Don Melesi: un uomo che ha reso credibile il Vangelo

12 luglio 2018 di fabio pizzul

Un uomo che ha creduto e ha reso credibile il Vangelo, uno che ci ha messo la faccia pagando di persona e non ha mai avuto paura a stare vicino a chi ha sbagliato. Con queste tre notazioni don Giuliano Giacomazzi, ispettore dei Salesiani per la provincia Lombarda e dell’Emilia Romagna ha ricordato oggi a Milano don Luigi Melesi, scomparso due giorni fa a Lecco all’età di 85 anni.

Per oltre 30 anni don Melesi è stato cappellano del carcere milanese di San Vittore ed ha attraversato, vivendo il carcere dall’interno, le fasi più difficili degli ultimi 40 anni di storia italiana.
Padre dei “barabitt” di Arese, don Luigi è stato accanto a migliaia di persone che in carcere hanno spesso ritrovato la loro dignità e costruito un futuro grazie alla sua presenza carica di attenzione e ascolto.

UN PADRE PER SAN VITTORE

Don Melesi non ha mai fatto sconti a nessuno, neppure a se stesso ed ha pagato di persona la sua coerenza andando incontro a diffidenza e incomprensioni per la sua ostinata convinzione che nessuno possa dirsi irrecuperabile.
Nella chiesa di Sant’Agostino oggi c’erano tanti amici di don Luigi. I rappresentanti del carcere, ho scorto tra i fedeli i direttori di Opera e Bollate e tanti operatori, poliziotti penitenziari in primis; ha loro ha dato voce con un messaggio il provveditore alle carceri della Lombardia Luigi Pagano che ha ricordato il preziosissimo contributo di don Melesi nel rendere più umano il carcere e la sua capacità di raccontare il Vangelo che aveva dell’incredibile e richiamava per le sue messe in carcere anche molti ex detenuti. Pagano ha sottolineato la grande capacità di don Luigi di stare accanto a tutti e la sua schiettezza nel dire senza giri di parole quello che pensava, usando parole che andavano dritto al cuore dei suoi interlocutori. Lo stesso Pagano ha ricordato come solo grazie a quanto spesso don Luigi gli ha detto in privato, richiamandolo alle sue responsabilità e alla necessaria umanità, abbia potuto diventare un buon direttore di carcere.

IL CORAGGIO DI STARE ACCANTO

Al termine della celebrazione si è radunata intorno al microfono anche una decina di ex detenuti che hanno definito padre don Luigi, indicandolo come il vero artefice di quel percorso di recupero che li ha portati a costruirsi una nuova vita. Don Melesi, hanno ricordato, ha cambiato il carcere e ha contribuito alla fine degli anni di piombo, grazie al dialogo con i terroristi che li ha portati a consegnare le armi al cardinal Martini, con un gesto che ha segnato l’inizio della sconfitta del terrorismo. Il saluto dei suoi “balordi” si è concluso con un invito a don Luigi di concedersi un breve periodo si riposo almeno in Paradiso, prima di recarsi, come farà sen’altro, a bussa alle porte dell’inferno per mettersi accanto ad altri uomini e trascinarli fuori da quel posto.
Ai tanti presti presenti ha dato voce l’Arcivescovo, mons. Delpini, con un messaggio in cui ha ricordato la sua grande creatività e umanità nello stare sempre accanto agli ultimi, ringraziandolo a nome dell’intera diocesi per il lungo servizio svolto con instancabile capacità di ascolto.

UMANITA’ PIENA

Al funerale di questa mattina ho rivisto tanti amici che neppure pensavo avessaro come me incrociato don Melesi nella loro vita e ho sperimentato una volta di più come chi è capace di seminare umanità e di stare accanto a coloro che nessuno vorrebbe vicino a sè riesce a costruire legami che durano nel tempo e a regalare la forza di guardare all’uomo con fiducia e speranza.
In tempi di crescente disumanità, l’umanità piena di don Luigi Melesi invita a superare la paura di stare accanto a chi ha sbagliato.

 

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