Le strane liste d’attesa della sanità lombarda

27 luglio 2017 di fabio pizzul

Si fa prima passando per Alpi. Sembrerebbe un verso poetico di un autore del ‘700, ma è la triste e nota realtà messa nero su bianco dal Comitato Regionale dei Controlli. L’organismo regionale ha messo sotto osservazione, nel primo semestre del 2017, i tempi di attesa delle visite mediche negli ospedali lombardi. Il risultato è clamoroso: dieci giorni per fare una visita contro otto mesi, nella stessa struttura e con lo stesso medico.
La differenza sta tutta nel regime con cui viene effettuata la visita. Se la si chiede in regime di libera professione (Alpi, appunto), pagando la prestazione per intero, si attende, in media, poco più di una settimana. Se si passa dal servizio sanitario nazionale, pagando il ticket, il tempo di attesa sale fino a 10 mesi.

Secondo le rilevazioni del comitato, i tempi di attesa per le prestazioni in “intra moenia” (Alpi) sono almeno dieci volte inferiori rispetto a quelli “normali”, ma in alcuni casi la differenza è addirittura di 25 volte. Troppo, secondo il Comitato, che chiede alla Regione di effettuare “un monitoraggio trimestrale sull’andamento delle liste d’attesa per prestazioni istituzionali (servizio sanitario nazionale) ed in Alpi, nonché delle azioni di intervento obbligatorio al fine dell’equilibrio dei tempi”.
Ma il Comitato è ancora più preciso nell’indicare interventi di carattere normativo e regolamentare:propone di inserire nei regolamenti aziendali anche la possibilità della sospensione delle prestazioni in libera professione se le liste di attesa sono eccessive per le prestazioni con ticket (sull’esempio di quanto fatto in Emilia), e di introdurre una valutazione dei direttori generali anche in base alle azioni in materia di libera professione e l’andamento delle liste d’attesa.
Le liste d’attesa in sanità sono un problema molto sentito dai cittadini. La Regione in questi anni ha fatto molte promesse, ma non ha saputo porre rimedio alla questione, come dimostra anche il fallimento dell’operazione “ambulatori aperti”.
Il Comitato dei controlli, e non certo un oppositore politico, ora ipotizza addirittura che la libera professione negli ospedali, anziché costituire un’opportunità in più per i cittadini, possa essere una causa dell’allungamento dei tempi di attesa.
La Relazione discussa ieri in Commissione Affari Istituzionali chiede anche chiarimenti alla Giunta riguardo la possibilità di unificare le agende di prenotazione degli ospedali privati accreditati e degli ospedali pubblici, per facilitare le prenotazioni e individuare meglio le soluzioni più rapide. La Regione ha sempre dichiarato che l’operazione “agenda unica” sarebbe troppo costosa, ma il Comitato chiede di chiarire meglio i costi che non risulterebbero così chiari e potrebbero nascondere una volontà politica di non effettuare l’operazione.

Il Comitato dei Controlli dà anche un giudizio severo sulla capacità di gestione delle prestazioni private dei medici da parte degli ospedali pubblici. Nella relazione si legge: “molte aziende hanno comunicato l’esistenza di irregolarità nella marcatura del tempo di presenza [dei medici] nel tempo in cui la prestazione ALPI veniva effettuata. Il fenomeno è dalle aziende ritenuto marginale, evidenziandone anche la bassa percentuale rispetto al tempo/volume complessivo. Ma tale giudizio non è condiviso dal Comitato”.
Se non è una bocciatura, poco ci manca.

Un commento su “Le strane liste d’attesa della sanità lombarda

  1. cristina m

    L eccellenza Lombarda credo stia nella capacità di gestire la complessità. Operatori preparati e tante sedi IRCCS fa la differenza. Ma economicamente non sussiste eccellenza e neanche sui tempi di attesa; per ora più c è lista attesa più funziona la solvenza,specie con l extraregione…

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