Una necessaria discussione pubblica in vista delle elezioni

25 gennaio 2018 di fabio pizzul

Vocazione politica, sobrietà, bene comune. Tre espressioni che il cardinal Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha voluto rilanciare per offrire un contributo alla discussione pubblica, anche in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo 4 marzo. Nella sua prolusione, all’inizio del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale, il vescovo di Perugia si è rivolto ai candidati alle elezioni e, in secondo luogo, ai cristiani impegnati in politica.
Credo significativo che, più che dare indicazioni, la prolusione inviti a una discussione pubblica. Per il momento, stiamo solo assistendo a tanti monologhi.
Vorrei ripercorrere con voi alcuni passaggi dell’intervento del cardinal Bassetti. Lo faccio anzitutto per me, in una sorta di riflessione a voce alta.

Ai candidati, quindi anche a me, il Presidente della CEI chiede di “riscoprire la vocazione politica” , una missione, ha tenuto a precisare e non “un trampolino di lancio verso il potere”. In realtà, la gestione del potere è connaturata al fare politica, ma dovrebbe diventare uno strumento a servizio di tutti i cittadini e non un fine in sé, come spesso, purtroppo, accade. Il potere inebria, va gestito con cautela, ma non certo demonizzato. Secondo il Vangelo il potere nella sua forma più alta diventa servizio.
Il secondo invito del cardinal Bassetti è alla sobrietà, “nelle parole e nei comportamenti”. Il cardinale bolla come immorale (parola pesante) il “lanciare promesse che si sa già di non poter mantenere” e “lo speculare sulle paure della gente”. Il timore del Presidente della CEI è che le scintille possano infiammare la casa comune, la casa di tutti.
Il terzo invito è già più tradizionale per la Dottrina Sociale della Chiesa e riguarda la “ricerca sincera del bene comune” che deve portare a ricostruire il tessuto sociale ed economico dell’Italia. Un’operazione difficile, che lo stesso Bassetti propone all’insegna di tre azioni, cui è chiamata prima di tutto la comunità ecclesiale: ricostruire, ricucire, pacificare. “Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società.” – ha detto il cardinale – “Tre verbi, tre azioni pastorali, tre sfide concrete per il futuro”.

Concludendo la sua prolusione, il presidente ha voluto indicare tre priorità per i cattolici impegnati in politica. E qui non posso che mettermi in ascolto:

“La prima: vivete la politica con gratuità e spirito di servizio. Testimoniate questa gratuità con gesti concreti e con una vita politica degna della vostra missione, ricordando che i cristiani di ogni tempo «vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo».
La seconda: guardate al passato per costruire il futuro. Guardate ad una stagione alta e nobile del cattolicesimo politico italiano. Prendete come esempi uomini e donne di diverso schieramento politico che, nella storia della Repubblica, hanno saputo indicare percorsi concreti e interventi mirati per affrontare le questioni e i problemi della nostra gente.
La terza: abbiate cura, senza intermittenza, dei poveri e della difesa della vita. Sono due temi speculari, due facce della stessa medaglia, due campi complementari e non scindibili. Non è in alcun modo giustificabile chiudere gli occhi su un aspetto e considerare una parte come il tutto”.

Tre sollecitazioni impegnative che sono affidate alla coscienza di chi ha scelto la politica come campo di impegno. Non vanno scaricate sugli altri, ma assunte come impegno personale.
Che posso dire, se non che, per quanto mi riguarda, già certo di non riuscirci, almeno ci proverò?

Il testo integrale della prolusione del cardinal Gualtiero Bassetti

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