Il bluff di Maroni sul consumo di suolo

22 maggio 2017 di fabio pizzul

Domani il Consiglio regionale discuterà la modifica della legge 31/2014, dedicata al consumo di suolo.
Il prossimo 1° giugno scadrebbe il periodo di moratoria previsto dalla legge per i diritti di edificazione già stabiliti dai Piani di Governo del Territorio dei vari comuni. Chi aveva ottenuto il permesso di costruire prima dell’approvazione della legge poteva farlo valere fino ad oggi. Si tratta ora di stabilire che cosa accadrà dopo il 1° giugno.

Un’ipotesi era quella di una proroga dei termini, senza particolari modifiche.
Ora, però, il testo che arriverà domani in aula dopo le modifiche della commissione prevede qualcosa di diverso: sarà facoltà dei comuni decidere di autorizzare nuove edificazioni, anche su terreni ora agricoli, purché mantengano un saldo “0” di consumo di suolo. Ovvero, il comune può concedere l’edificazione in un’area ora agricola se ri-trasforma in agricola un’altra area della stessa superficie, fino ad ora edificabile.
Per i comuni non è una cattiva notizia, perché si riappropriano della possibilità di pianificare il proprio territorio che era stata congelata per più di due anni.
Per il territorio lombardo, anche se c’è il saldo “0”, può essere una pessima notizia, perché possono essere messi a rischio terreni pregiati (molto appetibili per i costruttori) in cambio di terreni su cui sarebbe stato difficile costruire.
Se la legge dovesse essere approvata così com’è, sarà lasciata ai comuni grande discrezionalità nella scelta dei terreni da edificare, con il rischio che, come dicevo, i comuni meno sensibili rimettano in gioco le proprie aree più pregiate.
Una legge nata male, come la 31, rischia dunque di finire anche peggio, travestendo da consumo di suolo zero quello che, in realtà, è un provvedimento che lascia mano libera ai comuni.
Il PD ha presentato alcuni emendamenti per scongiurare questa deriva, a partire dalla proposta di consentire di trasformare in edificabili solo terreni già inclusi nel tessuto urbano esistente per evitare il rischio di mettere in gioco aree a spiccata vocazione agricola collocate in aree esterne al tessuto urbano.
Il PD chiede anche di rendere più alto il costo di costruzione in aree di nuova edificazione, così da non incentivare l’aumento del consumo di suolo.
E’ giusto che i comuni possano riappropriarsi del diritto a pianificare il proprio territorio, ma non possono avere mano libera in ordine al consumo di nuovo suolo: la priorità deve essere il recupero delle aree dismesse o la riqualificazione delle costruzioni esistenti.
La proposta di legge che verrà discussa domani prevede anche una nuova scadenza (31 dicembre 2017) per l’aggiornamento del Piano Territoriale Regionale (PTR) e concede i due anni successivi per l’aggiornamento dei PTCP (Piani Territoriali di Coordinanento Provinciale ) e PTM (Piano territoriale Metropolitano). Prima del 2020, dunque, i PGT comunali avranno la facoltà, non l’obbligo, di conformarsi a quanto previsto dal PTR in materia di riduzione del consumo di suolo.
Come dire… Lo stop al consumo di suolo è lasciato al buon cuore degli amministratori comunali cui vengono offerte tutte le scappatoie possibili.
E pensare che nel 2014 Maroni dichiarava di aver stoppato il consumo di suolo in Lombardia.
E’ proprio il caso di dirlo: 5 anni trascorsi invano!

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