di città per il presente e per il futuro.
La città che ci consegnano questi milanesi illustri, ha ricordato il primo cittadino, è libera, curiosa, aperta, piena di slancio per l’innovazione e capace di abbracciare ogni cultura.
Chi viene ricordato come grande ha saputo rispondere con generosità alla chiamata di Milano che sa riconoscere la grandezza delle persone senza pregiudizi, all’insegna della laboriosità, dell’innovazione e, soprattutto, della libertà.
Una libertà che ha contraddistinto la città per tutta la sua storia, dal 313 dopo Cristo, con l’editto per la libertà religiosa alla stagione dei Lumi, dalle 5 Giornate alla Resistenza.
Milano rinnova questi valori senza tradirli e propone un progresso che si oppone alla chiusura e alla repressione.
Milano, ha promesso il sindaco, continuerà a fare la sua parte contro egoismi e chiusure, sapendo di avere le qualità per vincere.
La celebrazione di oggi, ha concluso Sala, è l’occasione per rinnovare il patto storico tra i milanesi di oggi e di ogni epoca, noti e no, perché tutti hanno contribuito e possono contribuire a costruire questa città.
E’ toccato al presidente del Consiglio Comunale Lamberto Bertolè illustrare i nomi dei nuovi iscritti al Famedio.
Bertolè ha sottolineato come la grandezza di una città non è mai anonima e si fonda sulle persone che la abitano e la costruiscono, per questo Milano ha voluto colmare un vuoto e ha inaugurato proprio oggi, all’interno del Famedio, un busto dedicato a uno dei suoi cittadini più illustri, il Caravaggio.
L’eredità di coloro che vengono ricordati nel Famedio, secondo Bertolè, è valore collettivo che arricchisce e invita a dare il meglio per costruire una società migliore.
Il ricordo di questi grandi cittadini, ha concluso il presidente, è energia e vita per la città: l’estro e l’impegno dei singoli è sempre altruismo. Il sogno realizzato da parte dei grandi milanesi diventa così bene condiviso e infonde fiducia, energia e speranza: è sempre possibile fare cose grandi in ogni contesto, periodo e condizione.

Ed ecco i nomi dei nuovi cittadini milanesi iscritti nel Famedio:
Alessandra Appiano, scrittrice e giornalista
Gianmaria Buccellati, tra i più grandi eredi della tradizione orafa italiana
Raffaele De Grada, critico d’arte, partigiano, dirigente RAI e politico
Federica Galli, artista, illustre esponente dell’arte incisoria
Tina Logostena Bassi, dovente, avvocatessa, politica e conduttrice televisiva, impegnata per i diritti delle donne
Lucia Mannucci, voce femminile del Quartetto Cetra e musicologa
Graziella Mascia, politica in comune, regione e Parlamento, riferimento per la sinistra milanese
Gian Marco Moratti, tra i più illustri esponenti dell’industria italiana
Ermanno Olmi, maestro del cinema di ogni tempo
Guido Rossi, giurista impegnato in campo pubblico, politico e universitario
Franca Sozzani, ambasciatrice della moda italiana nel mondo
Lica Corvio Steiner, partigiana, figura fondamentale nella storia della grafica italiana
Egidio Sterpa, giornalista e politico interprete della tradizione liberale
Bruno Volpi, fondatore della comunità di famiglie di Villapizzone, testimone di condivisione e solidarietà evangelica

L’onore del Famedio, si legge nell’introduzione del fascicolo ufficiale della giornata, è il segno tangibile della memoria sospesa tra il tempo e l’eternità ed è la testimonianza della ricchezza che la città ha ereditato dai suoi figli migliori: una nuova conferma dei valori civili e morali che sono alla base dell’identità e della storia ambrosiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *