I numeri del declino demografico italiano

6 marzo 2017 di fabio pizzul

In Italia si nasce sempre meno e si invecchia sempre di più.
Ci abbiamo fatto l’abitudine, ma è un pessimo segnale per il futuro del Paese.
La popolazione italiana è pari a 60 mln 579mila residenti, 86mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,4 per mille). Lo ha rilevato l’Istat confermando una tendenza demografica molto preoccupante.

Il livello minimo delle nascite del 2015, 486mila, è superato da quello del 2016 con 474mila.
I decessi sono 608mila, dopo il picco del 2015 con 648mila casi, in linea con la tendenza all’aumento dell’invecchiamento della popolazione.
Aumenta l’età media degli italiani, è 44,9, e sono sempre più numerosi gli ultranovantenni. Continua la ‘fuga’ all’estero: nel 2016 si sono trasferiti fuori dai confini 115 mila connazionali, un numero tre volte superiore a 6 anni fa.

Il saldo migratorio estero nel 2016 è pari a +135 mila: “un livello analogo a quello dell’anno precedente ma, rispetto a quest’ultimo, è determinato da un maggior numero di ingressi (293 mila), e da un nuovo massimo di uscite per l’epoca recente (157 mila)”.

Sempre l’Istat indica anche che al 1° gennaio 2017 i residenti hanno un’età media di 44,9 anni, due decimi in più rispetto alla stessa data del 2016. Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale; quelli di 80 anni e più sono 4,1 milioni, il 6,8% del totale, mentre gli ultranovantenni sono 727 mila, l’1,2% del totale. Gli ultracentenari ammontano a 17 mila.
La fecondità totale scende a 1,34 figli per donna (da 1,35 del 2015) e l’età media delle donne al parto è di 31,7 anni.
La vita media per gli uomini raggiunge 80,6 anni (+0,5 sul 2015, +0,3 sul 2014), per le donne 85,1 anni (+0,5 e +0,1).

Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale; quelli di 80 anni e più sono 4,1 milioni, il 6,8% del totale, mentre gli ultranovantenni sono 727mila, l’1,2% del totale. Gli ultracentenari ammontano a 17mila.

La fecondità totale scende a 1,34 figli per donna (da 1,35 del 2015); ciò non è dovuto a una reale riduzione della propensione alla fecondità, ma al calo delle donne in età feconda, per le italiane, e al processo d’invecchiamento per le straniere. Le straniere, infatti, hanno avuto in media 1,95 figli nel 2016 (contro 1,94 nel 2015). Le italiane sono rimaste sul valore di 1,27 figli, come nel 2015.

Si conferma la propensione delle donne ad avere figli in età matura: l’età media al parto è di 31,7 anni.

Gli stranieri residenti al 1° gennaio 2017 sono 5 milioni 29mila (8,3% della popolazione totale), in lievissimo aumento rispetto all’anno precedente (+2mila 500 unità, pari a +0,5 per mille).

Tanti numeri che raccontano di un’Italia ripiegata su se stessa e incapace di investire sul proprio futuro.
Un problema della politica, che non riesce ad andare oltre la gestione dell’ordinario e del contingente, un problema della società che pare ormai rassegnata a guardare al futuro come a una minaccia.
Non credo sia solo una questione di crisi economica; c’è un evidente problema culturale.

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