Lombardia laboratorio per il futuro

13 dicembre 2017 di fabio pizzul

Che cosa pensano i cittadini della Lombardia?
E’ la domanda al centro del Rapporto di ricerca presentato ieri al Pirellone e commissionato dal Consiglio regionale, ormai al termine della X legislatura. I dati raccolti dall’Istituto Piepoli, evidenziano una regione alle prese con un marcato invecchiamento, un vero e proprio blocco delle nascite e una evidente difficoltà dei giovani ad entrare nel mondo del lavoro. I problemi più sentiti sono quelli che conosciamo: la mobilità, l’inquinamento e la sicurezza (sempre più collegata all’immigrazione). Si legge un maggiore ottimismo sul fronte del lavoro, sia a livello di prospettive personali, sia per la possibilità di trovarne eventualmente uno nuovo in caso di licenziamento. Ma la parte più interessante del Rapporto è quella che guarda al futuro.Una sintesi del Rapporto curata dalla struttura stampa del Consiglio regionale

Sulla base delle indicazioni emerse dalle interviste e dai focus group, emerge l’esigenza di una maggiore semplificazione della vita per cittadini e imprese, di una rilettura dell’offerta sociale alla luce delle modificate condizioni della popolazione, di una maggiore cura del territorio e di iniziative che contrastino l’isolamento e la solitudine crescente dei singoli.
Tutta da approfondire, in particolare, l’indicazione conclusiva del Rapporto che vi rilancio per come è stata scritta nella sintesi presentata ieri:

“avvio di un vero e proprio “Laboratorio Lombardia” quale modalità di coinvolgimento diretto dei cittadini. La proposta parte dalla consapevolezza  della condizione privilegiata in ui si trova la Lombardia rispetto al resto d’Italia grazie alla capacità mostrata di reazione alla crisi dell’ultimo decennio e alle maggiori prospettive di sviluppo che presenta. Si ha quindi un terreno adatto a creare un’occasione di sperimentazione con i cittadini delle iniziative messe in campo nei vari ambiti, al fine di accompagnare e sostenere le risposte dal basso, attivare e favorire l’innovazione sociale, trasformare la domanda di socialità in una possibile risposta allo sviluppo di welfare comunitario”.

Indicazioni interessanti che mi suscitano però una domanda: quello delineato è mestiere delle istituzioni o di qualcun altro? Pensare che debba essere la regione a mettere in campo iniziative nel senso del coinvolgimento dei cittadini è senz’altro una prospettiva affascinante, ma non segna forse la sconfitta degli enti locali e delle realtà di rappresentanza politico sociale?
Un ulteriore segnale di una disintermediazione ormai compiuta e di un individualismo che anche i lombardi percepiscono come un problema.

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