Una legge per il contenimento dei cinghiali

11 luglio 2017 di fabio pizzul

Il Consiglio regionale ha dato il via libera al progetto di legge sulla “Gestione faunistico-venatoria del cinghiale e recupero degli ungulati feriti”. Ho votato a favore come tutto il Gruppo regionale del Pd. Un provvedimento atteso da molte zone della Lombardia per i gravi danni che i cinghiali provocano con le loro scorribande.

La ratio di questo progetto di legge non è quella di allargare o favorire la caccia al cinghiale, ma di contenerne la diffusione.
I danni provocati dall’eccesso di presenza dei cinghiali sono evidenti, tanto che negli ultimi anni la Regione ha rimborsato in media 300.000 € agli agricoltori che hanno subito danni.
La Lombardia è probabilmente l’ultima regione a deliberare in questo senso, le altre lo hanno già fatto da anni.
In questo caso mi pare che non ci sia alcuna contrapposizione tra città e campagna, città e montagna, favorevoli alla caccia o contrari alla stessa, animalisti e cacciatori.
Il tema è il contenimento, non lo sterminio dei cinghiali.
La Lombardia è la prima regione agricola d’Italia: bisogna far convivere nell’ecosistema la presenza dell’uomo e il suo lavoro in agricoltura e la fauna che però va contenuta.
E’ un peccato che non sia stata fatta una legge organica con cui regolare il contenimento di tutte le specie in soprannumero e dannose per la campagna, ma era comunque importante intervenire almeno sui cinghiali.

Per le politiche portate avanti in questi anni, come ha sottolineato in aula il collega camuno Corrado Tomasi, la montagna è stata abbandonata e il cinghiale ha prosperato. La legge tenta di porre soluzioni a un problema che non si riuscirà, comunque, a risolvere in tempi brevi, ma dare la possibilità ai cacciatori di inserirsi per tenere un numero di animali compatibile con l’attività che viene fatta, è un modo per cercare di limitare i danni.
Una conservazione quasi museale dell’ambiente e delle specie che lo popolano, secondo Tomasi, porta a un aumento dei bracconieri e della caccia di frodo. Un intervento di contenimento delle specie più invasive rappresenta, al contrario, una possibile prima soluzione al problema.
Da segnalare come, grazie al PD, sia stato approvato un emendamento che prevede il rimborso dei danni oltre che agli imprenditori anche a coloro che non curano fondi agricoli senza farlo per professione.

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