Formazione tra scuola e lavoro

14 ottobre 2017 di fabio pizzul

Palazzo Lombardia ha ospitato ieri il convegno nazionale dell’ente formativo dei Salesiani (CNOS FAP) dal titolo “Formazione e percorsi duali: valore, evoluzione e crescita di un sistema”. Un’occasione per fare il punto sulla cosiddetta via italiana al sistema duale, che tenta di rafforzare il collegamento e la collaborazione tra mondo della scuola e aziende. L’obiettivo è quello di facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Tanti gli spunti interessanti emersi durante la mattinata che è stata conclusa dagli interventi di Maurizio Drezzadore, Consulente del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di Valentina Aprea, Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia e di don Stefano Martoglio, consigliere per la Regione Mediterranea della congregazione salesiana.

Vi propongo una rapida e incompleta sintesi dei principali interventi.

Alessandro Rosina, Università cattolica di Milano
L’italia ha meno giovani degli altri paesi europei e li “usa “ peggio: il fenomeno dei Neet è lì a dimostrarlo.
Prospettive su cui lavorare per superare questo triste record:
– work based learning
– life skills (riduzione dello skill missmatch)
– dare opportunità a tutti
La formazione professionale può giocare un ruolo determinante.

sr. Alessandra Smerilli, Pontificia facoltà Auxilium
Il lavoro racconta la nostra identità meglio di qualsiasi altra cosa.
La formazione professionale deve modificarsi e anticipare le competenze necessarie per il mondo del lavoro.
E’ necessario formare perché gli antichi mestieri siano interpretati in modo nuovo.
Per recuperare la centralità del lavoro può essere importante costruire un approccio economico che superi il principio della non sazietà e introduca un limite all’idea che ci possa essere uno sviluppo infinito. Per questo è importante stabile una connessione tra “buono” e sostenibilità.
Nelle realtà formative va premiato e promosso il valore delle persone; parlare di meritocrazia può essere rischioso, perché significa misurare tutto a partire dal merito e non dalla persona.

Arduino Salatin, Invalsi
La formazione professionale deve porre attenzione ad alcune questioni decisive:
– la pluralizzazione dell’utenza
– la necessità di accompagnare le trasformazioni
– lo sviluppo di nuove competenze
– l’occupabilità dei giovani
– l’integrazione tra formazione e politiche attive per il lavoro

Ermanno Rondi, Confindustria
Serve fare vero orientamento per i ragazzi a partire da competenze, attitudini e numeri del lavoro (ovvero posti di lavoro disponibili).
Più che un vero e proprio sistema duale, quello pensato in Italia è un approccio duale alla formazione.
Da qui a 5 anni non avremo giovani formati da inserire nei settori che cercheranno lavoratori; le stime (su dati Exclesior) parlano chiaro:
– meccanica: 94.000 occupabili, di cui il 40% diplomati e il 60% laureati
– alimentare: 49.000 occupabili (di cui 13.500 diplomati)
– tessile: 47.000 occupabili (di cui 5.000 diplomati)
– ICT: 77.000 occupabili (di cui 33.000 diplomati)
Negli attuali percorsi formativi non abbiamo i giovani necessari a coprire questi posti.

Sono solo alcuni appunti, come dicevo, non completi ed organici, ma offrono già così interessanti spunti di riflessione e possibili approfondimenti.

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