L’Arcivescovo di Milano e il Referendum per l’autonomia

6 ottobre 2017 di fabio pizzul

Sfogliando distrattamente la rassegna stampa di oggi, mi sono bruscamente interrotto di fronte a un titolo che non poteva passare inosservato: “L’Arcivescovo benedice il referendum lombardo”. Il fatto di vedere schierato il neo arcivescovo di Milano a favore del referendum per l’autonomia, devo confessarlo, mi ha lasciato senza parole. Ma una notizia è una notizia e la realtà non si può discutere.

Riavutomi dallo shock, mi sono addentrato nell’articolo e ho trovato anche le dichiarazioni del presidente Maroni. Cito: “il vescovo di Milano definisce anche il referendum un’”occasione” per riflettere e per esprimersi sull’assetto istituzionale della società civile. Insomma, nessun anatema, tutto al contrario”.
E arriva subito anche la dichiarazione di Maroni: “Citare il referendum e chiamarlo Referendum per l’autonomia e non referendum consultivo è segno di attenzione e anche di interesse”.
La giornalista, più avanti, dopo aver ricordato come la responsabilità politica della consultazione è prima di tutto di Maroni, precisa: “invitare a riflettere sul referendum per l’autonomia, come fa Delpini, non vuol dire essere favorevoli al sì, ma almeno spingere ad interrogarsi sulla domanda” che poi riporta per intero nell’articolo. Il pezzo si conclude con un’altra citazione della lettera pastorale di Delpini in cui si richiama i cristiani a non sottrarsi al discernimento nella metropoli con una chiosa molto significativa della giornalista: “E sì, partecipazione quando si è chiamati al voto”.
Non per non fidarmi, ma ho voluto andare alla fonte e leggere la lettera pastorale dell’Arcivescovo, intitolata “Vieni, ti mostrerò la Sposa dell’Agnello”.
E’ un testo di 27 pagine in cui mons. Delpini, dopo aver proposto una breve esegesi del capitolo 21 dell’Apocalisse, invita, come ha fatto nell’omelia del suo ingresso in diocesi, a contemplare le opere dell’amore di Dio in mezzo a noi e a vivere la sinodalità, ovvero la voglia di camminare assieme.
Indica poi alcune priorità da perseguire: la cura della Messa domenicale, l’attenzione ai giovani e la necessità di interrogarsi e riflettere su quanto accade nella società. Nella paginetta dedicata a quest’ultima priorità, l’Arcivescovo invita alla solidarietà, all’ecologia integrale, al dialogo e alla collaborazione tra i vari soggetti secondo la logica della pluriformità nell’unità cara al suo predecessore, il cardinal Scola. Ed ecco arrivare le 6 righe (su 27 pagine) che hanno portato “Il Giornale” a dire che avrebbe benedetto il referendum: “L’avvicinarsi di consultazioni importanti per le istituzioni politiche e amministrative offre una occasione per riflettere, confrontarsi, esprimersi sugli aspetti istituzionali della società civile (Referendum per l’autonomia) e sulla situazione e prospettive politiche del Paese (elezioni politiche, regionali e nazionali)”. Tutto qui.
Cosa avrebbe dovuto fare mons. Delpini, far finta che il referendum non esistesse? Dire ai fedeli ambrosiani di non riflettere, confrontarsi, esprimersi sugli aspetti istituzionali?
Di inviti a partecipare al voto, a patto che io non abbia tra le mani un testo diverso rispetto a quello arrivato in redazione a “Il Giornale”, neppure l’ombra.
Quanto a Maroni che si rallegra e considera un gesto di attenzione l’aver definito il referendum con il suo nome proprio, mi vien da sorridere: con tutto quello che ha speso e sta spendendo la regione per comunicare il titolo corretto “Referendum per l’autonomia” ci mancava anche che il nuovo vescovo di Milano sbagliasse a citarlo.
Scusate, ma mi pare che dalle parti della maggioranza e degli organi di informazione che la sostengono, la strumentalizzazione stia diventando un’abitudine: passi raccontare cose improbabili riguardo gli effetti della consultazione, ma arruolare anche l’arcivescovo di Milano…
Riavutomi dallo shock da rassegna stampa, mi ritrovo confermato nell’ipotesi di lasciare ad altri la responsabilità di fiancheggiare Maroni: dopo aver riflettuto ed essermi confrontato, seguendo il consiglio dell’Arcivescovo, mi esprimo nuovamente: il 22 ottobre non andrò a votare.

Un commento su “L’Arcivescovo di Milano e il Referendum per l’autonomia

  1. Mario Rossi

    Caro Fabio, il tuo ragionamento non fa una grinza e anch’io sono arrivato alle stesse tue conclusioni. Con una variante alla fine: io a votare andrò per dire NO. Questo per evitare che Maroni alla fine possa dichiarare che sì, c’è stato un po’ di astensionismo ma che i lombardi hanno approvato il referendum con il 98 per cento.

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