Sala torna sindaco: la sua lettera ai milanesi

20 dicembre 2016 di fabio pizzul

Irrituale e coraggiosa. Non mi sentirei di definire altrimenti la scelta fatta dal sindaco di Milano Beppe Sala riguardo la sua auto-sospensione, ora terminata. Il sindaco (per fortuna posso ancora chiamarlo così) ha scelto di non subire quella che si annunciava come una possibile gogna mediatica. I magistrati fanno il loro dovere, ma le conseguenze mediatiche e politiche rischiano di andare molto al di là della dimensione di garanzia che caratterizza l’iscrizione nel registro degli indagati.

Beppe Sala ha dimostrato di non aver nulla da difendere, se non l’interesse dei milanesi, l’immagine della città e la propria dignità personale.
Credo sia un grande valore aggiunto per Milano.
Il sindaco con la sua scelta di auto-sospendersi non ha voluto contrapporsi alla magistratura con la quale, anzi, ha dimostrato di voler collaborare fino in fondo; ha inteso, almeno così la interpreto io, evitare che l’amministrazione comunale finisse in un vortice dal quale non sarebbe stato facile uscire e che avrebbe danneggiato prima di tutto l’immagine stessa della città.
Non è previsto l’istituto dell’auto-sospensione? Certo, ma non è neppure previsto che un avviso di garanzia venga comunicato al diretto interessato a mezzo stampa e neppure che sui media si scateni una pelosa/penosa sequenza di dichiarazioni all’apparenza garantiste, ma nella sostanza pesantemente accusatorie.
Ha fatto bene Sala a giocare d’anticipo e a risparmiare a Milano tutto questo.
L’ha potuto fare per la credibilità personale di cui è portatore e per lo stile con cui sta interpretando il ruolo di sindaco: uno solo il suo obiettivo, ovvero il rilancio della città e la qualità della vita di tutti i suoi abitanti.
Ora il sindaco torna al lavoro e credo che i milanesi ne siano contenti. La magistratura continuerà le sue indagini e penso possa farlo con maggiore serenità. Senza sconti per nessuno.
Ho l’impressione che Beppe Sala esca più forte da questa vicenda. Spero che la sua provocazione serva a dare un po’ di coraggio a tutti gli amministratori locali che in questi anni hanno molto sofferto la spada di Damocle di possibili indagini che dovrebbero garantirli nelle loro prerogative, ma spesso li delegittimano pesantemente prima ancora di qualsiasi giudizio di merito.
Vi lascio alla lettura della lettera di Beppe Sala ai milanesi.

Cari concittadini,
mi sono dovuto assentare per qualche giorno dal lavoro. Lasciate che vi spieghi il perchè.
Nella serata di giovedì scorso ho appreso da numerose fonti giornalistiche, prima in modo confuso e poi in forma più chiara, di essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura Generale di Milano, che ha ritenuto di dover ulteriormente indagare su fatti già oggetto di anni di inchieste della Procura della Repubblica e per i quali era stata già formulata richiesta di archiviazione. Fatti che riguardano la più importante gara d’appalto di Expo 2015, quella della cosiddetta “Piastra”. Nessuna comunicazione ufficiale mi era stata fatta al riguardo, nessun avviso di garanzia mi era stato notificato, non avevo nessuna informazione in merito alle ipotesi accusatorie.
A fronte di questa situazione, avrei potuto limitarmi a una risposta “normale”, e forse anche un po’ scontata, di “fiducia nell’operato della magistratura”. Ma io non credo che le cose si debbano sempre risolvere così. Ho fiducia nella magistratura, certo. Ma non posso negare il mio stupore nell’aver appreso la notizia dalla stampa. Mi direte, non è certo la prima volta. Vero, ciò nondimeno dobbiamo tutti insieme fare uno sforzo per non considerare la cosa “normale”. Non lo è se riguarda un cittadino e non lo è se riguarda il Sindaco di Milano, con le responsabilità che porta verso la collettività.
Ho scelto una via diversa, irrituale. Ho deciso di autosospendermi poiché su un punto non si può transigere: un professionista, un uomo d’azienda e, tanto più, un amministratore pubblico hanno nell’integrità morale l’elemento insostituibile della propria credibilità. Ne va della dignità personale e della concreta possibilità di agire nell’esclusivo interesse dei cittadini.
Io non ho alcun motivo di polemizzare con la magistratura, di cui rispetto il lavoro, tanto essenziale nel funzionamento di un sistema democratico. Né ho motivo di lamentarmi per le inchieste che riguardano Expo 2015: lo sforzo di trasparenza che è stato compiuto ha aiutato la credibilità internazionale dell’evento. So di aver agito sempre nell’unico interesse di portare Expo 2015 al successo, con tutte le opere pronte il giorno dell’inaugurazione. Come so perfettamente di non aver mai goduto di nulla che non fosse il mio regolare stipendio e di non aver mai utilizzato i miei poteri per favorire qualcuno.
Le verifiche svolte dai miei legali in queste intense giornate hanno chiarito sufficientemente il merito dell’indagine e l’inesistenza di altri capi di imputazione.
Torno a fare il Sindaco, certo della mia innocenza verso un’accusa che non costituisce un condizionamento della mia attività.
Ho apprezzato la disponibilità della Procura Generale. Vorrei inoltre ringraziare i circa 400 sindaci che hanno firmato l’appello di questi giorni: si tratta non solo di una dimostrazione di stima e di vicinanza nei miei confronti, ma anche di una lucida esposizione delle condizioni necessarie perché un amministratore possa svolgere bene il suo compito a favore dei cittadini.
Ma vorrei soprattutto dire grazie ai tanti cittadini milanesi (e non solo) che hanno dimostrato di comprendere il mio gesto cogliendone senso e significato.
Milano ha il dovere di condurre la ripresa del nostro Paese anche attraverso la conferma di un modello amministrativo che mette al centro del suo operato trasparenza e legalità.
Giuseppe Sala
Sindaco di Milano

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