Fine legislatura e cammino verso le elezioni

29 dicembre 2017 di fabio pizzul

Il presidente Mattarella ha controfirmato il decreto di convocazione dei comizi elettorali per le elezioni del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati per il 4 marzo 2018, nonché di determinazione della data della prima riunione delle nuove Camere fissata per il 23 marzo 2018. Si chiude così la XVII legislatura della storia della Repubblica Italiana.
Si tratta di una legislatura travagliata, caratterizzata da una netta maggioranza per il PD alla Camera e da una laboriosa e spesso incerta ricerca di una maggioranza omogenea al Senato.
Il PD ha garantito stabilità, ma non ha certo potuto sviluppare il suo programma, visto che ha dovuto governare con il sostegno di forze politiche che non avevano i suoi stessi obiettivi programmatici.
Nonostante queste difficoltà e la traumatica bocciatura della riforma costituzionale nel dicembre 2016, il Parlamento ha approvato in questi 5 anni molte leggi importanti.

Elenco qui, in modo incompleto, le principali leggi approvate in questa legislatura:
Dopo di noi
Caporalato
Ecoreati
Unioni civili
Spreco alimentare
Art bonus
Dimissioni in bianco
Divorzio breve
La grande Pompei
Bullismo e cyber bullismo
Autismo
Buona scuola
Jobs act
Minori non accompagnati
Reddito di inclusione (REI)
Agricoltura sociale
Politica estera e cooperazione internazionale
Omicidio stradale
Tortura
Whistleblowing
Vaccini obbligatori
Modifica codice penale e ordinamento penitenziario
Cinema e audiovisivo
Piccoli comuni
Viticoltura
Contrasto al terrorismo
Terzo settore
Riforma banche popolari e credito cooperativo
Codice degli appalti
Riforma della RAI
Riforma ammortizzatori sociali
Norme anticorruzione
Riforma enti locali (legge Delrio)

Manca all’appello una legge importante come lo “ius soli”, alcune leggi devono ancora trovare una completa declinazione nei decreti attuativo, altre hanno bisogno di modifiche (si pensi alle legge Delrio, superata dalla bocciatura della riforma costituzionale), credo però non sia corretto dire che i governi che si sono succeduti (Letta, Renzi e Gentiloni) non abbiano fatto nulla e che il Parlamento non sia stato in grado di approvare leggi importanti.
Siamo ormai ufficialmente in campagna elettorale, ma da mesi si sente ripetere il ritornello di un Governo inefficace e inconcludente. I numeri e gli atti parlamentari dicono il contrario.

I dossier sulle leggi approvate a cura del gruppo PD alla Camera

Conferenza stampa di fine anno Gentiloni: “Siamo usciti dalla crisi più grave grazie agli italiani”

C’è ancora moltissimo da fare, soprattutto per ridurre le diseguaglianze e restituire dignità sociale ed economica a fasce della popolazione che hanno sofferto troppo per la crisi economica che dura da quasi un decennio. Sono state comunque poste basi importanti su cui costruire una prospettiva di crescita più solida ed equilibrata per il nostro paese.
Il Partito Democratico è stato il principale protagonista di questo cammino, nonostante le sue innegabili difficoltà interne, culminate in una scissione che in molti faticano ancora a comprendere nelle sue motivazioni reali.
Matteo Renzi, attuale segretario, è stato l’indiscusso protagonista di questi anni e il suo modo diretto di interpretare l’azione politica ha unito e convinto molti di coloro che invocavano un cambiamento per il nostro Paese. Ora Renzi pare dividere più che unire, quasi fossimo al culmine opposto del percorso di un pendolo che deve ancora trovare il suo equilibrio.
I prossimi mesi saranno decisivi per il PD e per il suo segretario.
Già nel dicembre 2016, in occasione del referendum sulla riforma costituzionale, si è giocato secondo lo schema del “tutti contro Renzi”, bisogna evitare che questa trappola scatti anche il prossimo 4 marzo.
Il PD non coincide con il suo segretario, ma non può fare a meno del suo segretario.
Il cammino fatto in questi 5 anni va riconosciuto e raccontato per ricordare agli italiani chi lavora per costruire il futuro e chi ha come unico obiettivo quello di occupare il futuro.
Non sarà una campagna elettorale facile per chi ha governato, ma non c’è nulla di quanto è stato fatto da nascondere o da rinnegare: ora bisogna spiegare quali saranno i prossimi passi e dire chiaramente che si deve e si può cambiare passo recuperando una visione meno rancorosa e meno individualistica.
La legge elettorale può non piacere e può essere considerata un autogol da parte del PD, ma il voto dei cittadini rimane la pietra angolare su cui costruire il futuro del nostro Paese; saranno i cittadini a decidere a chi affidare il nostro Paese per i prossimi 5 anni.
Per questo, nei prossimi due mesi, è fondamentale spiegare bene quale Italia abbiamo in mente per il 2023 e anche oltre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *