Il dialogo ebraico cristiano tra Milano e Gerusalemme

18 gennaio 2017 di fabio pizzul

Il pensiero a Gerusalemme, l’impegno ben radicato nella comunità milanese che da anni vede svilupparsi il dialogo tra comunità cristiana e comunità ebraica. La visita del cardinal Scola alla sinagoga di via della Guastalla è stata solo l’ennesima tappa di un cammino già sperimentato a partire dalle intuizioni del cardinal Martini e dell’ex rabbino capo di Milano rav Giuseppe Laras.

Durante la serata, in occasione dell’annuale giornata del dialogo con l’ebraismo, si è parlato molto di Gerusalemme che l’attuale rabbino capo rav Alfonso Arbib ha definito come elemento imprescindibile per la religione ebraica. Commentando il libro di Rut, il rabbino ha ricordato come la conversione della principessa moabita sia suggellata da un’espressione che richiama la fede e l’appartenenza al popolo, una dimensione che richiama necessariamente una concretezza che trova esplicitazione nella città di Gerusalemme.
Il cardinal Scola a sua volta ha fatto riferimento alla città: «Preghiamo che Gerusalemme diventi sempre più la “Città della Pace” per tutti gli uomini e le donne che amano la pace. Siamo perciò profondamente addolorati per le violenze e gli attentati esecrandi che ancora di recente hanno ferito la santa città, uccidendo giovani vite e profanando il Santo nome divino».
Il cardinale si è anche soffermato sul ruolo delle due comunità milanesi: «Nella nostra Milano, metropoli plurale, la comunità ebraica e quelle cristiane sono, a mio avviso, chiamate ad un compito profetico. Quello di essere un terreno fecondo in cui possa mettere radici e svilupparsi l’incontro e il confronto tra i membri di tutte le religioni, a partire dagli altri figli di Abramo, i musulmani». La presenza di alcuni esponenti della comunità islamica non ha fatto altro che confermare questa volontà di dialogo che trova nel reciproco riferimento alla città di Gerusalemme come luogo sacro per le diverse religioni un’occasione di possibile incontro nel riconoscimento delle rispettive specificità, per andare oltre le dispute geopolitiche che sembrano sempre più improntate allo scontro.
Rav Arbib si è anche soffermato su un concetto chiave della tradizione ebraica, quello dello Shalom, che ha voluto tradurre come pienezza, completezza. Ebbene, la completezza può essere interpretata in due accezioni opposte, quella di chi si ritiene già completo e vuole imporre questa sua condizione agli altri o quella di chi tende alla completezza stessa, ma è consapevole di non possederla mai fino in fondo. La prima concezione è tipica di ogni integralismo, compreso quello drammaticamente violento di chi vorrebbe imporre agli altri la propria visione, che rav Arbib ha collegato con le azioni terroristiche di matrice fondamentalista. Tutt’altro scenario viene evocato da chi tende alla completezza dello Shalom e nella sua incompletezza si apre al dialogo con gli altri, in una comune ricerca della verità.
Il clima di dialogo che si è sperimentato ieri nella sinagoga centrale di Milano non può però essere dato per scontato o presupposto. Lo ha ricordato in una lettera letta dall’ex presidente della comunità Roberto Jarach rav Giuseppe Laras: non basta più il dialogo di facciata, che si nasconde dietro cerimonie e atti ufficiali, è necessario diffondere una cultura del rispetto reciproco che possa disinnescare i rischi di un crescente antisemitismo che, dopo le forme di discriminazione religiose del medioevo e quelle politiche drammaticamente esplose nel secolo scorso, rischiano di assumere una pericolosa e serpeggiante deriva sociale e culturale.
Le note del violino che ha suonato anche ad Auschwitz e che è custodito dalla comunità ebraica milanese hanno concluso un incontro molto intenso contrappuntato anche dalla voce di rav Elia Richetti che ha proposto il canto di tre salmi scelti tra quelli delle cosiddette ascensioni a Gerusalemme.
Mentre ero seduto in sinagoga, a fianco di Ricardo Franco Levi, collega giornalista, già stretto collaboratore di Prodi e parlamentare del PD che ho rivisto molto volentieri, il pensiero mi è andato più volte a padre Pierbattista Pizzaballa, attuale amministratore apostolico di Gerusalemme. Forse perchè sto leggendo un suo libro sulla Città Santa e forse perchè ieri, nella sinagoga di Milano una sua presenza ci sarebbe stata proprio bene. Che sia una visione profetica?

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