Sport: non è una dote di tutti

20 luglio 2017 di fabio pizzul

Voto contrario del Gruppo regionale del Pd, in VII Commissione Sport, al parere sui ‘Criteri e le modalità per l’assegnazione della Dote sport 2017’.
La decisione di porre un criterio decisamente discriminante verso i bambini e i ragazzi stranieri ci vede nettamente in disaccordo con la maggioranza di centrodestra.

Le risorse messe a disposizione anche nel 2017 sono insufficienti rispetto alle domande presentate dalle famiglie.
Invece di accogliere la nostra richiesta di aumentare la disponibilità da 2 a 5 milioni di euro, il centrodestra ha proposto in un primo momento di mettere come limite la cittadinanza italiana. La nostra reazione non poteva che essere dura: “Semplicemente inaccettabile. Abbiamo espresso perplessità persino sul limite dei 5 anni di residenza, figuriamoci su una discriminazione del genere”.

Dopo una breve sospensione, la maggioranza di Maroni ha riformulato la proposta, inserendo di fatto “anche tutti i cittadini stranieri in regola, ma mantenendo un 50% di quote della dote testualmente destinato ‘a famiglie che abbiano la cittadinanza italiana o di uno Stato dell’Unione europea.

E’ chiaramente una scelta elettorale: per un mero calcolo politico i consiglieri della maggioranza hanno svilito il significato stesso di sport che è semmai il modo migliore per procedere sulla strada dell’integrazione, non certo, come vorrebbero Maroni e il centrodestra, una strada per promuovere discriminazione. Tutto cambia quando si tratta di andare a cercare i campioni per la grandi squadre italiane: in quel caso non conta né il passaporto, né la cittadinanza. Anzi, è proprio tra i ragazzi che ora vorrebbero escludere che vanno a cercare i fuoriclasse.

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