Liberi di… lavorare

27 settembre 2018 di fabio pizzul

Si chiama “Programma 2121” ed è stato sottoscritto ieri presso il carcere milanese di San Vittore. E’ un protocollo che coinvolge il Ministero della Giustizia, tutti i livelli istituzionali fino al Comune di Milano, Arexpo, che ha il compito di gestire lo sviluppo dell’area dell’esposizione universale e Landelease un grande gruppo internazionale attivo soprattutto in progetti di riqualificazione urbana. L’obiettivo è quello di avviare detenuti al lavoro per accompagnare così il loro percorso di recupero, visto che la recidiva (cioè la possibilità che rientrino in carcere) diminuisce di oltre 5 volte in presenza di attività lavorative durante la detenzione.
Un progetto che si propone come pilota a livello nazionale e prevede, a regime, di coinvolgere 30 detenuti delle carceri milanesi.

Il Programma 2121 ha durata triennale, dal luglio 2018 al giugno 2021, e si articola in due fasi: una sperimentale di sei mesi e la messa a regime nei due anni successivi, con lo scopo di verificare il modello proposto e garantire la sua replicabilità a livello locale e nazionale. Nella fase pilota, il progetto coinvolgerà 10 detenuti degli istituti milanesi selezionati fra quelli ammessi a lavoro esterno, semilibertà, affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare o in esecuzione penale presso il domicilio. Costoro saranno avviati a percorsi di reintegrazione sociale e lavorativa nell’ambito della realizzazione dei progetti di Milano Santa Giulia, Lotti sud e di Arexpo. Saranno una trentina quando il progetto sarà a regime.

Il protocollo, si legge sul sito del Ministero, intende sviluppare sinergie di interventi utili a favorire l’inclusione sociale dei soggetti sottoposti a procedimenti penali attraverso il lavoro nella filiera dell’edilizia, per la prima volta in Italia nel settore del real estate. Fra gli obiettivi, la riduzione del rischio recidiva, la responsabilizzazione dei soggetti coinvolti nei confronti della collettività, l’apprendimento di un mestiere spendibile sul mercato del lavoro dopo l’uscita dal carcere.

“Sul piano socio-economico – ha sottolineato il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini – il Programma 2121 avrà un impatto positivo sulla comunità, riducendo l’esclusione sociale e la povertà, cause rilevanti della recidiva di reato, e incrementando la sicurezza attraverso lo sviluppo di modelli di vita socialmente accettabili. Inoltre, la messa a regime del progetto e la sua replicabilità in altre realtà territoriali, permetterà di ottemperare agli obiettivi richiesti dall’Unione Europea in materia di gestione del sistema penitenziario e contribuirà a ridurre i costi del sistema. Questi progetti servono infine – ha evidenziato il responsabile del DAP – a realizzare la perfetta combinazione tra la condizione di vita del detenuto, che con questi interventi può progressivamente migliorare, e il costante miglioramento della condizione di lavoro della Polizia Penitenziaria”.

Il procollo (che potete leggere qui) credo sia un esempio concreto di come si possa agire sul carcere evitando di cadere in semplificazioni e polemiche e creando le con condizioni perchè la detenzione non sia una sorta di vendetta, ma un percorso di recupero che possa portare a risarcire la società e le vittime dell’ingiustizia subita attraverso i reati.

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