Reddito di inclusione: tante domande, ma le risposte?

4 dicembre 2017 di fabio pizzul

Dallo scorso primo dicembre è possibile fare richiesta per il REI, il reddito di inclusione. Fin dalle prime ore i patronati sono stati molto frequentati, a testimonianza del fatto che la misura era molto attesa. Molte le richieste anche in Lombardia, dove si stima che potranno essere interessate circa 18mila famiglie. I fondi stanziati dal Governo sono un segnale importante, ma il Rei non funzionerà se non saranno attivati tutti i servizi che lo supportano.

Al momento, si sono mossi gli enti locali e le realtà sociali del territorio, ma manca ancora un ruolo attivo da parte della regione.

E’ quanto hanno osservato questa mattina, nel corso del convegno “Il contrasto alla povertà in Lombardia”, Acli Lombardia, Actionaid, Aggiornamenti Sociali, Anci Lombardia, Azione Cattolica di Lombardia, Banco Alimentare Lombardia, Caritas Lombardia, Cisl Lombardia, Cgil Lombardia, Confcooperative Lombardia, Inps Lombardia, Società San Vincenzo de Paoli Lombardia, Uil Milano e Lombardia. Tutte associazioni aderenti all’Alleanza contro la povertà.

Perché il Rei possa risultare efficace, occorre un significativo investimento sulle infrastrutture dei servizi del territorio e un’effettiva interazione tra le diverse politiche sociali, sanitarie, del lavoro, della formazione e abitative, di tutti i diversi soggetti istituzionali, regione, comuni, l’Inps e soggetti del terzo settore con i rappresentanti del mondo del lavoro.

Il punto di partenza per la nuova misura di inclusione sociale non può che essere il monitoraggio sull’attuazione del Sia, il Sostegno per l’inclusione attiva, avviato, anche in Lombardia, poco più di un anno fa.

Secondo i dati presentati durante il convegno, la misura di contrasto alla povertà ha coinvolto 91 aggregazioni di Comuni per la gestione dei servizi sociali (ambiti) su 98, vale a dire il 93% del territorio, e interessato 11.167 cittadini lombardi, su 26.657 che hanno presentato domanda.

L’esperienza del Sia ha evidenziato fragilità e difficoltà di gestione dei servizi sociali territoriali, a partire dalla carenza di risorse umane: gli assistenti sociali presenti in Lombardia sono poco meno di 2.000 ed operano in 1.523 comuni della Lombardia.

Il monitoraggio dell’applicazione del Sia ha anche evidenziato parecchie difficoltà nella definizione dei progetti personalizzati e nella collaborazione tra servizi sociali, mondo della formazione e centri per l’impiego.

Le realtà promotrici del convegno di questa mattina hanno per questo evidenziato alcune attenzioni che ritengono fondamentali per un’efficace applicazione del Rei:

– La programmazione regionale dei servizi è necessaria perché il ReI si strutturi come livello essenziale delle prestazioni, a partire da una uniforme rete di punti di accesso, omogenee modalità operative per la valutazione multidisciplinare;

– L’investimento nelle infrastrutture ed il rafforzamento dei servizi sociali sul territorio saranno fondamentali per garantire lo sviluppo di percorsi di inclusione e riattivazione delle persone e delle famiglie.

– Con 1.523 comuni in Lombardia, di cui oltre il 50% sotto i 3.000 abitanti, sarà importante promuovere una gestione del ReI a livello di ambito, anche al fine di uniformare le modalità di accesso, i sistemi di valutazione, lo sviluppo di reti per l’interazione tra i servizi.

-Le Istituzioni devono assicurare il coinvolgimento degli enti del terzo settore, delle parti sociali, delle forze produttive del territorio e della comunità per promuovere e realizzare al meglio gli interventi di lotta alla povertà e i percorsi di accompagnamento verso l’autonomia.

– L’attuazione del Rei in Lombardia rappresenta occasione per rilancio del percorso di mappatura delle prestazioni sociali erogate, ovvero dell’attuazione dell’evoluzione del casellario assistenziale ora Siuss (sistema informativo unico servizi sociali)

Regione Lombardia, fino ad oggi, non ha risposto alle sollecitazioni degli altri soggetti che sono coinvolti nell’attuazione del Rei.
Perché possano davvero essere efficaci, le misure di contrasto alla povertà devono vedere in coordinamento di tutte le istituzione e la razionalizzazione di tutte le misure esistenti.
Per essere ancora più chiari: il Reddito di Autonomia di Regione Lombardia dovrebbe essere coordinato con il Rei. Ma su questo fronte Regione Lombardia, per il momento, tace.

3 commenti su “Reddito di inclusione: tante domande, ma le risposte?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *