Una frenata sull’autonomia

15 maggio 2018 di fabio pizzul

Chi ha affossato le trattative sul regionalismo differenziato ha un nome e un cognome: Centro Destra.
Il centrodestra e soprattutto la Lega hanno sempre enunciato, ma mai portato a termine l’autonomia, anzi, a livello nazionale lo hanno, nei fatti, stoppato.
E ora, dopo la firma dell’intesa tra Maroni e il sottosegretario Bressa alla fine di febbraio, si fa nuovamente un passo indietro.

Il referendum dello scorso 22 ottobre, non fosse stato per il traino del risultato del Veneto, sarebbe stato un flop. Che cos’altro è un 38,33% di affluenza? Quanto all’interpolazione sulle percentuali proposta dall’assessore Galli, che sostiene che siano da non considerare i lombardi all’estero e che dunque si sia raggiunto il 50% di affluenza, credo che sia un po’ acrobatica.
Se volessimo davvero fare un atto di lealtà istituzionale, dovremmo dire: “l’autonomia non interessa alla maggioranza dei lombardi”.
Ho sempre sostenuto che il referendum non fosse utile, in quest’aula abbiamo chiesto già nel Febbraio 2015 di compiere un atto formale per aprire la trattativa con il Governo. Abbiamo perso oltre due anni, ma pazienza. Andiamo avanti e facciamolo con realismo e concretezza.
Proprio quella che è ricomparsa dopo una surreale campagna referendaria in cui si ipotizzavano scenari da secessione più che da regionalismo differenziato, soprattutto dal punto di vista delle risorse finanziarie da trattenere in Lombardia.
Solo realismo e concretezza, dimostrate soprattutto dal tanto vituperato governo Gentiloni, hanno portato all’intesa che tutti auspicavamo potesse essere approvata dal Parlamento.
Ora è il governo a doversi farsi carico dell’iter dell’intesa, ma che cosa accadrà ora?
Non mi basta un contratto, al momento solo evocato e dal sapore molto privatistico, per sentirmi tranquillo: credo che alle parole debbano seguire i fatti e non solo le considerazioni compiaciute che abbiamo sentito anche oggi in quest’aula e che, per anni, non hanno portato ad altro che a rivendicazioni che, purtroppo, fin qui non hanno prodotto alcun risultato.
Noi ci siamo, ma siamo anche convinti che la prova dei fatti sia determinante, anche per dimostrare come l’obiettivo sia la vera autonomia dei territori e non un rinnovato centralismo regionale che non è certo quanto auspichiamo come PD.
Con l’ordine del giorno, che voteremo anche come PD per coerenza con la nostra posizione a favore dell’autonomia, facciamo un passo di lato, se non indietro, rispetto all’intesa siglata tra la Giunta Maroni e il governo Gentiloni.
Potevamo essere a un passo dall’approvazione da parte del Parlamento dell’intesa per il regionalismo differenziato, torniamo al mese di novembre, quando con il voto si una risoluzione del Consiglio regionale si auspicava un possibile accordo con il Governo.
Non sappiamo ancora se e chi governerà a Roma e non sappiamo come e quando si raggiungerà un nuovo accordo.
Insomma, se ne va il centro sinistra e con lui anche l’intesa sull’autonomia.
Come è sempre accaduto nella recente storia italiana.

L’ordine del giorno che trovate qui di seguito è stato approvato oggi all’unanimità dal Consiglio regionale, ma rimangono tutti i dubbi e le perplessità che vi ho appena esplicitato.
ordine del giorno su autonomia – 15 maggio 2018

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