Lo sport al femminile? Per la Lombardia non è un problema.

10 gennaio 2017 di fabio pizzul

Oggi ho presentato in Consiglio regionale lombardo una mozione che intendeva dare un segnale di attenzione allo sport femminile in regione. L’idea era quella di istituire una premialità per lo sport al femminile nell’ambito dei bandi di Regione Lombardia, come Dote Sport e il sostegno alle società sportive dilettantistiche. La maggioranza ha votato contro e il Movimento 5 Stelle si è astenuto. La mozione è stata quindi bocciata, in barba ad una realtà che vede lo sport femminile in grande difficoltà anche nella nostra regione.

Non ne siete convinti? Ecco qualche numero, che ho citato (inutilmente) anche in aula.
Le differenze di genere sono marcate: fa sport il 28,3% degli uomini, l’11,4% in modo saltuario, contro il 19,5% delle donne (7,7% in modo non costante). Il massimo gap si raggiunge nella fascia tra i 20 e i 24 anni.
La quota di coloro che, adolescenti, hanno già interrotto lo sport è più alta fra le ragazze (il 19,2% contro il 12,6% dei ragazzi).
L’analisi congiunta svolta dal CONI, nel rapporto “I numeri dello sport italiano” del 2011, per fasce di età e per sesso conferma la tendenza delle donne italiane a praticare sport meno degli uomini. Nello specifico, rispetto alle fasce d’età giovanili (11-34 anni), si rileva una media del 16,6% di partecipazione in meno, con il massimo del 19% registrato nella fascia di età 18-19 anni e un minimo del 14% registrato nella fascia di età 25-34 anni.
La fatica riscontrata nel rapportarsi con il proprio corpo e con l’attività sportiva e addirittura la difficoltà di divertirsi giocando potrebbero essere tra le cause principali di questa differenza.
Un ruolo essenziale rispetto a questa differenza può essere giocato dalle istituzioni scolastiche e in particolare dagli insegnati di educazione fisica, osservatori e interlocutori privilegiati delle eventuali situazioni di difficoltà e disagio manifestate dalle ragazze nei confronti dell’attività fisica.
Il vero e proprio “gender gap” sportivo in Italia riguarda diversi aspetti, dall’impossibilità di fare sport professionistico per le donne, alla scarsa presenza femminile nei Consigli Federali, pari solo al 9%, oltre al fatto che le vittorie delle donne sono valutate meno, gli ori olimpici a volte arrivano a valere quasi un quarto dei corrispettivi maschili. Una donna nello sport guadagna almeno il 30% in meno di uno sportivo del sesso opposto.
Non basta tutto questo? Evidentemente no.
La maggioranza sostiene che non si può fare discriminazione al contrario nello sport che è perfettamente in grado di autoregolarsi, visto che ci sono sport tutti al femminile, come la ginnastica artistica, o a grande maggioranza femminile, come il volley. In aula si è anche detto che, con la premialità, sarebbero discriminati sport tutti maschili come il calcio o il football americano…
Si è anche sostenuto che il problema non è la premialità, ma il fatto che i tempi delle famiglie non consentano alle donne di fare sport e la mancanza di impianti sportivi…
La mozione che ho presentato non voleva certo risolvere i problemi del mondo, intendeva semplicemente far sì che Regione lombardia si prendesse la responsabilità di dare un segnale per promuovere e sostenere lo sport femminile, secondo le proprie competenze, per innescare un dibattito e una riflessione culturale e sociale.
Così non è stato.
Peccato.
Evidentemente per la maggioranza che regge la Lombardia nel mondo dello sport al femminile tutto va a meraviglia, visto che ci sono atlete lombarde che vincono medaglie olimpiche e ben si comportano nello sport di vertice.
La realtà è molto diversa e la fatica di chi, da donna, pratica lo sport, o da società ne garantisce l’organizzazione è sotto gli occhi di tutti (ma non dei consiglieri regionali della maggioranza lombarda).

Un commento su “Lo sport al femminile? Per la Lombardia non è un problema.

  1. paolo gavazzi

    Grazie Fabio,
    grazie comunque.
    Apprezziamo la mozione e soprattutto la volontà e l’intelligenza di proporla.
    Il basket femminile a Carugate, esiliato per ben 11 anni a causa di mancanza di strutture idonee, è ora tornato sul territorio e per la prima volta nella sua storia, questa stagione schiera ben 5 squadre femminili nelle 5 categorie, ovvero Under 13, 14, 16, 18 e Under 20, oltre alla prima squadra che disputa il campionato nazionale di serie A2.
    Le difficoltà a promuovere lo sport femminile sono parecchie e svariate, specialmente gli sport di squadra dove è più facile interagire e socializzare ma che non riscuote ancora il giusto apprezzamento.
    Contiamo su di lei, ora e in futuro
    Cordialmente
    Paolo gavazzi

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