Codice per alloggi turistici: operazione di burocrazia o di trasparenza?

21 gennaio 2018 di fabio pizzul

L’offerta recettiva della Lombardia è molto cresciuta negli ultimi anni.
Un dato positivo che ha sicuramente favorito il vero e proprio boom turistico di Milano e la crescita anche nel resto della regione.
L’offerat si va articolando sempre più: oltre agli alberghi, ai bed&breakfast, alle case vacanze, si stanno diffondendo, soprattutto grazie alle piattaforme on-line (la più celebre è Airbnb), anche le locazioni turistiche di appartamenti messi a disposizione da privitai che non svolgono attività turistica imprenditoriale.

L’incrocio dei dati degli arrivi nelle città lombarde con quelli delle registrazioni ufficiali dei pernottamenti (che andrebbero sempre comunicati alla prefettura) evidenzia che i conti non tornano, spesso anche dal punto di vista fiscale.
Accade spesso che gli appartamenti affittati non siano facilmente individuabili e che l’offerta on-line non consenta neppure di capire di quale appartamento si stia parlando.
Da qui l’idea di introdurre un codice identificativo di riferimento unico (CIR) per gli appartamenti offerti in locazione breve.
I rappresentanti dei proprietari e quelli delle piattaforme di locazione on-line, hanno parlato di aggravi burocratici e di ulteriore confusione. Credo che si tratti esattamente del contrario, visto che per ottenere il codice è sufficiente una richiesta al comune in cui è ubicato e nulla di più. I comuni potranno così essere agevolati nelle loro funzioni di controllo.
Se il problema è davvero quello delle possibili complicazioni burocratiche, credo che si possa risolvere semplificando la procedura per la richiesta e distinguendo, anche a livello di moduli e procedura) coloro che svolgono attività imprenditoriale dai cittadini che si limitano a mettere a disposizione un alloggio, senza fare attività imprenditoriale (ad esempio con somministrazione di servizi e alimenti).
L’introduzione del CIR non vuole ostacolare l’attività di ospitalità, ma renderla più trasparente ed efficace.
La lotta contro l’elusione e l’evasione, anche in questo settore, deve essere una priorità e un interesse di tutti.

Un commento su “Codice per alloggi turistici: operazione di burocrazia o di trasparenza?

  1. Fabio Diaferia

    Fabio Pizzul grazie per aver sostenuto l’emendamento con cui si chiedeva di riconoscere che anche in Lombardia gli alloggi locati per finalità turistiche sono disciplinati dall’articolo 53 del D.Lgs. 79/2011 (Codice del Turismo) e quindi non possono essere ricompresi tra le strutture ricettive denominate “case e appartamenti per vacanze” di cui all’art 26 della l.r. 27/2015. I proprietari non si oppongono alla registrazione in comune dei propri alloggi ma chiedono da mesi di potersi registrare pervquello che sono e cioè locatori di alloggi e non gestori di strutture ricettive (neppure NON imprenditoriali). Assimilare gli alloggi locati per finalità turistiche alle strutture ricettive significa sottrarre i primi alla disciplina del d.l. 50/2017 e cioè all’obbl di ritenuta d’acconto da parte dei portali (che, come chiarito dalla Agenzia delle Entrate si applica solo ai canoni di locazione e non anche ai redditi derivanti da attività ricettiva). Obbligare all’uso del CIR e poi rendere non applicabile la disciplina sulla ritenuta d’acconto significa tirarsi la zappa sui piedi. Che Regione Lombardia approvi, come tutte le altre Regioni Italiane, un modulo per la registrazione degli affitti turistici (ex art 53 Codice del Turismo), distinto da quello delle attività ricettive (ex articolo 26 l.r. 27/2015).

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