Fondi per le Tv locali: servono atti concreti, non solo parole

24 luglio 2018 di fabio pizzul

Qualche ora fa mi telefona allarmato un consigliere regionale PD dicendomi: “ma perchè il PD in Parlamento ha bloccato l’emendamento che dava milioni di euro alle TV locali? Le emittenti ce l’hanno tutte con noi, come facciamo?”.
A parte che il PD, messo com’è alla Camera e al Senato, non può bloccare proprio nulla, è bene fare chiarezza su quello che è accaduto per dare a Cesare quel che è di Cesare, ovvero capire chi continua a promettere mari e monti e fa poi fatica anche a farli vedere in cartolina. 

Parliamo del cosiddetto “decreto dignità” e di un emendamento presentato dal sottosegretario leghista all’economia Massimo Bitonci. L’ex sindaco di Padova, famoso per le sue ordinanze creative (divieto di ingresso di adulti soli nei parchi, no all’apertura di negozi di kebab in centro…) una settimana fa ha inserito nel pacchetto degli emendamenti leghisti che avrebbero dovuto “raddrizzare” il decreto partorito da Di Maio un emendamento (qui accanto vedete il testo) che, modificando alcune parole della legge 208 del dicembre 2015 (legge di stabilità 2016), potrebbe sbloccare l’assegnazione alle emittenti locali di fondi stabiliti dall’allora governo Renzi e ora bloccate per diversi ricorsi al TAR.
Il sottosegretario Bitonci aveva comunicato con grande enfasi questo suo emendamento dicendo che l’obiettivo suo e della Lega era ”Salvare 5000 posti di lavoro dei dipendenti delle emittenti radiofoniche e televisive locali”.
Tutti d’accordo sull’obiettivo e sulla necessità di sbloccare i fondi per imprese sempre più in difficoltà, ma le istituzioni hanno le loro regole e l’emendamento è stato dichiarato inammissibile dal presidente della Camera Roberto Fico (che non mi risulta sia del PD) perchè di materia estranea al contenuto del decreto in discussione.
Il PD ha deciso subito di indicare un piano B, proponendo un ordine del giorno in cui si impegna il l’aula a inserire l’emendamento nel “decreto milleproroghe” che il Governo ha approvato oggi nella sua seduta n.11 e che arriverà all’esame del Parlamento presumibilmente appena dopo la pausa estiva.
Come vedete, il PD non ha bloccato proprio nulla e ha, anzi, indicato la soluzione più rapida e corretta per il problema che assilla le emittenti locali. L’ostacolo mi pare potrebbe materializzarsi altrove, ovvero nella grande diffidenza che una delle forze di maggioranza ha nei confronti dei media tradizionali, emittenti locali in primis. Il pluralismo non può essere garantito solo dalla rete e ha bisogno di voci legate al territorio. I giornali locali e le emittenti radiotelevisive svolgono un grande servizio pubblico e per questo sono state riconosciute con la già citata legge di fine 2015 come destinatarie di una parte dell’extra gettito del Canone RAI, dovuto al fatto che il canone stesso è stato inserito nella bolletta elettrica eliminando, di fatto, l’evasione che è sempre stata massiccia.

Abbiamo ormai capito che la Lega ha una straordinaria abilità nel comunicare le proprie promesse e nell’addossare ad altri le colpe di stop e insuccessi spesso dovuti a propria imperizia e faciloneria.
Il PD lavora da anni per far arrivare i doverosi contributi alle emittenti locali e non certo perché pensa che in questo modo sia possibile “addomesticarne” la comunicazione.
La Lega promette da anni di risolvere i problemi dell’emittenza locale, ma finora ne ha più che altro sfruttato la fiducia.
Il Movimento 5 Stelle, se potesse, abolirebbe ogni tipo di contributo. Salvo conversioni repentine sempre auspicabili.

Io, nel mio piccolo, rimango convinto della necessità dell’emittenza locale come presidio di pluralismo e per questo depositerò domani un ordine del giorno all’Assestamento di Bilancio che verrà discusso da lunedì in Consiglio regionale per chiedere che la Giunta lombarda applichi la legge approvata all’unanimità lo scorso 25 gennaio (qui il testo della Legge 8/2018) che mette a disposizione delle radio e TV locali lombarde 70.000 €: finora la Giunta non ha provveduto ad applicare la legge e i quattrini devono essere spesi entro il 2018.
Spero davvero ci sia dia una mossa, in Lombardia e a Roma.

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