Il PD dopo le Primarie: una sfida con diverse incognite

8 maggio 2017 di fabio pizzul

Matteo Renzi è ufficialmente il nuovo segretario del PD.
Lo ha sancito ieri l’Assemblea Nazionale del partito.
Nel suo discorso Renzi mi è parso rinfrancato, ma consapevole che, dopo la sconfitta nel referendum, deve andare molto più cauto e dosare meglio tempo, condivisione e comunicazione. Dentro e fuori il partito.
Aveva provato a stravincere. Ora ha vinto nel partito e non può permettersi di perdere nel Paese.

Il discorso di Renzi all’assemblea mi è piaciuto, anche perché mi pare sia stato caratterizzato dalla consapevolezza di dover dedicare più tempo all’ascolto dell’Italia più profonda, quella che si è sentita esclusa (secondo me a torto) dalle riforme che Renzi ha promosso quando era al governo.
Nelle settimane precedenti alle Primarie chi avversava Renzi, non solo all’interno del partito, ha provato a diffondere l’idea di un leader senza smalto, ormai inevitabilmente votato alla sconfitta.
La partecipazione superiore alle attese del 30 aprile ha rilanciato il PD (guarda caso ora anche in recupero nei sondaggi) e ha consentito al segretario di recuperare un po’ dello smalto perduto.
Il cammino ora non sarà certo facile e non è neppure chiaro quali saranno i tempi che verranno scanditi da qui alla fine della legislatura.
Qualche punto fermo, però, il discorso di ieri lo ha messo:
– sostegno al governo Gentiloni: non sarà il PD a staccare la spina prima della fine della legislatura, ma incidenti di percorso non credo possano essere esclusi in assoluto
– legge elettorale: secondo Renzi la mossa tocca ad altri, quelli che hanno sostenuto il NO al referendum del 4 dicembre; il PD non si sottrae al confronto, ma Renzi chiede ad altri di garantire i voti necessari in Parlamento, soprattutto al Senato. E’ materia molto delicata e Renzi non vuole rimanere con il cerino acceso tra le dita.
– temi centrali dei prossimi mesi: lavoro, casa, mamme; tre parole molto concrete e popolari per andare oltre l’accusa di un PD che si occupa solo di finanza, banche e industriali che pare aver fatto breccia in larga parte dell’opinione pubblica.
Tra gli sfidanti mi è parso molto più soddisfatto e disponibile al confronto Emiliano rispetto a un Orlando che sperava di ottenere un risultato di gran lunga più positivo. Spero che il dibattito interno non si spenga e, anzi, venga rilanciato su temi e prospettive, oltre la necessità di marcare “territorio” e conquistare consensi.
Credo che il PD esca rafforzato da queste Primarie.
Renzi, guardando la composizione della Direzione, non dovrebbe avere grossi problemi di conduzione per partito.
Ora si tratta di capire se sarà in grado di continuare un confronto positivo sui temi che dovranno diventare proposta per la guida del Paese. Lo sforzo organizzativo delle Primarie deve ora diventare capacità di leggere i bisogni dell’Italia e di proporre risposte credibili per elettori che, ormai, non sono più disposti a dare deleghe in bianco o per pura e semplice appartenenza.
Sfida impegnativa, anche perché il credito che ha portato Macron a vincere le elezioni presidenziali francesi, Renzi in Italia lo ha già riscosso durante la sua esperienza di governo. Riuscirà a ricostruire il rapporto con gli italiani? La risposta non è affatto scontata e passa anche attraverso un PD che sappia presentarsi come forza affidabile e aperta superando l’immagine di litigiosità che l’ha caratterizzato negli ultimi mesi.
Il clima interno al PD nelle diverse articolazioni territoriali, almeno in Lombardia, mi sembra ora positivo.
Le Primarie in questo sono state utili.
Bisogna ripartire con un investimento in fiducia interna e in entusiasmo. Renzi mi pare abbia dato i segnali giusti. Non disperdiamoli.

L’intervento di Matteo Renzi

Direzione nazionale

2 commenti su “Il PD dopo le Primarie: una sfida con diverse incognite

  1. Cesare Palombi

    Il tema della Famiglia non è presente? Mamme è un aspetto, ma la famiglia è il luogo delle relazioni affettive e soprattutto educative dove si rende possibile il futuro generando i cittadini di domani. Il PD vuole essere anche il Partito a cui le famiglie possono guardare con affidamento per il futoro buono dei loro e non solo figli? Se si il sottoscritto nel suo piccolo è pronto ad accettare la sfida.
    Cesare Palombi

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    1. FP

      Penso che il PD voglia accettare la sfida e che il termine “mamme” sia stato utilizzato come parte per intendere un tutto che comprende anche l’attenzione alla dimensione familiare.

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