Il crollo del viadotto a Genova

14 agosto 2018 di fabio pizzul

Il crollo del viadotto Morandi a Genova lascia attoniti e sconcertati.
Il pensiero va alle persone coinvolte e alle loro famiglie, con l’augurio che l’opera encomiabile dei soccorritori possa contribuire ad alleviare il bilancio che, tra vittime e feriti, si annuncia pesantissimo. La macchina dei soccorsi si sta muovendo con tempestività ed efficienza, anche dalla Lombardia, ma, passata l’emergenza, sarà necessario interrogarsi seriamente sulle nostre infrastrutture.

Molti viadotti, non solo autostradali, risalgono ormai a oltre 50 anni fa e devono sopportare carichi che all’epoca della loro progettazione non erano certo ritenuti normali. A questo va aggiunta l’azione inesorabile del tempo.
Il crollo del ponte di Annone sulla Statale 36 nel lecchese, ha indotto una maggiore vigilanza sulle infrastrutture lombarde, ma serve un grande investimento in sicurezza. Non è un caso che in questi giorni, basta leggere il dorso lombardo del Corriere della Sera oggi in edicola, sia stato rilanciato un allarme per diversi ponti che attraversano la Milano Meda.
Non è certo possibile pensare di ricostruire tutti i ponti lombardi o italiani nel giro di qualche mese, ma un piano di significativi investimenti sulle infrastrutture più datate è urgente.
La spinta fondamentale per la ripresa economica statunitense, nel corso del mandato di Barak Obama, è arrivata proprio da grandi investimenti sulla modernizzazione delle infrastrutture viarie.
Ci vuole una programmazione seria degli interventi, che non possono essere effettuati solo all’insorgere di emergenze o tragedie.
I governi Renzi e Gentiloni hanno iniziato un percorso di rilancio degli investimenti che c’è da augurarsi possa essere continuato anche dal governo attuale.
A fine 2017 erano stati, ad esempio, stanziati 5 miliardi per la cosiddetta Gronda di Genova, una struttura che avrebbe dovuto togliere parte del carico di traffico al viadotto crollato oggi.
La magistratura lavorerà per capire che cosa abbia causato il crollo di Genova, qualche testimone ha parlato di un fulmine seguito da un boato assordante che ha preceduto il crollo, ma fin da ora è necessario che ci si ponga il problema di come migliorare la sicurezza e l’affidabilità delle nostre infrastrutture. Ponti e viadotti, d’altronde, non sono eterni e troppo spesso siamo portati a darne per scontata l’esistenza e la sicurezza, salvo poi accorgersi che qualcosa non andava nel momento in cui ci troviamo a piangere per qualche tragedia.

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