Sugli arresti di Seregno e l’ennesima ombra di ‘ndrangheta in Lombardia

27 settembre 2017 di fabio pizzul

Le notizie che arrivano dalla Brianza e, in particolare, da Seregno lasciano attoniti. I 24 provvedimenti cautelari a carico di imprenditori e politici, tra cui il sindaco di Seregno (che ieri sera ha presentato le dimissioni) ci danno l’immagine di un sistema opaco di relazioni tra politica e affari in cui pare aver avuto gioco facile la malavita organizzata che, ormai lo sappiamo, è alla continua ricerca di territori in cui infiltrarsi. Faccio mie le parole dell’amico Gianni Girelli, presidente della Commissione regionale antimafia: “Dobbiamo uscire dalla fase della semplice consapevolezza, che ha sostituito quella della negazione, per entrare nella fase della ferma risposta. Agire in maniera preventiva da parte della politica e delle istituzioni diventa una necessità, tanto più che la Lombardia è diventata luogo d’azione di nuovi modelli mafiosi. In gioco c’è la tenuta del nostro modello socioeconomico in termini di competitività, trasparenza e rispetto delle regole, ma anche la credibilità del nostro sistema istituzionale e politico che non può subire ulteriori delegittimazioni. Non spetta a noi giudicare, lo faranno le autorità deputate, ma spetta alla politica e alle istituzioni agire con fermezza.
Spiace e rattrista vedere una volta ancora indagato un consigliere regionale di maggioranza, l’ex vicepresidente e assessore Mario Mantovani di “questa” giunta e non della “precedente” come ha scritto il Corriere. Mantovani ha tutto il diritto di dichiararsi “parte lesa” in questa vicenda (lasciamo ai magistrati il giudizio), ma un po’ troppo spesso risulta essere “parte” in vicende e relazioni che non dovrebbero avere nulla a che fare con la politica. O almeno con quella che io ritengo debba essere la politica.

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