Tendere al massimo bene possibile

13 novembre 2017 di fabio pizzul

Da anni, a livello ecclesiale, si parla di “discernimento comunitario”, ovvero della necessità di aiutarsi a comprendere quello che sta accadendo attorno a noi, andando oltre una superficialità che pare ormai dominare un po’ ovunque. Per dirla in termini laici, si tratta della necessità di non maturare giudizi individuali (e individualistici) e di promuovere un confronto con gli altri.
Perché, vi chiederete, mi sono imbarcato in queste considerazioni?
Perché ho intercettato un decalogo per il “discernimento comunitario” che può farci riflettere.

Lo ha proposto ai presidenti diocesani di Azione Cattolica riuniti a Bologna l’assistente generale della stessa associazione, mons. Gualtiero Sigismondi.
Vi invito a leggerlo e rifletterci un po’ sopra.
Che cosa dovrebbe essere, tra l’altro, la politica se non una continua opera di “discernimento comunitario”?

1. Stimare gli altri superiori a se stessi gareggiando nel sopportarsi a vicenda nell’amore.
2. Saper nutrire un po’ di diffidenza verso il proprio giudizio.
3. Trovare soluzioni condivise cercando i punti di convergenza a partire da quelli di tangenza tendendo al massimo bene possibile e non al minimo indispensabile.
4. Coniugare analisi e sintesi: “non basta utilizzare il telescopio ma anche il microscopio” perché il tutto è più importante della parte.
5. Riconoscere che un’individuazione dei fini da sola non basta senza i mezzi concreti per raggiungerli.
6. Avere memoria del futuro interpretando “i sogni degli anziani e le visioni dei giovani” senza cedere la Parola alla nostalgia e all’utopia perché entrambe soffocano la profezia.
7. Avere l’umiltà di avviare processi a lunga scadenza senza lasciarsi superare dall’ossessione di raggiungere risultati immediati.
8. Imparare a tendere l’orecchio alla Parola di Dio e a sentire il polso del tempo e della vita.
9. Avere la serena consapevolezza che tutto concorre al bene.
10. Tenere insieme dottrina e pastorale.
Andiamo allora in Galilea abbandonando le nostre certezze e il nostro sentirci “evangelizzatori di professione” e accreditandoci non come portatori ma come cercatori di Cristo!

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