La Rai ha bisogno di Milano, ma deve darsi una mossa

7 ottobre 2017 di fabio pizzul

La Rai non può fare a meno di Milano, ma per troppi anni ha dimenticato il centro di produzione di Corso Sempione. Ora è tempo di iniziare progetti nuovi o il futuro della TV pubblica nel capoluogo lombardo potrebbe diventare un problema. Si è tenuto ieri, a Palazzo Pirelli, il convegno organizzato dal Gruppo regionale del Pd ‘La Rai e Milano, un futuro da costruire subito’, con Enrico Brambilla, capogruppo, l’on. Vinicio Peluffo, membro della Commissione di vigilanza Rai, Francesco Aufieri, segretario generale della Slc-Cgil Milano, e Andrea Corbella della Rsu Rai. A me il compito di condurre l’incontro. Grande assente il responsabile del centro di produzione Tv Rai di Milano, Pietro Gaffuri.

L’onorevole Peluffo ha ricordato come la Commissione di Vigilanza abbia approvato appena prima dell’estate la nuova Convenzione per l’assegnazione del servizio pubblico radiotelevisivo. Nella stessa, che ha valore di legge ed è quindi vincolante per l’azienda, si esprime con molta chiarezza la necessità di valorizzare e sviluppare i centri territoriali, primo fra tutti quello di Milano. Entro il mese di ottobre la Commissione di vigilanza dovrà fornire il suo parere sul nuovo Contratto di servizio Rai che dettaglierà gli interventi previsti anche nelle sedi territoriali. Peluffo ha poi sottolineato come in un’audizione di fine lulgio il Direttore Generale Rai Orfeo abbia confermato l’intenzione di creare un nuovo polo per la Rai a Milano, anche partecipando alle manifestazioni di interesse per l’area del Portello. Entro due anni la Rai dovrà lasciare gli studi di via Mecenate e la realizzazione di una nuova sede diventa vitale. L’eventuale manifestazione di interesse per il Portello dovrebbe essere concretizzata entro la fine di ottobre e il Comune di Milano ha già assicurato tutto il suo sostegno e la sua collaborazione. Sono state chiare in questo senso le parole del sindaco Beppe Sala che, intervenendo con Maroni al recente Prix Italia, ha ribadito la necessità che la Rai investa su Milano.
Peluffo ha preso un impegno preciso: “Nello schema di concessione decennale tra Stato e Rai per l’esercizio del servizio pubblico radiotelevisivo, rinnovato lo scorso aprile, avevamo inserito come Vigilanza l’impegno per l’azienda a valorizzare le sedi regionali. Ora se nel contratto di servizio, che deve disciplinare nel dettaglio diritti e doveri della società concessionaria su base quinquennale e che arriverà in commissione per il parere a ottobre, la Rai non avrà spiegato in che modo intende perseguire l’obiettivo, suppliremo noi. Il Pd presenterà un emendamento al parere chiedendo la convergenza di tutti gli altri gruppi”.
I rappresentanti sindacali della Cgil e dei lavoratori di Corso Sempione hanno sottolineato la situazione critica del Centro di Produzione con grandi competenze inutilizzate, poche prospettive chiare di sviluppo e molte incognite sul futuro industriale. Non si può certo dire che la Rai di Milano non lavori con diverse produzioni di prestigio, da “Che tempo che fa” a “La Domenica sportiva”, per non parlare dei moltissimi programmi radio prodotti, manca però l’ideazione e la programmazione dell’attività che dipende sempre e solo dalle decisioni di Roma. Senza una reale autonomia, anche di budget, difficilmente Milano riprenderà quota.
Il capogruppo Brambilla ha sottolineato l’importanza di sostenere e promuovere il pluralismo culturale e territoriale in Lombardia, sempre più messo a rischio dalle grandi difficoltà del settore della TV privata locale. Il compito di salvaguardare pluralismo e qualità non può che essere della Rai.
Una stoccata politica del capogruppo Pd è andata anche al referendum del 22 ottobre: “Nel 2007 Formigoni aveva tentato la strada dell’autonomia con un metodo diverso, cioè individuando una dozzina di materie sulla cui competenza trattare con lo Stato. Una riguardava proprio questo settore. Tant’è che la proposta era di trattenere una quota del canone Rai proprio per valorizzare la produzione locale. Ecco, questo pezzo di ragionamento si può recuperare. Potremmo farcene carico noi, dopo aver sbugiardato le fake news di Maroni sul referendum”.

Per quanto mi riguarda, credo che il mantenimento di un presidio forte a Milano sia una sfida vitale per la Rai: è necessario ridefinire il suo ruolo in città, coinvolgendo le istituzioni, l’economia e la cultura. Milano sta vivendo un vero e proprio rinascimento e ha bisogno di qualcuno che lo racconti. Nessuno meglio della Rai lo può fare. Il Centro di produzione è il luogo ideale in cui mettere le basi per questa grande, nuova storia. L’amministrazione comunale ha dato la sua massima disponibilità anche per i progetti di una nuova sede. Sta ora all’azienda muoversi tempestivamente. Dispiace per questo che anche oggi non abbia partecipato all’incontro, seppure invitato per tempo, il direttore del Centro di produzione Rai di Milano.
Servono nuovi investimenti ed è necessario che la Rai stringa nuove relazioni con la città che va ascoltata e vissuta, per essere raccontata.
Altri protagonisti del mondo dei media hanno deciso di investire su Milano, si pensi alla sede Sky di Santa Giulia, ma le loro sedi rischiano di rimanere distanti dalla città: spazi bellissimi dove si svolgono anche importanti eventi internazionali, ma senza alcun collegamento reale con l’esterno. I grandi player della comunicazione rischiano di rimanere degli estranei in una metropoli che è il cuore italiano della comunicazione. La Rai può giocare un ruolo diverso, all’insegna del suo compito di servizio pubblico, collegato al territorio e capace di raccontare i cambiamenti di Milano e della Lombardia.

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