I 90 anni del tempio dell’oncologia italiana

20 settembre 2018 di fabio pizzul

Il 12 aprile 1928 veniva fondato a Milano l’Istituto Nazionale dei Tumori (INT).
Per celebrare i 90 dell’Istituto quest’oggi c’è stata la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla presenza del sindaco di Milano Beppe Sala e del presidente della Lombardia Attilio Fontana.

Sala, dopo aver aperto il suo intervento con un ricordo per Inge Feltrinelli, morta proprio questa mattina, ha sottolineato come l’INT sia uno dei valori di Milano ed è sempre stato capace di guardare avanti. Formulando i suoi auguri all’istituto, il sindaco ha incoraggiato medici e ricercatori a porsi nuovi traguardi.
Milano, ha sottolineato il sindaco, in quest’ospedale riconosce se stessa, il suo coraggio e la sua generosità: novant’anni fa si è accesa una luce che si è diffusa in tutto il Paese e anche oltre.
Dovere dell’intera città di Milano è dare all’INT un futuro di sviluppo ancora più solido.
Attilio Fontana, visibilmente emozionato, ha definito l’INT una felice intuizione del servizio sanitario con una ricerca che va dai laboratori fino al letto dei pazienti. L’ambizione di tutti, secondo il governatore, deve essere quella di dare ai ricercatori un futuro stabile, a partire proprio dal luogo in cui l’oncologia italiana è nata ed è diventata una vera vocazione di vita per molti.
Secondo Fontana, all’INT si realizza quotidianamente la presa in carico globale del paziente oncologico in una sfida alla malattia che si trasforma per amore alla vita, ben sintetizzato da una frase pronunciata da un operatore dell’ospedale: “qui se non sono speciali non li vogliamo”.
Ad Enzo Lucchini, presidente di INT, è toccato fare gli onori di casa nel ribadire come l’oncologia italiana sia nata proprio nell’edificio di piazza Gorini appicando fin dal 1920 il binomio ricerca e cura. Proprio questo binomio ha permesso, negli anni, di cancellare da quello che veniva considerato il “male oscuro” (copyright Guido Gozzano) l’aggettivo incurabile per sostituirlo con il più rassicurante curabile.
L’INT è stato una culla di giganti, nella ricerca e nella cura, dal fondatore Mangiagalli che poi fu sindaco di Milano come il collega Bucalossi, ai più recenti Gianni Bonadonna e Umberto Veronesi.
Oggi l’INT non è un museo dell’oncologia, ma una realtà in viaggio verso il futuro con oltre 2000 operatori, tra cui ben 540 ricercatori. Il futuro immediato per l’istituto si chiama Città della Salute, non un semplice trasloco, ha sottolineato Lucchini, ma un progetto integrato di livello europeo, una “silicon valley” della medicina e della ricerca.
La cerimonia è stata conclusa dal presidente Mattarella che, dopo aver visitato diversi reparti dell’ospedale, si è rivolto ai presenti parando a braccio dimostrando un’approfondita conoscenza dei numeri e delle attività dell’istituto.
Mattarella ha detto chiaramente che la Lombardia e Milano sono punto fondamentae di guida, orientamento e approfondimento per tutta l’Italia. L’Istituto Nazionale dei Tumori è un vero patrimonio del nostro Paese.
Tutto questo, secondo il Presidente, non si basa solo sull’indiscutibile alta professionalità, ma soprattutto sulla passione e sull’impegno generoso di medici, operatori, volontari e fondazioni.
Il grazie del presidente Mattarella a tutti coloro che hanno operato e operano nell’Istituto ha avuto due riferimenti particolari: il reparto di pediatria oncologica e la frontiera di umanità e cura del malato rappresentata dall’hospice con le cure palliative.

Novant’anni di storia con una gran voglia di guardare al futuro, ma anche che grandi punti interrogativi sullo stesso. La Città della Salute è progetto di cui si parla da anni e che ha conosciuto molti rallentamenti e polemiche.
La strada è tracciata, ma non mancano i distinguo, come ho avuto modo di verificare personalmente chiacchierando con due primari dell’ospedale, uno in attività, l’altro a riposo: se uno di essi mi chiedeva preoccupato il perché di tante lentezze nel realizzare il nuovo progetto, l’altro mi chiede la ragione di uno spostamento da una sede storica che potrebbe tranquillamente reggere i necessari sviluppi dell’istituto.
Sono uscito con la sensazione che è quanto mai necessario uno sforzo di visione comune sul futuro della sanità e della ricerca di Milano e dell’intera Lombardia, ma con la triste percezione di come, spesso, rischino di prevalere logiche di mero interesse territoriale.
Nel 1928 chi ha fondato l’Istituto Nazionale di Tumori ha saputo guardare molto in alto e molto avanti. Siamo ancora in grado di farlo?

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