Brianza, una terra di concretezza e relazioni

31 maggio 2017 di fabio pizzul

Nello splenedido scenario della Villa Reale si è svolta la tappa monzese del tour lombardo de “la mia Lombardia”.
Vi riassumo alcune delle questioni emerse durante il dibattito organizzato dalla collega consigliera Laura Barzaghi e animato dagli interventi di Renato Mattioni e Gigi Ponti, coordinati dalla giornalista Maria Teresa Antognazza.

Alla Brianza serve macinare cose concrete tutti i giorni con costanza e capacità di lavorare assieme.
La Brianza insegna al Paese intero come coniugare concretezza, sogno e impresa.
se il modello economico del Centro Italia nasce dalla solitudine della mezzadria, quello brianzolo nasce dalle piccole-medie imprese che si basano sull’intensità del lavoro e su un reddito accessorio che deriva dalla piccola agricoltura. Il mix vincente è completato dall’attività che portò alla costruzione delle ville di delizia dei nobili milanesi e alla loro gestione.
Il territorio brianzolo è segnato in positivo dalla capacità di spendersi per se stessi e per gli altri.
I comuni del territorio vogliono lavorare assieme e fare rete, non certo chiudersi in casa propria come vorrebbe qualcuno.
Si cerchi collaborazione con gli alri livelli istituzionali più che una sterile ed ostentata autonomia.
Gli enti locali in questi anni hanno fatto tutto il possibile per non lasciare indietro nessuno.
E’ ora di finirla con l’idea che un amministratore vale l’altro: non tutti fanno le stesse cose, c’è chi lavora per fare rete e si mette in ascolto dei bisogni dei suoi concittadini e chi lavora solo per dividere.
La Lombardia ha sempre dimostrato un deficit di classe dirigente.
All’autocompiacimento per i propri successi la Lombardia non ha fatto corrispondere una capacità di innovare e guardare al futuro: ci si è limitati a svolgere bene il lavoro consueto.
La politica deve essere anche passione e racconto, non può limitarsi a gestire il potere.
La politica lombarda rischia di non avere nulla da raccontare e rimane quindi succube della gestione dell’ordinario.
Anche i territori della regione hanno bisogno di raccontarsi e di recuperare una dimensione simbolica che possa rilanciarli.
Negli ultimi anni la regione, attraverso il sistema dei voucher ha trasferito risorse direttamente ai cittadini, ma queste finisco per essere risorse sottratte alla rete dei servizi sociali del territorio.
Federalismo collaborativo e sussidiarietà orizzontale tra enti locali possono essere chiavi di lettura per sanare fratture economiche e sociali ce ormai interessano tutti i territori della Lombardia.

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