Che cosa c’è dietro lo stop al Piano Periferie?

10 agosto 2018 di fabio pizzul

Questi giorni di agosto sono stati riempiti dalle polemiche su un galeotto emendamento al Milleproroghe che ha congelato i fondi del Piano Periferie per aprire ad altri comuni la possibilitá di effettuare investimenti in deroga al patto di stabilità, purchè possano vantare avanzi nello scorso bilancio. Un provvedimento che desta molte perplessità e che è stato molto sottovalutato dall’aula del Senato, visto che l’emendamento è stato approvato all’unanimità. Il Milleproroghe deve comunque ancora passare alla Camera e ci sono ampi margini per correggere il tiro.

Provo ad esplicitare alcune mie perplessità in merito all’emendamento:
– Bloccare i fondi già stanziati per le periferie è indice di scarsa sensibilità per zone che condensano molti dei principali problemi del nostro Paese.
– Il Piano Periferie aveva il merito di concentrare le risorse e di favorire una programmazione di medio lungo periodo; l’aprire piccoli spazi di investimento per decine di comuni mi pare sia una virata verso un modello di finanziamento più estemporaneo e “a pioggia”. Un modo per consolidare il consenso di comuni medio piccoli, tradizionale bacino di pescaggio per la Lega.
– Sostenere, come fa la Lega, che è meglio spendere subito i fondi disponibili in attesa di vedere completati i progetti per le periferie che non erano ancora giunti alla fase esecutiva credo sia una scusa bella e buona per ostacolare i comuni con una progettualitá più significativa. È un po’ la cifra caratteristica di questo governo: poca visione, scarsa programmazione, tentativi di proporre misure di effetto immediato e forte impatto mediatico (bello poter dire che si dá un miliardo ai comuni, omettendo però a chi lo si toglie).
– Il messaggio che giunge dal Parlamento, o meglio, dal Governo, visto che l’emendamento ha la sua paternità, è che per i comuni è meglio mettere in campo piccoli interventi di manutenzione piuttosto che grandi progetti di cambiamento urbano. Della serie: i progetti ambiziosi vengono sempre guardati con sospetto, soprattutto a Roma.
– Da ultimo, premiare con la possibilitá di vedersi garantiti investimenti i comuni che hanno avuto avanzi di bilancio è un po’ come incentivare atteggiamenti prudenti, se non rinunciatari. Fatto salvo l’ormai obbligatorio pareggio, i soldi di un bilancio pubblico vanno spesi, non tenuti bloccati. L’avanzo di bilancio per un comune spesso non è una virtù. Eppure si premiano i comuni che hanno speso meno per i loro cittadini.

Quanto al voto favorevole dei senatori del PD, con il senno di poi si può certo definire una leggerezza, ma non mi sento di biasimarli senza appello: il modo di scrivere gli emendamenti è spesso criptico e le reali conseguenze di ciò che si vota non sempre sono chiare, se non nelle intenzioni, spesso nascoste, degli estensori.

Da quanto visto nelle ultime settimane mi sorge però un sospetto: il governo gialloverde ha identificato un nemico e tenta in tutti i modi di metterlo in difficoltà. Un nemico che ha un nome preciso: Milano. Una città che corre andrebbe aiutata e messa al servizio dell’intero Paese. A giudicare da quanto si è visto da aprile ad oggi, a Roma mi pare abbiano deciso di frenarla.

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