Ha vinto il NO. Gli italiani hanno deciso.

5 dicembre 2016 di fabio pizzul

Il risultato del Referendum costituzionale non poteva essere più chiaro: gli italiani preferiscono mantenere la Costituzione così com’è.
Una scelta ostenuta da una grande partecipazione popolare che, una volta di più, ha smentito chi pronosticava un ulteriore arretramento della democrazia in Italia.
Ho fatto campagna per il sì, tentando di spiegare le ragioni della riforma; gli italiani hanno scelto di non approvarla.
Da qui bisogna ripartire.

Credo di non sbagliare affermando che buona parte di coloro che si sono recati al voto non avessero bene in mente i contenuti della riforma costituzionale. Ma hanno scelto, confermando la valenza politica (e non tecnica) di un voto che la Costituzione affida giustamente all’intero corpo elettorale quando il Parlamento non è in grado di garantire una maggioranza sufficientemente larga e condivisa.
Renzi ha giustamente ammesso la sconfitta e annunciato le dimissioni: il modo in cui ha impostato il percorso della riforma non gli consentiva altro. Il premier dimissionario ha scommesso sulla possibilità di intercettare il malessere diffuso per orientarlo verso un cambiamento da anni e da più parti invocato. Ha perso la scommessa di fronte all’indole degli italiani più propensa alle mediazioni che agli strappi. Non credo che Renzi avesse altra scelta: la sua folgorante parabola politica è stata caratterizzata proprio dal coraggio del cambiamento e dal tentativo di non lasciarsi bloccare dalla palude della “vecchia” politica.
Molti hanno già esultato per una vittoria che stanno tentando di ascriversi, da Salvini a Grillo, passando per Berlusconi (tramite Brunetta) e la sinistra (minoranza PD compresa). Credo che i veri vincitori siano gli elettori che sono andati a votare e che chiedono un di più di responsabilità a una classe politica troppo litigiosa.
Se Renzi ha fatto un errore, dal mio punto di vista, è stato proprio quello di cedere alla tentazione dello scontro e delle contrapposizioni: dalla sua posizione di Governo avrebbe potuto mantenere un profilo più istituzionale, più in linea con quello che gli italiani si attendono da chi li guida.
Ora la partita è nelle mani del presidente Mattarella, che non mancherà di esercitare l’equilibrio istituzionale che lo ha sempre caratterizzato.

Personalmente credo che la mancata approvazione della riforma sia un’occasione persa, perchè i cambiamenti proposti non mettevano in discussione i valori della Costituzione e avrebbero promosso un cambiamento nei meccanismi parlamentari e nelle relazioni tra stato e regioni che avrebbe offerto un positivo scossone a un sistema sempre più bloccato.
Come ho sempre detto anche durante i tanti incontri delle ultime settimane, la bocciatura della riforma non è un dramma, lascia tutto com’è ora e chiama a un’ulteriore responsabilità chi siede nelle istituzioni.

Mi permetto un’ulteriore e più ruvida considerazione. Chi festeggia, anche se non può farlo esplicitamente, è l’apparato pubblico, perchè l’approvazione della riforma avrebbe aperto una stagione di grande cambiamento e di conseguente grande lavoro: costruire il nuovo Senato e inaugurare un nuovo regionalismo sarebbero state sfide molto impegnative. Forse troppo impegnative per un sistema politico e amministrativo che in questi anni non sempre si è dimostrato all’altezza. Credo che gli italiani, nell’urna, abbiano espresso anche questo: “già fanno fatica a gestire l’ordinario, figuratevi se possiamo affidar loro un cambiamento così radicale delle nostre istituzioni”.

4 commenti su “Ha vinto il NO. Gli italiani hanno deciso.

  1. Giuliana

    Avevo seri dubbi su questa riforma, che avavrebbe comunque richiesto una revisione, ciò nonostante ho votato si, perché poteva essere un passo verso un serio cambiamento. Mi pare però che il PD abbia, ancora una volta, le sue belle responsabilità, e per primo il premier che non ho mai votato, peraltro, e che non ha saputo è voluto ascoltare i dissidenti all’interno del proprio partito. Mi spiace.

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  2. rinaldo

    Condivido la tua analisi e aggiungo che ora si deve aprire un grosso e definitivo chiarimento all’interno del PD,.
    Sono sempre stato un fautore della discussione, anche dura e senza peli sulla lingua ma, con in tutti i settori, poi si vota e si rema dalla stessa parte, (salvo per leggi dove viene interpellata la propria coscienza) minoranza e maggioranza.
    Non è più possibile assistere al teatrino del PD.
    Rinaldo

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  3. AMBROGIO

    Condivido in particolare le seguenti tue affermazioni “Il Governo avrebbe potuto mantenere un profilo più istituzionale, più in linea con quello che gli italiani si attendono da chi li guida” e “Credo che gli italiani, nell’urna, abbiano espresso anche questo: “già fanno fatica a gestire l’ordinario, figuratevi se possiamo affidar loro un cambiamento così radicale delle nostre istituzioni”. Brevissima mia conclusione: 1) nella sostanza : forse era meglio lo “spacchettamento” come sostenevo fin dall’inizio e 2) nel metodo : forse era meglio tenere da parte di tutti un profilo più equilibrato e riflessivo in quanto vi erano luci ed ombre equamente presenti sia nel SI che del NO. Ma nessun problema, nella vita c’è sempre da imparare e figuriamoci nella dinamicità della politica attuale; l’importante è far tesoro degli errori per il futuro.
    Ambrogio (Bresso)

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  4. riccardo

    Condivido le considerazioni di Fabio; in particolare “che i veri vincitori siano gli elettori che sono andati a votare e che chiedono un di più di responsabilità a una classe politica troppo litigiosa”. L’alta affluenza alle urne ne è una testimonianza. Ma purtroppo credo ragioni unicamente di dialettica di parte e di schieramento dal parlamento sono state veicolate, talvolta anche con argomentazioni fuori tema e strumentali, anche nella campagna che doveva essere unicamente conoscitiva. Le analisi dei flussi elettorali segnalano un voto di protesta soprattutto nella fascia giovanile della popolazione e poi marcatamente nelle regioni meridionali. Questo sposta perciò le riflessioni del dopo voto del 4 dicembre da confronto sull’ordinamento della repubblica a confronto politico. Ora in campo ritorna la responsabilità di individuare scelte propositive e non solo di protesta; questo richiede una grande capacità di visione sul bene del paese, inserito nelle dinamiche dell’unione europea, e capacità di governo.
    Riccardo

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