La sfida della cultura 4.0

21 settembre 2017 di fabio pizzul

Industri 4.0, rivoluzione 4.0, connettività e internet delle cose… Se ne parla molto, ma ci stiamo davvero preparando alle novità che abbiamo già a portata di mano? Ne abbiamo parlato in un convegno al Pirellone e la grande partecipazione ha confermato che c’è grande interesse per il tema e altrettanta voglia di capire. Vi offro una sintesi del dibattito invitandovi a inviarmi idee, impressioni e storie di cultura 4.0 che avete avuto modo di conoscere.L’incontro si è tenuto il 18 settembre presso la sala Gonfalone del Pirellone.

Siamo ormai nel pieno della cosiddetta rivoluzione 4.0, ovvero del quarto cambio di paradigma industriale della modernità. Dopo la rivoluzione industriale di inizio ‘800 con l’introduzione del movimento meccanico azionato dal vapore, l’arrivo di elettricità e prodotti petroliferi di inizio ‘900, la rivoluzione dell’elettronica degli anni ’70, oggi, e soprattutto domani, siamo alle macchine intelligenti e connesse.

Un cambiamento già in atto che ha però bisogno di essere diffuso e accompagnato: per questo la dimensione formativa assume un’importanza strategica.
Se ne è parlato lunedì scorso in un convegno ospitato dal Pirellone e promosso dai gruppi del PD in Parlamento Europeo, alla Camera e in Lombardia.

L’Europa punta molto sull’industria 4.0 e, come ha spiegato l’onorevole Patrizia Toia, a livello europeo si sono già definite regole, infrastrutture e tecnologie; la sfida è ora quella di far crescere il capitale umano e la formazione è uno dei pilastri della rivoluzione 4.0.

Secondo l’assessore lombardo alla formazione e al lavoro Valentina Aprea, è importante incentivare gli investimenti e puntare su formazione e aggiornamento permanente. In Lombardia è stato creato un Forum permanente sul 4.0 che attua un monitoraggio continuo. L’assessore si è detta particolarmente fiera dei risultati raggiunti con l’apprendistato e con la creazione di una filiera completa per la formazione professionale sui cinque anni, grazie soprattutto agli IFTS (Istituti di Formazione Tecnica Superiore).

L’on. Vinicio Peluffo ha ricordato l’impegno del Governo nella costruzione della via italiana all’industria 4.0.
Il Governo nel 2017 ha favorito la crescita degli investimenti con incentivi mirati. La Cabina di regia sul digitale sta dando i suoi frutti. Secondo Peluffo, è ora necessario accelerare sulle competenze e investire su una filiera formativa che va completata, ma l’intervento in questo campo appare particolarmente complicato.

Il provveditore agli studi di Milano Marco Bussetti ha portato all’incontro la voce della scuola in cui è sempre più necessario parlare di innovazione digitale. La scuola sta cambiando, ha affermato Bussetti, ma bisogna puntare su azioni concrete, a partire da strumenti già esistenti come i debate (corporative learning, peer education), le flipped classrooms, il tinkering, lo stem e l’alternanza scuola-lavoro. Lasciamo ai più curiosi il compito di approfondirne le tecniche e il significato, quello che è emerso chiaro dall’intervento di Bussetti è che la scuola deve diventare una smart community. Per questo è necessario valorizzare le esperienze territoriali e l’ambito territoriale di Milano, nelle intenzioni del suo direttore, si propone come laboratori per l’innovazione.

Un attento osservatore del mondo digitale come Luca De Biase del Sole 24 Ore ha ironicamente ammesso che, una volta tanto, il Governo è riuscito davvero a promuovere l’innovazione con i provvedimenti varati per il piano per l’industria 4.0. Secondo il giornalista, che sta realizzando un’inchiesta sul tema attraverso un viaggio tra le realtà produttive più innovative del Paese, il lavoro del futuro è tutto da scoprire.
La realtà produttiva italiana ci dice che macchine non sostituiscono gli uomini, ma li fanno lavorare meglio. Le aziende investono in automation e governano meglio la loro produzione, così il lavoro può diventare migliore per gli umani. Un altro dato di fatto incontrovertibile, secondo De Biase è che, se non investono in innovazione, le aziende vanno male. Sarà sempre più necessario presidiare i processi produttivi, per questo non è del tutto fuori luogo una battuta della segretaria CGIL Camusso che ha evocato la necessità di contrattare l’algoritmo. Per quanto riguarda la formazione 4.0, a giudizio di De Biase, è qualcosa di più articolato rispetto ai percorsi tradizionali, perché per creare cultura dell’innovazione servono fondamenti forti e solidi più che specializzazione.

Secondo Cristiano Radaelli, rappresentante di Assolombarda, la parola chiave per la rivoluzione 4.0 è connessione. Compito delle istituzioni è poi quello di chiedersi di quali cittadini avremo bisogno in futuro: servirà sempre più capacità di creare innovazione e attitudine all’innovazione. Dal punto di vista imprenditoriale si dovrà essere capaci di dare valore all’impresa. Troppo spesso, negli ultimi anni, secondo Radaelli, le start-up sono state considerate dal punto di vista del marketing, devono invece diventare veri elementi di innovazione. Non è mancata, da parte del rappresentate di Assolombarda una provocazione di carattere culturale: quello delle competenze digitali rischia di essere tema abusato, meglio parlare di pensiero digitale (e, magari, anche di ambiente digitale).

Presente all’incontro anche l’assessore alle attività produttive di Milano Cristina Tajani che ha ricordato come l’amministrazione abbia già da tempo investito sulla dimensione 4.0 con il progetto Manifattura Milano. Compito di tutti gli attori milanesi è quello di trovare assieme i modi e creare le condizioni perché l’innovazione digitale non risulti minacciosa. La sfida è quella di coniugare tecnologie e lavoro dell’uomo.
Le tecnologie digitali, ha ricordato Tajani, ci danno la possibilità di personalizzare i prodotti e la produzione e questa è una grande opportunità per recuperare aree urbane con produzioni che sono compatibili con spazi e ambiente urbano.

L’on. Simona Malpezzi, responsabile del dipartimento scuola del PD nazionale, è partita da alcune domande che considera fondamentali: la scuola è pronta alla sfida del tempo e della velocità del cambiamento? I suoi ritmi sono compatibili con un’innovazione che corre? Non sono questioni banali, visto che il 65% degli studenti di oggi faranno un lavoro che oggi non esiste ancora. Può rispondere a tutto questo uno scuola ancora così rigida come la nostra? Si è chiesta ancora Malpezzi. Se non innova se stessa, come può la scuola recepire l’innovazione?

La consigliera regionale del Patto Civico Daniela Mainini ha evidenziato come sia assolutamente necessario puntare più sulla proprietà intellettuale che sulla proprietà industriale. Serve per questo un nuovo paradigma di conoscenza che faccia perno sulle potenzialità del mondo della rete. Secondo Mainini, dobbiamo essere capaci di intercettare il cambiamento per non subire passivamente la crisi. Le resistenze non mancano mai e la consigliera civica ha portato l’esempio dellle imprese del settore ceramico che, molto resistenti all’innovazione, hanno poi scoperto come l’innovazione 4.0 abbia consentito loro di risparmiato scarti, rifiuti e di essere molto più efficienti nella produzione senza perdere la propria unicità creativa. Nella sfida della via italiana all’industria 4.0, ha concluso, la dimensione creativa è una delle strade maestre.

Concludendo i lavori, il segretario regionale del PD Alessandro Alfieri ha espresso grande soddisfazione per il dibattito e la folta partecipazione all’incontro e ha voluto sottolineare come le istituzioni dovrebbero essere meno ossessionate da posizioni ideologiche (inevitabile il riferimento al referendum autonomia) e più concentrate sulle cose concrete. Per affrontare in modo corretto la sfida della rivoluzione 4.0, secondo Alfieri è necessario un salto di qualità culturale e manageriale.

Il Pd continuerà ad occuparsi di questi temi anche per costruire la Lombardia di domani.

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