Story telling: antisemitismo, Europa e nuovi sovranismi

15 ottobre 2018 di fabio pizzul

La Giornata della cultura ebraica è sempre fonte di riflessioni interessanti e attuali. Ieri, nella Sinagoga Centrale di Milano, alla presenza del presidente del Parlamento Europeo Tajani e dell’assessore Marco Granelli in rappresentanza del sindaco di Milano, sono intervenuti il rabbino capo Alfonso Arbib e Philippe Daverio, che hanno proposto alcune considerazioni riguardo il tema della giornata, “story telling”, raccontare per capire. Ho colto alcuni spunti di grande interesse che provo a riassumervi.

Rav Arbib ha ricordato come la Bibbia sia un grande racconto e che chi racconta sceglie deliberatamente che cosa insegnare; proprio per questo, nella Thorà ci sono racconti familiari o apparentemente secondari che hanno molto più rilievo di narrazioni su eventi fondamentali per l’umanità o il popolo di Israele. Questo perché la Thorà sceglie che cosa raccontare. Da qui la domanda che ci riguarda: che cosa raccontiamo e come lo raccontiamo?
Ricordando un racconto della parte finale del “Trattato delle benedizioni” rav Arbib ha evocato la vicenda di un tale che, assalito da un lupo, si era salvato e stava raccontando la sua disavventura ai suoi concittadini, proprio in quel momento, il tale venne assalito da un leone e miracolosamente si salvò. Mentre raccontava di essere scampato dal leone, venne attaccato da un serpente e, neutralizzato il rettile, si mise poi a raccontare di quest’ultima sua disavventura a lieto fine. Il Talmud chiosa notando come spesso noi uomini raccontiamo solo le disgrazie più recenti, ma questo non è sempre un bene.
Passando alla nostro situazione italiana, il rabbino capo, ha ricordato quello che sta accadendo nell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle “leggi razziali”: tutti sono giustamente concentrati nel rievocare una delle pagine più vergognose della nostra storia, ma dimenticano che accanto ad essa c’è stata indifferenza e complicità da parte di molti italiani. Questi atteggiamenti, secondo rav Arbib non sono nati con le leggi del 1938, ma affondano le loro radici nella storia dell’Italia e dell’Europa. Fin dal medioevo ci sono stati molti periodi di antisemitismo che hanno sedimentato idee e abitudini che sono purtroppo diventate parte del modo di vivere dell’Europa. Se non raccontiamo le radici di questi pregiudizi , secondo il rabbino, quello che è stato fatto un tempo ritornerà. Non abbiamo fatto i conti con la radice dell’antisemitismo e in tutta Europa l’antisionismo rischia di essere, anche oggi, una maschera per l’antisemitismo.

Philippe Daverio si è esercitato in considerazioni di carattere storico per approfondire il modo in cui è stata raccontata, nei secoli, l’idea di Europa.
La sua tesi è provocatoria quanto suggestiva: le monarchie nazionali moderne sono state preludio ai sovranismi odierni, gli imperi la prefigurazione di una possibile Europa unita.
Daverio ha descritto le monarchie di derivazione medievale e nazionale come escludenti, mentre gli imperi, da quello carolingio a quello asburgico, sono includenti. Ne sarebbe una riprova anche il diverso atteggiamento tenuto dalle due forme di organizzazione statuale nei confronti delle comunità ebraiche del tempo, contrastate se non combattute dalle monarchie, accettate e, talvolta, promosse dai secondi.
Ometto i tanti esempi fatti da Daverio riguardo episodi storici che confermano queste sue tesi e vado al nocciolo del suo ragionamento: lo stato di derivazione monarchica vuole essere onnicomprensivo, autoritario ed espulsivo, l’impero tiene assieme diversi popoli e culture e ha nell’inclusione la sua ragion d’essere, o di sopravvivere.
Secondo Daverio, il dibattito tra Unione Europea e sovranismi è speculare a quello tra monarchie e impero. L’integrazione e la convivenza tra diversi può avvenire solo in un cammino di integrazione sempre più ampia che propone l’accettazione della diversità come un valore: è proprio quello che combattono i sovranisti.
Ed ecco la conclusione provocatoria, secondo lo stile dell’intellettuale lombardo-alsaziano, l’Europa è l’impero di domani, i sovranismi sono un ritorno alle monarchie del passato.

Si possono condividere o meno queste pungenti riflessioni, di sicuro, in tempi di pensiero debole e rattrappito, sono ragionamenti degni di essere approfonditi.

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