Accompagnare i condannati sul territorio

18 ottobre 2017 di fabio pizzul

Sfido chiunque a considerare la presenza di un condannato come elemento di potenziale maggiore sicurezza per un territorio. Eppure i dati sono chiarissimi: la recidiva di un reato si riduce al 17% se si adottano misure alternative, mentre è del 67% se la detenzione viene scontata dietro le sbarre fino a fine pena. Sono dati che emergono da una ricerca commissionata dal Sole 24 Ore nel 2014. Per misure alternative si intendono modalità di esecuzione della pena che consentono ai soggetti che abbiano subìto una condanna definitiva di scontare tutta la pena (o una parte di essa) fuori del carcere. Regione Lombardia da anni prevede misure per favorire il reinserimento dei detenuti e proprio oggi in commissione Bilancio è stata approvata la norma finanziaria della nuova versione della legge “Disposizioni per la tutela delle persone sottoposte a provvedimento dell’Autorità giudiziaria”. Mi sono astenuto, perché il finanziamento previsto è troppo esiguo e ammonta a circa 1.600.000 euro annui, ben al disotto della soglia minima di 2 milioni che ci è stato detto essere il minimo per mantenere le attività fin qui svolte.

Le misure alternative alla detenzione possono essere concesse solo ai condannati definitivi (per i quali la sentenza di condanna è ormai irrevocabile) e sono state previste dal legislatore per facilitare il reinserimento sociale dei condannati nella società civile. Le principali misure sono l’affidamento in prova al servizio sociale, la detenzione domiciliare e la semilibertà. Spesso vengono considerate come un “regalo” ai detenuti, ma non sono nient’altro che un modo diverso per scontare una pena che non viene cancellata o resa meno certa.
Quelli che ho appena sintetizzato sono ragionamenti difficili da fare nel contesto nel quale viviamo, perché pare che ormai l’unica strada possibile per generare una percezione di sicurezza sia quella di promettere carcere duro e il più possibile lungo. Ogni altro discorso viene tacciato di “buonismo” e annoverato tra i possibili favori a chi delinque e trova in Italia il “Paese del Bengodi”.
Abbassare il tasso di recidiva è però un obiettivo importante per creare vera sicurezza.
Per ottenere questi risultati non basta però concedere le pene alternative; i detenuti vanno accompagnati nel loro percorso di recupero e non si può certo negare che possano incorrere anche in fallimenti.
La Sesta Opera San Fedele, associazione di volontariato carcerario promossa dai Gesuiti, propone nel mese di novembre un corso per volontari penitenziari che operino all’esterno delle carceri lombarde, in affiancamento a chi sta scontando una pena alternativa. Il titolo è già programmatico: “accompagnare i condannati sul territorio”. Obiettivo è trasformare quella che comunemente vien considerata una minaccia alla sicurezza in occasione di sicurezza diffusa e condivisa.

PROGRAMMA Corso Misure Alternative 2017

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