Servizi agli studenti disabili: che cosa accadrà dal 9 gennaio?

30 dicembre 2016 di fabio pizzul

Per oltre 2400 famiglie della Città Metropolitana di Milano e per almeno altrettante del resto della Lombardia il 2017 si apre con un grande punto interrogativo: dal 9 gennaio, alla ripresa della scuola, i loro figli disabili potranno ancora contare sui servizi di trasporto e assistenza?
I fondi messi a disposizione dallo Stato coprivano il servizio fino al 31 dicembre, poi avrebbe dovuto intervenire la regione. Il Consiglio regionale ha però stabilito che la Lombardia si farà carico della questione solo dal settembre 2017, nel frattempo…

Nel frattempo continuerà il rimpallo di competenze che ha purtroppo caratterizzato gli ultimi anni.
Lo ha denunciato questa mattina la Città Metropolitana di Milano attraverso la voce della consigliera delegata Elena Buscemi e della vicesindaca Arianna Censi. Di fronte alle mancate risposte di Regione Lombardia, la vicesindaca ha sottolineato come sia finito il tempo del confronto e non possa che aprirsi quello della protesta che potrebbe anche arrivare al clamoroso gesto di rimettere le deleghe sulla disabilità alla regione. Un fallimento, non tanto per Città Metropolitana, ma per tutte le istituzioni, regione in primis.
Da Roma sono state trasferite (con grande ritardo) solo una parte delle risorse alle regioni (70 milioni per il 2016 per tutta Italia). Le regioni avrebbero dovuto farsi carico dei rimanenti fondi necessari a coprire l’intero costo del servizio.
In realtà, ogni anno, dal 2013 in poi, è stato un tira e molla continuo, con le famiglie nella scomoda e assurda condizione di non sapere se come avrebbero potuto contare su un servizio che è un loro diritto.
Provo a spiegarvi che cosa è accaduto nel 2016.
Da gennaio a giugno, i comuni lombardi si sono fatti carico del servizio, anticipando soldi che avrebbero dovuto poi ricevere dalla regione. Al momento, nessuno ha visto nulla. Regione sostiene di aver versato i fondi delle province che poi, però, non li avrebbero girati ai comuni. In realtà, alle province sono stati garantiti per il 2016 205 milioni di euro (195 + 10 per il trasporto disabili) che, a detta di queste ultime, non riuscivano a coprire neppure le loro funzioni fondamentali, ovvero manutenzione strade ed edilizia scolastica, per non parlare delle biblioteche e dell’agricoltura. Per i mesi da settembre a dicembre è arrivata, come dicevo, la quota di finanziamento nazionale spettante alla Lombardia e con questa sono stati pagati i servizi della prima parte del nuovo anno scolastico. Concretamente, mancano all’appello, per completare l’anno scolastico, 6 milioni e mezzo per la Città Metropolitana e, solo per fare l’esempio di una provincia, 1 milione e 100mila euro per Pavia.
Dal 9 gennaio 2017 o saranno i comuni a farsi carico del servizio e dei suoi costi, o c’è il concreto rischio che i disabili rimangano a piedi. Sono convinto che i comuni garantiranno il servizio, ma sentendosi per l’ennesima volta presi in giro dalla regione.
L’assessore regionale al bilancio Garavaglia sostiene che i fondi ci siano, ma l’impressione è che, anche per quest’anno, si sia di fronte a una sorta di gioco delle tre tavolette: verrà siglato l’accordo con le province per i 205 milioni di cui dicevo prima, ma in quei soldi la regione ritiene ci siano anche i fondi per i disabili, le province no.
Dal settembre 2017 la questione sarà tutta in capo alla regione; fino ad allora si continuerà nell’incertezza con i comuni nello scomodo ruolo di coloro che anticipano soldi che non sono poi certi di vedere tornare nelle loro casse.
Mi permetto di sottolineare come Regione Lombardia abbia agito con scarsa trasparenza e responsabilità in questi anni: la legge nazionale stabilisce che le regioni debbano garantire risorse aggiuntive rispetto allo stanziamento statale per coprire l’intero costo dei servizi. Il fatto che la Lombardia abbia delegato alle province e a Città Metropolitana questa funzione (dal punto di vista organizzativo e gestionale) non la esimeva dall’obbligo di garantire le risorse per svolgere la funzione stessa. Sostenere, come ha sempre fatto la regione, che tutti i fondi dovevano arrivare dallo Stato è una falsità bella e buona. Un atteggiamento che mi sento di definire irresponsabile; anche perché ha scaricato sui comuni, sulle associazioni e sulle famiglie una parte del costo di servizi che per legge devono essere garantiti.
Capisco (ma non condivido) che Maroni debba sempre trovare un modo per dire che la colpa è dello Stato e che se i lombardi si tenessero le loro tasse potrebbero pagarsi questo e altro, ma ostinarsi a non rispettare le leggi in nome di una propaganda politica finalizzata ad ottenere maggiore autonomia per la Lombardia è francamente inaccettabile. Non si giocano partite politiche sulla pelle dei cittadini, peggio ancora se particolarmente fragili! Ma, come spesso accade, la regione non paga pegno e mette in difficoltà (deliberatamente?) province e comuni.
Non so se avrete capito qualcosa di questo mia lunga ricostruzione o se, come pare essere nelle intenzioni della regione, ho solo aumentato la confusione.
Una cosa so di certo: alle famiglie interessate non importa da dove vengano i fondi, importa che il servizio venga garantito.
Ne va della credibilità delle istituzioni.
Ma ho la brutta impressione che a queste ultime, spesso, si anteponga la necessità di promuovere le proprie battaglie politiche. Un gioco molto pericoloso e, soprattutto, irrispettoso dei cittadini e dei loro diritti.

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