Magliette, assessori e istituzioni

19 giugno 2017 di fabio pizzul

Ragazze con magliette inneggianti all’assessore con tanto di balletto per accogliere i partecipanti agli Stati Generali dell’innovazione della Formazione Professionale lombarda. A detta di chi ha partecipato, io non c’ero, l’incontro è stato un vero e proprio show dell’assessore. Ma le magliette, di cui l’assessore, secondo me, non sapeva nulla, sono indice di una deriva più preoccupante.

Un incontro che prevede la partecipazione di due ministri della Repubblica e gli interventi di diversi rappresentanti delle istituzioni locali e del mondo produttivo non può trasformarsi in una sorta di celebrazione dei successi (veri o presunti, in questo caso non importa) delle politiche promesse da un assessore regionale.
Come dicevo, sono convinto che l’assessore Aprea non sapesse nulla delle magliette e dell’omaggio che l’accademia PBS di Monza ha voluto riservarle; non metto in discussione anche il fatto che la detta accademia abbia preparato il flash mob con l’aiuto di uno sponsor privato.
La cosa che mi preoccupa è un’altra. Ovvero il rapporto che si va creando tra realtà sociali e istituzioni.
Si può essere più o meno soddisfatti del modo in cui le istituzioni gestiscono le politiche loro affidate e manifestare gratitudine e finanche entusiasmo per la buona riuscita delle politiche stesse è più che naturale. Trasformare la propria approvazione in una sorta di tributo personale all’assessore di turno in occasione di un evento istituzionale è però qualcosa di molto diverso. Forse sbaglio, ma quanto accaduto al Kilometro Rosso di Bergamo è il segnale di una profonda mutazione del modo di rapportarsi con le istituzioni che vengono personalizzate fino a identificarle con chi le rappresenta pro tempore.
Le istituzioni devono garantire tutti i cittadini e rifuggire, per quanto è possibile, da personalizzazioni che non le aiutano a interpretare al meglio lo loro funzione di pubblico servizio.
Quella andata in scena a Bergamo rischia di essere la rappresentazione di un rapporto malato tra cittadini e istituzioni: l’apprezzamento per l’operato dell’assessore di turno non può trasformarsi in una sorta di culto della sua personalità.
Lo ribadisco: l’assessore probabilmente non ne sapeva nulla e credo abbia anche vissuto con un certo imbarazzo il balletto/flash mob, ma quando tutto ruota attorno all’assessore di turno che diventa assoluto protagonista di eventi che dovrebbero essere istituzionali, il rischio di assistere a scivoloni cresce a vista d’occhio.
Senza alcuna malizia o cattiveria, vorrei chiudere con una domanda che riguarda prima di tutto me stesso: siamo a servizio delle istituzioni o ci serviamo delle istituzioni?

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