Rapporto ISMU sull’immigrazione: riflessioni serie, ma nessuno ne parla

7 dicembre 2017 di fabio pizzul

E’ la solita miniera di dati sull’immigrazione, ma non ne ha parlato quasi nessuno, men che meno la Regione. Il ventitreesimo Rapporto ISMU è stato presentato martedì scorso a Milano, ma non ha conquistato i titoli dei giornali. Forse perché riconduce il fenomeno immigrazione a una dimensione razionale, non compatibile con quello di cui sono affamati media e dibattito politico. Nonostante il clamore mediatico, infatti, i dati statistici mostrano come la popolazione straniera in Italia sia sostanzialmente stazionaria. Il Rapporto si è occupato anche di estremismo islamico e, anche in questo caso, si è proposto come voce fuori dal coro.
La Fondazione ISMU e il Rapporto sono sostenuti e finanziati da Regione Lombardia e alla presentazione di martedì è intervenuta Simona Bordonali, assessore regionale alla Sicurezza, non ho visto, però, neppure un misero comunicato da parte della Regione. Tra venti comunicati pubblicati, un piccolo spazio poteva anche averlo, ma forse, per chi sull’immigrazione urla più che ragionare, non c’era la notizia…

Dal confronto con quanto osservato lo scorso anno si rileva solo un modesto incremento del numero di stranieri presenti in Italia (+87mila). La crescita, secondo il Rapporto, sembra attribuibile per lo più alla crescita della componente irregolare (+56mila), che dovrebbe aver risentito, come nel precedente biennio 2014-2015, dell’apporto di chi, giunto clandestinamente in Italia via mare, vi è poi rimasto senza poter o voler attivare alcuna richiesta di autorizzazione al soggiorno.
In Italia si parla ormai solo di sbarchi e clandestini, spesso associando questi temi all’impoverimento degli italiani e alla criminalità, ma la realtà è ben più complessa di come la si vede o la si vuol vedere.
La migrazione resta un fenomeno che coinvolge persone e famiglie e come tale, si legge nel Rapporto, va affrontato con delicatezza e comprensione. Conoscerlo a fondo è il modo migliore per governarlo e valorizzarlo. E gli aspetti statistici, solo se affrontati con un approccio oggettivo e onesto, possono aiutarci a farlo.
Il Vetitreesimo Rapporto Fondazione ISMU stima che la popolazione straniera in Italia abbia raggiunto, al 1° gennaio 2017, 5 milioni e 958mila unità di presenze.
Se nel 2016 gli arrivi via mare sono diminuiti drasticamente in seguito all’accordo UE-Turchia, che ha di fatto interrotto il flusso sulla cosiddetta rotta balcanica, l’emergenza migranti non è certo risolta. Le gravi crisi che hanno colpito numerosi Stati del continente africano e di ampie aree del Medio Oriente hanno continuato a determinare un notevole afflusso di migranti in Italia, che è ritornata a essere la principale porta per l’Europa nel Mediterraneo, anche se a partire dall’estate 2017, in controtendenza rispetto al passato, si è registrato un deciso decremento degli arrivi.
Il Rapporto dedica un intero capitolo al tema dell’estremismo islamico, analizzandone le connessioni con il fenomeno migratorio. Al di là dei dati numerici, c’è anche il tentativo di ipotizzare strade efficace per il contrasto al fenomeno sulla base delle iniziative di prevenzione e di contrasto all’estremismo violento e alla radicalizzazione jihadista adottate in vari paesi europei. In proposito, un approccio che gli autori del Rapporto ritengono particolarmente efficace è quello delle cosiddette narrazioni alternative, la più olistica (capace di tenere assieme i diversi aspetti del problema) tra le diverse strategie elaborate, in quanto volta a “smontare” o a “sgonfiare” la plausibilità dell’opzione jihadista sia agendo sul piano delle “idee” radicali, sia agendo sulle dinamiche relazionali entro le quali tali idee si rafforzano e si diffondono. Come dire: l’intelligence e la repressione servono, ma non sono efficaci senza una più ampia azione di carattere sociale ed educativo.
Sull’immigrazione si vincono o si perdono le elezioni, ma questa considerazione non deve sottrarre nessuno dal compito di comprendere e governare un fenomeno che non è certo passeggero.
Qualche parola anche sulla gestione dei richiedenti asilo o, comunque, di coloro che arrivano sul nostro territorio.
L’ospitalità nei centri di prima accoglienza e nelle strutture temporanee non è efficiente e neppure conveniente. Secondo ISMU, è necessario promuovere e incentivare sempre più il modello di accoglienza diffusa proposto nell’ambito del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). ISMU ha messo in evidenza come, infatti, l’accoglienza straordinaria aumenta i costi e abbassa i livelli di tutela; essa inoltre, solitamente, porta a soluzioni a livello dei singoli territori spesso non razionali e non condivise con gli enti locali.
Nel Rapporto non manca anche uno sguardo internazionale, a partire, come scrive il professor Cesareo nell’introduzione, “dalla necessità di una maggior presenza dell’Europa, non solo per contribuire a ridurre le cause (emigrazioni) dei flussi sulle rotte mediterranee, e di conseguenza per ridurne gli effetti (immigrazioni), ma anche per svolgere un ruolo più attivo di collaborazione, ma pure concorrenziale, con altri Paesi, potenziando organici programmi di sviluppo e co-sviluppo, nella consapevolezza che essi non produrranno effetti in tempi rapidi, per cui occorre realisticamente prevedere che le emigrazioni continueranno, emigrazioni di cui peraltro l’Europa che invecchia ha e continuerà ad avere sempre bisogno”.
Il nostro dibattito pubblico è molto distratto su questi temi. Il recente Summit di Abuja (29-30 novembre), ad esempio, ha rappresentato una svolta significativa nelle relazioni tra Europa e Africa, ma in pochi lo abbiamo notato, impegnati come siamo ad azzuffarci su quello che accade a un palmo dal nostro naso.
Al vertice hanno partecipato 28 Paesi Europei e 54 dell’Unione Africana, è durante gli incontri è stato affrontato il tema della gioventù: nel 2015 gli africani compresi tra i 15 e i 24 anni erano 226 milioni e si prevede che nel 2030 aumenteranno del 42%.
Anche se con grave ritardo, va segnalato che sta aumentando la consapevolezza, da parte dei Paesi europei, che l’intero continente africano assume un rilievo vitale per l’Europa. Un segnale si coglie dal piano europeo di investire oltre 40 miliardi per progetti in Africa. Va anche segnalato che il 1° dicembre scorso si è avviata l’istituzione di un Erasmus del Mediterraneo con i Paesi del Nord Africa.
Una considerazione finale va all’Europa.
In questi giorni, come scrive Federico Fubini sulla prima pagina del Corriere della Sera di oggi, si sta giocando una partita importante per i futuri equilibri dell’Unione, ma in Italia pare non se ne accorga nessuno, visto che siamo più concentrati sulle nostre vicende politiche interne tra la rinuncia di Pisapia, l’abbandono di Alfano e le diatribe tra Berlusconi e Salvini sull’incontro natalizio.
Eppure la sfida dell’immigrazione, e non solo quella, va gestita a livello europeo e singoli Stati membri che agiscano in ordine sparso sono destinati a soccombere di fronte a un fenomeno epocale. Solo un’Unione Europea effettivamente unita e forte – con una politica estera comune – può costituire il principale e autorevole interlocutore in rappresentanza del nostro continente anche per quanto riguarda le migrazioni. Più in generale, chiosa il professor Cesareo, tale unità è indispensabile perché l’Europa possa assumere un ruolo di protagonista all’interno dell’assetto mondiale che si sta delineando e quindi si possa confrontare alla pari con le più rilevanti realtà macroregionali del nostro pianeta.
Ma qualcuno, qui da noi, continua a pensare che basti dire “via gli immigrati” per risolvere i problemi. E riesce pure a ottenere credito…

5 dicembre: Presentato il “Ventitreesimo Rapporto sulle migrazioni 2017”

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