Nuova legge per un carcere più aperto al territorio

14 novembre 2017 di fabio pizzul

E’ stata approvata oggi in Consiglio regionale, con il voto favorevole del Pd, la legge di revisione della Legge 8/2005 ossia quella che disciplina la tutela delle persone sottoposte a provvedimento dall’Autorità giudiziaria. Le risorse messe a disposizione non sono sufficienti, ma la nuova legge riconosce le attività fatte nelle carceri nel campo della formazione e dell’accompagnamento lavorativo e il contributo del volontariato.

Nonostante le risorse in dotazione al provvedimento siano totalmente al di sotto delle necessità e questa legge non intervenga nel rafforzamento, per noi necessario, della figura del Garante dei detenuti che oggi coincide con il Difensore Civico Regionale, nel complesso il lavoro fatto è positivo.
L’obiettivo che ci si è posti è infatti far sì che quel muro che c’è ancora oggi tra il carcere e il resto delle nostre città sia presto superato. La Legge 8 del resto aveva bisogno di essere aggiornata, in virtù delle modifiche fatte a livello nazionale e delle modifiche fatte a livello sociosanitario in Regione Lombardia: ben venga allora questa legge. Carcere e territorio devono essere sempre più collegati tra loro per portare al recupero effettivo delle persone, dato che, in presenza di pene alternative, le recidiva crolla arrivando addirittura a scendere sotto il 30%. Mi auguro che i progetti che vanno in questa direzione possano essere resi strutturali.
Sono stati approvati, nonostante il voto contrario del centrodestra, alcuni emendamenti che chiedono un maggiore impegno nella mediazione culturale all’interno delle carceri e l’attenzione ai detenuti di altre lingue e culture.
Ha ottenuto il sì dell’assemblea anche un ordine del giorno del Pd che chiede l’impegno della Giunta ad attivarsi presso il Ministero per chiedere un rafforzamento del personale nei tribunali di sorveglianza di Milano e Brescia, oggi in grande sofferenza per carenza di personale amministrativo e di magistrati. Queste carenze rischiano di rallentare la concessione di misure alternative al carcere, mettendo in discussione il percorso di recupero di molti detenuti e aggravando il già critico sovraffollamento delle carceri lombarde.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *