Sull’arresto del sindaco di Riace

3 ottobre 2018 di fabio pizzul

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sindaco di Riace, Domenico Lucano, mi ha colpito molto: alla vicinanza umana al sindaco, va aggiunta una riflessione su quello che rappresenta l’esperienza di Riace.
Fermo restando che la magistratura deve verificare le eventuali violazioni della legge e che nessuno può essere considerato colpevole fino alla sentenza di un processo, è bene ricordare che quella di Riace è una bella esperienza di integrazione e accoglienza, riconosciuta anche a livello internazionale, e come tale va considerata e non criminalizzata a priori.
Mimmo Lucano ha deliberatamente forzato le norme ed è sicuramente andato oltre i poteri che sono propri della carica di sindaco, ma, come ha riconosciuto lo stesso Giudice dell’Indagine Preliminare, non ha fatto nulla per arricchimento o vantaggio personale. Le leggi vanno comunque rispettate ed è sacrosanto che la magistratura accerti se Lucano si sia macchiato di colpe che meritano sanzioni e pene, ma non possiamo per questo trasformarlo a prescindere in un criminale associandolo a chi esercita lo sfruttamento o la tratta di esseri umani.
La vicenda di Riace dimostra che i migranti, accolti con umanità e valorizzati, non sono una minaccia, ma una risorsa che rigenera un territorio producendo coesione sociale.
Mi auguro che ci sia grande equilibrio nel giudicare e commentare la vicenda del sindaco di Riace e che titoli come “Facce di bronzo di Riace” lascino spazio a una necessaria riflessione, anche culturale, su come si possa affrontare il tema dell’accoglienza e dell’integrazione.
Mimmo Lucano, a mio giudizio, non è nè un criminale nè un eroe, è un sindaco che si è preso le sue responsabilità e, con coraggio, le ha portate avanti con grande coerenza, spingendosi a una sorta di disobbedienza civile. Se ha sbagliato è giusto che paghi, ma no possiamo farlo diventare, nel bene e nel male, un simbolo da dare in pasto ad opposte tifoserie.

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