Sport in carcere: belle novità e riflessioni necessarie

8 giugno 2018 di fabio pizzul

Ieri ho ho partecipato ala giornata di sport organizzata dal CSI (Centro Sportivo Italiano) all’interno del carcere milanese di San Vittore. Per l’intera mattinata i detenuti dei diversi raggi si sono cimentati in tornei di volley, calcio balilla, ping pong, calcio e scacchi. Può sembrare un’iniziativa banale, ma per il carcere è stato un giorno di festa.
Approfondiremo il binomio sport e carcere anche in un convegno, organizzato in collaborazione con lo stesso CSI e in programma mercoledì 13 maggio alle 18 al Pirellone.

locandina sport e carcere CSI – 13 giu 2018

Fare sport in carcere può sembrare una cosa scontata e banale, ma non lo è affatto.
Ieri a San Vittore, come dicevo, si respirava aria di festa, perché non capita spesso di vedere coinvolti contemporaneamente più di un centinaio di detenuti in partite e sfide in diversi luoghi del carcere.
Per la prima volta negli ultimi 20 anni, tra l’altro, le detenute della sezione femminile sono state fatte entrare nelle aree di passeggio degli uomini per disputare un torneo misto di volley ed assistere a quello maschile.
Nel corso delle premiazioni è accaduto un altro fatto inconsueto: visto il clima e l’entusiasmo dei detenuti, il comandante della polizia penitenziaria ha deciso di aprire i cancelli dei diversi raggi per consentire agli atleti di partecipare alla premiazione nella Rotonda. Un gesto banale, se volete, ma estremamente significativo per la comunità del carcere, un gesto di fiducia reciproca tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria.
Lo sport in un carcere circondariale come San Vittore, che ospita detenuti on una permanenza media non superiore a tre mesi, è spesso l’unica occasione di esercitare un’attività davvero coinvolgente e in grado di far “sfogare”. Pensate che cosa può significare per un ragazzo di vent’anni dover passare l’intera giornata tra la cella e un corridoio che consente solo di fare due passi. Se l’è cercata, direte voi, ma provate a immaginare quanta tensione, rabbia e altri sentimenti possono accumularsi senza avere la possibilità concreta di trovate uno sfogo adeguato. Lo sport lo offre in modo regolato e favorisce anche la crescita di relazioni più equilibrate con gli altri. In carcere, ve lo assicuro, è un aspetto tutt’altro che banale.
In un momento molto delicato per le carceri milanesi e italiane, con un sovraffollamento che sta tornando a livelli emergenziali e una riforma che pare ormai bloccata in Parlamento, anche piccoli segnali come quelli favoriti dallo sport possono diventare fondamentali.

A chi volesse capire un po’ meglio perchè il momento è così delicato, consiglio la lettura dell’articolo firmato da Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera di oggi:

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