L’ultimo volo dell’aquila randagia

6 ottobre 2018 di fabio pizzul

Giovedí sera a Milano é morto con Giovanni Barbareschi, ultima delle aquile randagie a volare verso il cielo. Cresciuto sotto il regime fascista, ha vissuto con un incessante e intensissima tensione verso la libertà, che ha perseguito affidandosi a Dio lungo tutta la sua lunga esistenza. Con il gruppo delle aquile randagie ha agito contro il regime, prima a Milano, poi nelle montagne lombarde, tra val Camonica e valle Spluga.
Don Giovanni è stato un vero educatore-testimone, punto di riferimento per generazioni di giovani milanesi che hanno visto in lui un maestro di una vita cristiana attraversata con intensità e passione.
Don Giovanni seguiva le attività sociali e politiche anche in anni recenti, con attenzione e discrezione e non mancava mai di incoraggiare a non indietreggiare di fronte alla difficoltà e a non scoraggiarsi per le incomprensioni, forte di una vita che ha attraversato quelli che il suo antico amico padre David Maria Turoldo amava chiamare “i giorni del rischio”.
Oggi non corriamo più il rischio dell’incolumità personale a causa delle idee che portiamo avanti, ma don Giovanni ammoniva riguardo un altro rischio, forse ancora più pericoloso per il nostro futuro, quello dell’indifferenza e della distrazione, che scavano nel profondo delle nostre vite e ci rubano la capacità di lottare per una libertà che diamo per scontata.
Don Giovanni si commuoveva spesso ricordando le tante amicizie incontrate nella sua lunga vita e amava lasciarsi trasportare dalle parole e dalla melodia di una canzone tradizionale friulana, Stelutis alpinis, che l’ho sentito più volte cantare sottovoce con gli occhi umidi.
Lo voglio ricordare proprio con le parole che tanto amava.

Se tu vens cassù ta’ cretis
là che lôr mi àn soterât,
al è un splaz plen di stelutis;
dal miò sanc l’è stât bagnât.

Par segnâl, une crosute
je scolpide lì tal cret,
fra chês stelis nas l’arbute,
sot di lôr, jo duâr cujet.

Cjôl sù, cjôl une stelute:
jê ‘a ricuarde il nestri ben.
Tu j darâs ‘ne bussadute
e po’ plàtile tal sen.

Quant che a cjase tu sês sole
e di cûr tu préis par me,
il miò spirt atôr ti svole:
jo e la stele sin cun te.

Sarà possibile salutare don Giovanni Barbareschi oggi, fino alle 18, e domani dalle 8 alle 18 nella camera ardente allestita presso il pensionato universitario di via Statuto 4 a Milano, dove ha abitato negli ultimi anni.
I funerali, presieduti dal vicario generale della diocesi di Milano mons. Franco Agnesi, si terranno lunedì alle 11 nella parrocchia milanese di san Pio V in via Lattanzio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *